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COSTUME E SOCIETÀ | 14 luglio 2019, 07:40

Antichi simboli sardi e biellesi che arrivano da Africa e Vicino Oriente

nuraghe

Arrivo dei partecipanti alla serata

Nei giorni scorsi, a Graglia, si è svolto il terzo incontro di “Vita d’artista all’Hortus otii”, appuntamenti estivi ospitati nella “Ca’ di Celeste e di Rosa”, una caratteristica abitazione di architettura biellese, messa a disposizione dallo psicoterapeuta Giuseppe Alfredo Campra, presidente dell’Università della Terza Età, originario della Valle Elvo, residente a Torino.

Tema della conversazione tenuta dall’antropologo Battista Saiu, “migrazione di simboli, le marche da burro biellesi della collezione di Pietro Foddanu”. Attraverso proiezione di immagini e il parlare coinvolgente, il relatore ha accompagnato i presenti attraverso un inedito mondo di simboli che colloca il Biellese all’interno del vasto universo di conoscenze e saperi irradiati dal mondo antico ben oltre le Alpi.

Al centro del discorso, stampi sardi per il pane e le marche da burro collezionate negli anni Sessanta del Novecento da Foddanu, che le genti delle montagne biellesi hanno custodito fino alle soglie della contemporaneità; manufatti di eccezionale valore storico, culturale ed artistico carichi di sacralità antica, le cui radici affondano nella cultura giudaica e in quella dell’antico Egitto, tra Africa e Vicino Oriente. Per un maggiore approfondimento, il rimando è al Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli, di Pettinengo, visitabile tutte le domeniche dalle ore 15:00, alle ore 19:00. 

Info e visite anche su prenotazione: Idillio, 3343452685 – Ingresso libero

Salvatorica Oppes (Su Nuraghe Biella)

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