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ECONOMIA | 24 giugno 2019, 05:20

Sistema pensionistico riformato nel 2019: ecco le novità

La legge di bilancio 2019 (la vecchia Finanziaria), dopo aver istituito il Fondo “per la revisione del sistema pensionistico attraverso l’introduzione di ulteriori forme di pensionamento anticipato e misure per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani”, ha stanziato risorse economiche da impiegare da qui al 2024.

Sistema pensionistico riformato nel 2019: ecco le novità

Nel 2019 sono state introdotte delle misure diverse rispetto al passato sul tema delle pensioni. La legge di bilancio 2019 (la vecchia Finanziaria), dopo aver istituito il Fondo “per la revisione del sistema pensionistico attraverso l’introduzione di ulteriori forme di pensionamento anticipato e misure per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani”, ha stanziato risorse economiche da impiegare da qui al 2024.

Le principali novità per le pensioni nel corso del 2019, come emerge dalla denominazione del Fondo stesso, si concentrano sulla riforma pensioni, in particolare per quel che riguarda il pensionamento anticipato.

Confermata l’Ape sociale, l’anticipo pensionistico a carico dello Stato introdotto in via sperimentale nel 2017. L’Ape sociale è stata prorogata per un altro anno, fino al 31 dicembre 2019, al pari dell’Ape volontaria. Anche quest’anno, quindi, determinate categorie di lavoratori in difficoltà potranno richiedere all’INPS un anticipo della pensione rispetto ai normali requisiti per accedere a quella di vecchiaia, che da quest’anno scatta a 67 anni.

I requisiti per poter usufruire dell’Ape sociale restano sostanzialmente gli stessi, ovvero avere almeno 63 anni d’età e determinati anni di contributi, a seconda dei casi (30 anni o 36 anni), aver cessato la propria attività lavorativa e/o rientrare in una delle quattro casistiche di bisogno:

Disoccupazione. Lavoratori disoccupati che hanno già usufruito ed esaurito il periodo di erogazione degli ammortizzatori sociali (ad esempio la NASPI) e hanno maturato almeno 30 anni di contributi
Assistenza ai familiari. Lavoratori che assistono familiari con disabilità grave e che hanno maturato 30 anni di contributi
Lavoratori con disabilità. Lavoratori con invalidità di almeno il 74%, che hanno maturato 30 anni di contributi
Lavori usuranti. Lavoratori che svolgono specifiche mansioni considerate gravose e che hanno maturato 36 anni di contributi. Inoltre, viene anche prorogata l’ape sociale donna, introdotta nel 2018, che prevede lo sconto di un anno di contributi per le lavoratrici madri per ciascun figlio fino ad un massimo di riduzione complessiva di due anni di contributi.

Un’altra misura prorogata è Opzione Donna, misura di pensionamento anticipato per le lavoratrici: potranno fare domanda all’INPS rispettivamente le lavoratrici dipendenti di 59 anni, nate quindi entro il 31 dicembre 1959, e le lavoratrici autonome di 60 anni, nate entro il 31 dicembre 1958, entrambe con un’anzianità contributiva di almeno trentacinque anni. Anche in questo caso, è richiesto il calcolo integrale della pensione con metodo contributivo anziché in parte con metodo retributivo (che sarebbe più favorevole).

Per quanto riguarda la pensione anticipata, c’è stop agli adeguamenti alla speranza di vita. Tanto è vero che, per quest’anno, non ci sarà nessun aumento degli anni di contributi necessari per accedere alla pensione anticipata, quella cioè che prescinde dall’età anagrafica e richiede una determinata anzianità contributiva. Per accedervi, quindi, sono confermati i 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e i 42 anni e 10 mesi per gli uomini. La pensione di vecchiaia, invece, passa dai 66 anni e 7 mesi del 2018 ai 67 anni di età.

Infine, la novità più rilevante è senza dubbio la Quota 100. A partire dal 1 aprile 2019, in via sperimentale per tre anni, è prevista la possibilità di richiedere la pensione, in via anticipata rispetto ai requisiti ordinari, con almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi. Il primo aprile ha rappresentato la prima data utile per la richiesta della pensione con quota 100 e ha interessato i lavoratori che hanno maturato gli anni di contributi entro il 31 dicembre 2018. Per i dipendenti pubblici, invece, la decorrenza è di sei mesi e la prima data utile sarà quella del 1 luglio 2019, con raggiungimento della quota 100 entro il 31 marzo 2019.



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