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ECONOMIA | 04 luglio 2019, 18:51

“Può il vino essere una risorsa per il Biellese?". Spunti e suggestioni alla presentazione del libro di Giovanni Negri FOTOGALLERY

Cittadini, esperti del settore e amministratori locali hanno ascoltato, al Castello di Castellengo, le suggestioni dell’ex segretario dei radicali Negri (oggi imprenditore e scrittore): “Il Nebbiolo non è replicabile un’opportunità di mercato pazzesca. Perché non fare sistema e pensare ad una strategia economica che guardi a tutto l’alto Piemonte fino alla Valtellina?”.

castellengo vino

Foto Fighera

Può il Biellese (e con lui l’alto Piemonte) avere l’ambizione di diventare uno dei principali protagonisti del mercato vinicolo? E ancora: il nebbiolo ha la possibilità di divenire una delle risorse (“petrolio” direbbe qualcuno degli ospiti) più importanti del Piemonte? Questi e molti altri interrogativi sono state sollevati giovedì scorso, 27 giugno, nel corso della presentazione (con degustazione) del libro Il mistero del Barolo – Ma è il Nebbiolo che conquisterà il mondo, scritto da Giovanni Negri, imprenditore, giornalista e scrittore di origini biellesi.

La sua storia - con un passato in Parlamento tra le fila del Partito Radicale (di cui è stato segretario negli anni ’80) prima di dedicarsi all’azienda di famiglia e alla produzione di vino a Serradenari, nelle Langhe piemontesi - è stata ben rappresentata all’interno della sala delle stagioni del Castello di Castellengo, alla presenza di imprenditori, esperti del settore, amministratori locali (tra cui i sindaci di Strona, Brusnengo, Gifflenga e membri dell’amministrazione Moggio di Cossato) e semplici cittadini “in un luogo non casuale – afferma l’anfitrione dell’evento, Magda Annalisa Ciccioni Zago presidente dell’associazione Intorno al Castello – dove si è prodotto e imbottigliato vino delle diverse tipologie”.

Tutti spettatori non del classico dibattito attorno a un’opera data alle stampe ma testimoni attivi di un confronto vivace e di stretta attualità. Ora divertente (merito della verve dell’autore), ora approfondito nell’esposizione e realista nelle conclusioni con un interrogativo di fondo: può il settore vinicolo biellese e dell’alto Piemonte essere un asset importante per l’economia locale e regionale? Secondo Negri la risposta non può che essere affermativa: “Cresce l’appeal dei nostri prodotti a livello internazionale. Aumentano le esportazioni del vino italiano e noti imprenditori del settore hanno cominciato a investire nelle nostre zone o poco distanti da qui. Ma l’aspetto fondamentale è uno solo: il Nebbiolo non è replicabile o clonabile in nessun altro luogo. È unico nelle sue peculiarità ed è per questo che ha accresciuto valore. Il Nebbiolo è un’opportunità di mercato da cogliere al volo per guardare ad un diverso futuro. Perché non fare sistema e pensare ad una strategia economica che guardi a tutto l’alto Piemonte fino alla Valtellina?”.

Suggestioni, provocazioni, che hanno il merito, tuttavia, di animare il dibattito della tavola rotonda, saggiamente coordinata dal presentatore di serata Ermanno Mino: da una parte c’era la ricercatrice Anna Schneider che si è concentrata sulle origini del vitigno fino dalla notte dei tempi; dall’altra invece, due produttori della zona, Luca De Marchi e Cristiano Garella, hanno espresso le loro opinioni rispondendo alle diverse questioni con opposte soluzioni ma concordi nell’affermare le potenzialità e l’eccellenza del territorio biellese. Al termine del convivio, gli ospiti si sono spostati alla cantina Centovigne per assaggiare i vini e i prodotti locali, disquisendo apertamente dei temi trattati. Forse un seme è stato piantato in attesa dei primi frutti. O forse un movimento, in apparenza appartato e distante dall’attualità economica, è pronto a materializzarsi in vista di qualche futuro progetto.

g. c.

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