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ATTUALITÀ | 12 luglio 2019, 19:31

La Festa della Penitenziaria. Il direttore Ardito: "Non solo vigilanza ma conoscenza diretta del detenuto" FOTOGALLERY

Il Corpo di Polizia Penitenziaria oggi festeggia 202 anni di vita. Qualche problematica espressa nei discorsi come la carenza di organico più volte portata alla luce nel tempo.

Foto Studio Fighera

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Nella mattinata di venerdì 12 luglio si è svolta davanti ad autorità, parlamentari, esponenti politici e famigliari, la festa del 202esimo anniversario della Polizia Penitenziaria. Onori di casa al neo direttore della struttura Tullia Ardito e al comandante Mirko Trinchero. 

Un impegno quotidiano, per gli uomini delle Fiamme Azzurre, scolpito nei loro volti. "L'anno trascorso è stato un periodo particolarmente difficile e complesso -precisa Trinchero-. La casa circondariale di Biella ha visto aggiungersi, alle difficoltà che affliggono tutti gli istituti, ulteriori complessità. La scarsità di risorse strumentali, finanziarie e umane caratterizza ogni realtà penitenziaria ma nel contesto dell'istituto biellese, assumono una dimensione particolare. La carenza organica del reparto Biellese è ben oltre la media nazionale. Basti pensare che penitenziari simili per capienza (circa 550 detenuti), hanno un organico medio effettivo di 250 unità. Il reparto di Biella ne conta, invece, appena 170". Una problematica che si protrae da tempo e più volte portata in primo piano dagli stessi uomini in divisa. "Nonostante le evidenti difficoltà sono state garantite tutte le attività e tutti i servizi -continua il comandante-. Per rappresentare realmente l'encomiabile sforzo compiuto, senza trascendere in una sterile elencazione di numeri, a titolo di esempio, cito le traduzioni, che vedono una movimentazione media giornaliera di 10 detenuti, con una scorta costituita mediamente da 4 unità per ogni detenuto. Il nucleo traduzioni consta attualmente di 6 unità, pertanto, quotidianamente, il restante personale necessario deve essere distolto da altri incarichi per assicurare le traduzioni avanti le autorità giudiziarie, i trasferimenti, le visite esterne".

Ma il contributo della polizia penitenziaria alla sicurezza del paese non si limita, tuttavia, a garantire la sicurezza all’interno dei singoli istituti ma "si estrinseca in modo ben più vasto -conclude Trinchero-. Fondamentale, ad esempio è l’acquisizione di informazioni e la vigilanza nell’ambito della radicalizzazione religiosa, che vede nelle carceri un serbatoio di incubazione e di espansione; ciò testimonia il livello di professionalità raggiunto dal personale della polizia penitenziaria".

Il Corpo di Polizia Penitenziaria oggi festeggia 202 anni di vita, "una storia lunga e appassionante che ha portato il Corpo a divenire parte fondamentale ed imprescindibile del sistema dell'esecuzione della pena garantendo legalità e sicurezza alla società tutta -dice il direttore Tullia Ardito-. Noi non dobbiamo mai dimenticare che il nostro compito che non si esaurisce nella mera vigilanza e nella sicurezza, ma si estende alla conoscenza della persona detenuta, esaminata nei suoi comportamenti individuali e di relazione e all'offerta di ogni sostegno utile a prevenire il rischio della recidiva". 

Altra sfida che è chiamata quotidianamente ad affrontare il personale è il disagio pisicologico e pisichico della popolazione detenuta e quindi prevenire e affrontare il pericolo del rischio suicidario. "Proprio di questi giorni la notizia di alcuni suicidi avvenuti nelle nostre carceri -continua il direttore-. E' pertanto indispensabile creare una rete di interventi, che naturalmente vedano coinvolte tutte le figure professionali dell'istituto, e di cui l'agente penitenziario, proprio per la sua costante e continua presenza con i detenuti, diventa il primo interlocutore e il punto di riferimento e di sostegno per la persona detenuta. Pertanto unitamente alla ASL si procederà alla elaborazione del nuovo piano locale per la prevenzione delle condotte suicidarie". 

Fulvio Feraboli

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