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Biellese Magico e Misterioso | 28 luglio 2019, 08:00

Biellese magico e misterioso: Le lapidi dei tre miracoli della Madòna dl’Urupa

A cura di Roberto Gremmo

Biellese magico e misterioso: Le lapidi dei tre miracoli della Madòna dl’Urupa

Tre lapidi nella penombra ricordano tre eventi straordinari provocati dalla clemente bontà della Madonna ma il pellegrino che entra a visitare la “Cesa vègia” del Santuario dl'Urupa fa molto fatica a vederle, seminascoste in un angolo buio del santuario. Per fortuna, a queste singolari e straordinarie testimonianze di fede dedica qualche pagina il rettore del Santuario, il canonico Alceste Catella in un agile ma ben fatto libretto sulla “Vergine bruna di Oropa” dalle edizioni San Paolo (www.edizionisanpaolo.it).  

Nell’accurata e puntigliosa descrizione dei vari ambienti del Santuario, l’Autore non manca di ricordare che proprio sul fianco sinistro del “Sacello eusebiano” la piccola cappella larga qualche metro che contiene la statura della Madonna nera si trovano, scure, austere e discrete tre grandi lapidi marmoree scritte in latino che tramandano memoria di tre straordinari eventi ritenuti opera della Madre di Cristo.  Ne diamo il testo, nell’accurata traduzione fatta dal canonico Catella. La prima lapide narra l’evento soprannaturale toccato a “Giovanni Sa, savoiardo, nativo di Chambery [che] implorando con muta prece la Vergine che diede al mondo il Verbo Divino, qui istantaneamente ricuperò la lingua che parecchi lustri prima gli era stata tagliata presso la radice da crudeli briganti...

Nell’anno della nostra salvezza 1661, al 9 di marzo”.    Non meno inatteso il racconto dell’altro marmo relativo a “Vallet Giacomo di Champorcher, Diocesi di Aosta, rattrappito in tutto il corpo, destituito dagli uffici naturali, giacque immobile in una stalla per diciotto anni, implorando la Vergine d’Oropa in un istante fu restituito a sanità, con gratitudine venera la sua Benefattrice. L’anno del Signore 1672”. Altrettanto singolare l’evento ricordato nella terza lastra dove si legge che “Giovanni Peron della diocesi di Aosta, ebbe qui restituita dalla Vergine di Oropa nell’atto della sua secolare incoronazione, la lingua che gli era stata amputata dai Turchi per la confessione della fede, 25 agosto 1720”.    

Il rettore ricorda che i miracolosi eventi furono a suo tempo “dichiarati autentici dall’autorità ecclesiastica”. Sulla scorta del libro “Oropa nel 1855” di Davide Riccard, in un prezioso saggio del 1930 (ripubblicato in bella edizione dalle edizioni “Ieri e Oggi”) sulle “Grazie e miracoli della Madonna d’Oropa” il canonico Basilio Buscaglia aveva già descritto nei minimi particolari l’aggressione subita da Giovanni Sà quando a otto anni mentre gironzolava nel bosco fra Monmelian ed Aygaille aveva avuto la lingua tagliata da quattro malviventi e s’era poi trasferito a Ponderano dove aveva vissuto per otto anni d’elemosina, mostrando la mutilazione della bocca dove penzolava “un mozzone lungo come il traverso d’un dito”. Andato in pellegrinaggio all’Urupa, si accorse di poter parlare proprio mentre recitava le preghiere di fronte all’immagine della Vergine perché gli era stata “restituita miracolosamente loquela e lingua, che gli era stata amputata”.   

Informate della guarigione, le Autorità ecclesiastiche dichirarono il fatto ”per un puro e vero miracolo” ed il 30 gennaio 1662 il Senato Sabaudo prese ufficialmente atto della ricrescita della lingua. Per lo straordinario prodigio che vide guarito da una paralisi il Vescovo di Aosta Alberto Bailly dopo aver esaminato la documentazione medica il 18 luglio 1672 emise una sentenza dichiarando che Vallet “fu risanato in un istante e liberato fuori delle forze della natura e miracolosamente dalla paralisi da cui per diciotto anni nel modo descritto negli atti era stato pessimamente travagliato e che così ricuperò la primiera perduta sanità, irreparabile per le forze naturali, in modo sopranaturale, e per sola misericordia e onnipotenza di Dio”.     

Il fortunato beatificato che ebbe la grazia di tornare a parlare dopo un miracolo della Madonna era il giovane Jean-Baptiste Perron che nella primavera del 1717 “era stato preso forzatamente da un gentiluomo savoiardi, che, condottolo con altri due compagni a Venezia, lo vendette ad un capitano di mare, il quale lo costrinse a servir quivi quale tamburino. Continuò quella serbvitù per un anno e mezzo, quando preso nella Morea il vascello dai Turchi, si fu vivacemente sollecitato dal novello padrone a rinnegar la cattolica fede; al che protestando egli con ferma risoluzione di voler piuttosto morire, gli venne per ordine dal barbaro capitano tagliata la lingua, e fermato il corso delle vivande colla violenza del fuoco, onde non poteva articolar parola, nè cibarsi altrimenti che di liquidi”.     

Liberato dal servaggio grazie a due frati che lo riportarono in Europa, giunto ad Urupa il giorno dell’Incoronazione, mentre stava pregando ed in contemplazione, il povero muto “vide comparire un circolo di minute stelle con una nel mezzo più splendida quali poco stante disparvero ad eccezione della maggiore, che discese più basso sopra del capo di Maria” ed all’istante “si sentì crescere la lingua e restituir la loquela”. Perron venne sottoposto all’esame di quattro medici legali e di dieci teologi dell’Università di Torino “che tutti concliusero per la verità del miracolo”.  Urupa é tutto un mistero.    

Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.   
Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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