/ ECONOMIA

ECONOMIA | 20 luglio 2019, 07:00

"Ridare speranza e fiducia in un'azione più collettiva: questo è il nostro compito e idea di società su cui puntare"

Il segretario generale nazionale Paolo Pirani e Alessandra Ranghetti caricano il sindacato al consiglio territoriale Uiltec che si è tenuto al Relais Santo Stefano a Sandigliano.

Foto Studio Fighera

Foto Studio Fighera

Si è tenuta nella giornata di venerdì 19 luglio il consiglio territoriale Uiltec, alla presenza del segretario generale nazionale Paolo Pirani. A condurre i temi trattati è stata Alessandra Ranghetti segretaria Biella Vercelli. Una riflessione sulla giusta strada per affrontare i problemi dell'organizzazione sindacale. "Riflettiamo e pensiamo quanto il sindacato abbia compiuto passi da gigante nel rapporto tra la condizione lavorativa di oggi a quella di oltre 150 anni fa. Lo sfruttamento era disumano e di conseguenza la dignità delle persone spesso assente -precisa nell'intervento, Ranghetti-". La storia tracciata dalla rivoluzione sociale alla creazione della Uil è stato un modo per farla conoscere a tutti gli oltre 70 rappresentanti sindacali e componenti del direttivo territoriale. Ma la storia è il passato ora, i problemi sono altri. "In Italia abbiamo bisogno di un fisco europeo e non un salario minimo europeo -precisa il segretario generale Pirani-. Dalla Romania a tutto il resto d'Europa è bassissimo. Se andiamo a vedere il fisco, poi, parla di ben altro. La crisi che stiamo attraversando è sistematica e profonda, non ci sono soluzioni preconfezionate ed è differente da altre crisi che abbiamo attraversato. Nel dopoguerra la situazione economica e sociale era terribile, città e paesi ridotti in macerie, milioni di morti e di feriti, ma c'era la speranza e c'era una forte rappresentanza politica e identitaria. Oggi questa crisi ci consegna persone più sole, spesso disperate, senza punti di riferimento e certezze. E questo ci carica di responsabilità maggiori proprio per quello che siamo ancora, per il radicamento che abbiamo". 

"Battaglie sacrosante, ma bisogna sempre ricordarsi di non costruire trincee o linee difensive -prosegue Alessandra Ranghetti-. Queste prima o poi vengono regolarmente aggirate. È necessario anche avere proposte alternative, flessibili, convincenti. Bisogna allargare i consensi nell'opinione pubblica, in modo da coinvolgere e costringere anche le controparti a tenerne conto. E allora se è vero che l'Italia ha tenuto i salari più bassi rispetto ad altri Paesi industrializzati, come mai lo sviluppo produttivo in questi anni non c'è stato? Hanno continuato a ripeterci che l'aumento del costo della manodopera compromette la produzione. Ma allora perché il nostro Paese non è in testa alle statistiche economiche europee? La realtà è che con i salari bassi non si va da nessuna parte. Quindi ben venga il cambiamento tecnologico, perché se è ben compreso e ben governato, può diventare processo di liberazione sia per chi produce e sia per chi lavora". In conclusione una certezza svetta su tutto, secondo Pirani e Ranghetti. "Bisogna stare in mezzo alla gente e con la gente. Bisogna far capire alle persone che la Uiltec c'è. Bisogna abbattere con decisione le barriere dell'individualismo, della chiusura in sé stessi, della schiavitù del profitto a tutti i costi, dobbiamo fare in modo che quelli che sono soggiogati da una mentalità individualista, indifferente ed egoista, possano liberarsi da quelle indegne catene e raggiungere uno stile di vita e di pensiero più umano, nobile e civile. Andare verso un atteggiamento collettivo, ci aiuterà ad affrontare situazioni difficili. Andare avanti è un bene ma sempre nel ricordo da dove arriviamo. Ridare speranza e fiducia in un'azione più collettiva: questo è il nostro compito e idea di società su cui puntare".

Fulvio Feraboli

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore