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CRONACA | 16 luglio 2019, 18:44

Scandalo Crematorio: Dure dichiarazioni del Procuratore che definisce "fuori luogo" la presenza dei famigliari delle vittime in tribunale

La replica dei legali Codacons amareggiati per le dichiarazioni rilasciate dal Procuratore della Repubblica il giorno dopo delle sentenze di patteggiamento

Foto newsbiella

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"Ci deludono, all’indomani delle prime sentenze di patteggiamento, le dichiarazioni del Procuratore della Repubblica che, pur dichiarandosi rispettoso “per quelle persone” ha ritenuto, tuttavia, di censurarne il “sit in”fuori dal Tribunale, definendo altresì “fuori luogo” quella che ha definito come “la ronda di alcuni avvocati fuori dall’aula”. Siamo,dunque, costrette a dissentire, pur nel rispetto del ruolo Istituzionale della Procura,  e nel segnare questa distanza noi ci sentiamo a disagio, perché tutto questo ci appare innaturale e di sicuro contro ogni nostra intenzione.

Tuttavia, di fronte all’asprezza dei commenti non possiamo tacere la nostra indignazione, tenuto conto che rappresentiamo i famigliari delle persone coinvolte e travolte dalla gestione, definita (solo) “scandalosa” dal Procuratore ma che da ieri possiamo affermare anche “delittuosa”, del Tempio Crematorio di Biella. Inaccettabile che si riduca ad un “sit-in” quella che è stata una composta e legittima partecipazione dei nostri Assistiti all’amministrazione della Giustizia in una vicenda processuale che li tocca nel vivo: per questo hanno atteso in silenzio e fuori dal Tribunale  le prime sentenze in un caso che ha scosso le loro esistenze, mostrandosi rispettosi delle Istituzioni e di quelle regole processuali che impedivano loro di stare in aula.

L’atmosfera che si respirava nel corridoio del Tribunale non è piaciuta neanche a noi avvocati, che abbiamo atteso la decisione in un clima che ci permettiamo di definire semplicemente “surreale” di contrapposizione con la Procura, che non abbiamo cercato e non vogliamo, e dove si avvertiva nettamente il fastidio per la nostra presenza. Non ne accetteremo mai le motivazioni, non avendo fatto “ronde” ma esercitato il nostro ruolo di difensori. Avevamo il diritto e soprattutto il dovere di stare davanti a quell’aula ad attendere una decisione così importante e di riferirla ai nostri clienti, avendo peraltro depositato alla Procura prima e al Giudice poi memorie scritte, come previsto dal rito.

Proprio per questo non accettiamo che ci attribuiscano condotte inopportune, censurate con disprezzo, questo sì  “fuori luogo” per riprendere le parole del Procuratore. Una chiosa sulla congruità della pena, che pure il Procuratore ha voluto sottolineare: il giudizio si fa sulla base del capo di imputazione, che questi difensori avevano chiesto di modificare, contestando agli imputati fatti nuovi e reati connessi, a partire quanto meno dal 2017 sino all’arresto, anche alla luce di ciò che sta emergendo dalle ispezioni sulle urne. Non è, inoltre, permesso dire ad alcuno che confondiamo i temi di diritto.

Tutti, infatti, conosciamo la differenza fra condanna penale e risarcimento del danno ma quello che i nostri Assistiti chiedono prima di tutto è che si accertino tutti i fatti, che si contestino tutti i reati, che si puniscano tutti i colpevoli con pene congrue ed infine che si risarciscano i danni. Esattamente in questo ordine. Siamo costretti a ricordare, allora, che il diritto delle famiglie, coinvolte loro malgrado e con grande sofferenza nella vicenda processuale, è proprio questo ovvero ed innanzitutto quello di veder condannati ad una pena giusta tutti i colpevoli dei crimini commessi sui resti dei loro cari. Non si deve cercare di scambiare questa loro preminente e legittima aspettativa con il diritto al risarcimento del danno, da esercitare - se lo vorranno - in tutte le sedi che riterranno opportune, civili e penali".

Comunicato Stampa Legali Codacons

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