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Cronaca dal Nord Ovest | 26 luglio 2019, 11:59

Dopo un anno e mezzo di vita in ospedale con un cuore artificiale, salvato bimbo di 3 anni - Cronaca dal Nord Ovest

Il piccolo era seguito fin dalla nascita a causa di una grave forma di cardiomiopatia dilatativa

trapianto

Dopo un anno e mezzo di vita in ospedale grazie ad un cuore artificiale, un bambino di 3 anni è stato salvato da un trapianto di cuore presso l'ospedale Regina Margherita di Torino. Da 18 mesi viveva in una camera di ospedale (la numero 10) grazie ad un cuore artificiale, impiantato dall'équipe della Cardiochirurgia pediatrica dell'ospedale Infantile Regina Margherita della Città della Salute di Torino (diretta dal dottor Carlo Pace Napoleone), nel gennaio del 2018. Il piccolo paziente di 3 anni era seguito dalla nascita a causa di una grave forma di cardiomiopatia dilatativa.

Inserito fin da subito in lista di attesa per trapianto cardiaco, a causa dei lunghi tempi di attesa per un cuore pediatrico, che non gli avrebbero consentito di sopravvivere tanto da ricevere il trapianto, era stato connesso ad un Berlin Heart, l'unico cuore artificiale in grado di supportare un bimbo come lui.I 520 giorni di attesa della donazione, trascorsi tutti nella sua stanza al 6° piano del Regina Margherita, coccolato come se fosse a casa dall'équipe della Cardiologia pediatrica (diretta dalla dottoressa Gabriella Agnoletti) e da tutto il personale infermieristico, sono finalmente esitati nell'arrivo di un organo idoneo che è stato trapiantato nei giorni scorsi, grazie anche alla collaborazione dell'équipe dell'Elisoccorso del 118, che ha messo a disposizione un volo per ridurre al minimo i tempi di trasporto del cuore da Bergamo. Purtroppo le condizioni preoperatorie del piccolo non erano ottimali, e la ripresa dopo il trapianto è in lento miglioramento.

Attualmente il piccolo paziente è ancora ricoverato presso la Terapia Intensiva Cardiochirurgica (diretta dal dottor Giorgio Ivani), in attesa che il miglioramento costante delle sue condizioni gli consenta di essere trasferito presso il reparto di degenza e successivamente di tornare a casa sua dopo più di un anno e mezzo.

Dal nostro corrispondente di Torino

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