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ATTUALITÀ | 24 giugno 2019, 07:00

Piemonte sempre più caldo: 1,6 gradi in più nel 2018, mai così dal 1957

Con 1.400 millimetri d'acqua di media è stato però anche il quinto anno più piovoso degli ultimi 61 anni. Ma sembra andare meglio la lotta alle pm10

piemonte caldo

Il Piemonte si guarda allo specchio e scopre che la sua battaglia per la salute ambientale è molto distante dall'essere vinta. Lo rivelano i dati della Relazione 2019 sullo Stato dell'ambiente fatta da Arpa e Regione. Sul fronte clima, il 2018 ha visto la temperatura aumentare di 1,6 gradi, facendone il secondo anno più caldo da 61 anni. Ma ha anche piovuto molto: una media di 1400 millimetri medi, che collocano lo scorso anno al quinto posto per precipitazioni dal 1957 a oggi.

Sul fronte pm10, le cose non sembrano poi così terribili, almeno a livello regionale. Il 2018 infatti è stato il primo anno in cui il valore limite è stato rispettato in media in tutto il Piemonte. Ovviamente con tutti i limiti di una media matematica che accorpa situazioni anche molto diverse tra loro.Circa il 32% delle centraline ha superato la soglia, mentre tra gennaio e maggio 2019 lo ha fatto poco più del 19%. Per quanto riguarda il biossido di azoto, sono state il 5,77% le stazioni a superare il limite, mentre non è ancora successo da inizio 2019.

Per quanto riguarda l'acqua, tutti i laghi sono balneabili, mentre il 32% dei fiumi ha uno stato ecologico buono nel triennio 2014-2016. Nel 2018 lo stato chimico è risultato buono per il 72% dei fiumi. Percentuale simile (73%) anche per le falde superficiali. Si sale all'80% per le falde profonde.Il consumo di suolo arriva al 6,9% (175mila ettari) contro la media nazionale del 7,6%. Ma il rischio alluvioni sono il 90% i Comuni potenzialmente coinvolto: 1073 per 156mila abitanti (pari al 3,6% della popolazione). Sono il 68% invece i Comuni a rischio frane, ovvero 801 realtà per oltre 23mila abitanti (0,5% della popolazione).

Ma i rischi non sono solo naturali: in Piemonte si contano 80 stabilimenti "a rischio di incidente rilevante" (sono 994 in tutta Italia). In particolare sono aziende che fanno stoccaggio di Gpl, prodotti petroliferi o produzione di sostanze chimiche.I rifiuti urbani prodotti sono oltre i due milioni di tonnellate (475 chili a testa). Di questi, il 59,6% finisce in raccolta differenziata (283 chili a persona). La produzione di rifiuti speciali è di 5,6 milioni di tonnellate, l'84% non è pericoloso.

Infine il rumore: nel 2018 le segnalazioni sono state 312, ma solo il 25% ha rivelato situazioni fuori legge."La nostra giunta si occuperà di tutto il Piemonte - commenta l'assessore regionale all'Ambiente, Matteo Marnati - dobbiamo ragionare su larga scala e tutte le misure che verranno prese saranno prese per rendere la qualità dell'aria migliore in tutta la regione e non solo. A breve incontreremo le regioni Lombardia e Veneto per trovare degli indirizzi nuovi da mettere in campo perché dobbiamo ragionare sul futuro prossimo perché gli effetti che noi oggi decidiamo si vedranno fra qualche anno". "Quello che non faremo è fare azioni a spot. Vogliamo fare cose strutturali che vadano bene per i prossimi anni, che facciano in modo che si possa garantire la salute a tutti i cittadini. Dobbiamo ragionare su quello che è stato fatto nel passato e probabilmente bisogna fare cose nuove perché non ha funzionato molto".

Dal nostro corrispondente di Torino

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