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COSTUME E SOCIETÀ | 25 giugno 2019, 09:38

Burro e religiosità, stampi biellesi esposti al museo di Pettinengo

museo pettinengo

Le differenziazioni e divisioni tra la regione mediterranea e quella continentale passano anche dalla cultura alimentare, in modo particolare dall'uso e dal consumo di burro e di olio. Tali alimenti sono stati oggetto di credenze popolari in grado di dettarne o meno il consumo. Basti pensare alle molteplici concezioni relative al burro in epoca medioevale.

Se, nei paesi nordici, quest'ultimo veniva considerato - grazie ai propri principi energetici - un alimento capace di alleviare la fame e la sete, nell'Italia meridionale, invece, veniva ritenuto esotico e, in quanto tale, pericoloso e portatore di malattie estremamente gravi. Tuttavia, il Basso Medioevo rappresenta un momento spartiacque anche rispetto la cultura alimentare, spesso intrecciata alla dimensione religiosa. Il burro, per esempio, diventa alimento popolare proprio in questo periodo quando si assiste a un cambiamento di forme di sussistenza e, congiuntamente, di alcune valutazioni di ordine religioso. Nella concezione cattolica, per esempio, il burro - dapprima considerato un alimento grasso - inizia via via ad essere considerato un condimento magro fino a collocarsi tra i cibi quaresimali.

Le marche da burro biellesi esposte al Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo raccontano proprio di questo passaggio e confermano il dinamismo attraverso il quale credenze e pratiche si costituiscono e cambiano nel tempo. Riportando simboli religiosi - dalla croce al “nodo di salomone” - le marche da burro rappresentano un’ottima testimonianza, fruibile e tangibile, del cambiamento rispetto alla concezione del burro, della sua produzione e del suo consumo.

Silvia Bigando (Su Nuraghe Biella)

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