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Biellese Magico e Misterioso | 26 maggio 2019, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: La devozione paganeggiante del “Ròch dla vita” d’Urupa

A cura di Roberto Gremmo

Il Biellese magico e misterioso: La devozione paganeggiante del “Ròch dla vita” d’Urupa

La devozione tutta femminile al “Ròch dla vita” che sovrasta il vecchio santuario di Urupa é un residuo di antiche, mai perdute pratiche devozionali paganeggianti di fecondità.

Già negli anni Trenta, Venanzio Sella osservava che lo stesso atteggiamento di derisione denunciato da monsignor Ferrero per la statua tolta di mezzo ad Urupa “perché faceva ridere” (sic!) é stato messo in atto, soprattutto dal clero, per le pratiche popolari che si svolgono attorno al “Ròch dla vita” giudicandole invece “una forma ingenua di superstizione, o meglio di culto”, un vero e proprio “documento” di religiosità “intrinsecamente pagana” perché “[s]i erano potuti distruggere gli idoli di legno, di marmo o di bronzo dorato, si erano potuti bruciare i paurosi tronchi dei boschi sacri e dei luchi, ma ad Oropa come altrove, forse per la difficoltà dell’impresa e insieme per la speranza di rimedi diversivi, furono lasciati intatti questi gran massi di roccia”.

Attorno a questo masso e non a quello del ‘Sacello eusebiano’ il culto di fertilità femminile si pratica in una singolare fusione fra credenze magiche e religiosità ufficiale perché prevede che le donne che desiderano sconfiggere la sterilità compiano nove giri attorno recitando altrettanti “Pater Noster” per poi battere violentemente il basso ventre. Per guarire la lombaggine si battono le parti posteriori del corpo.

Mi risulta che ancora di recente donne che si ritenevano sterili abbiano, come allo scivolo procreatore di Bard, fatto ricorso al singolare rituale con risultati positivi e che, come a Boca, vi siano state diverse guarigioni di forti dolori alla schiena.

Nel suo pirotecnico saggio del 1935 su “Oropa e le origini della Nazione Biellese” Emanuele Sella sosteneva che il ‘Ròch’ era ‘crocisignato’ con ben visibili almeno dieci incisioni a forma di croce, rozzamente scolpite e considerate prova certa della “sopravvivenza di un demonismo arcaico”.

Nessun altro masso ad Urupa presentava simili incisioni di cui Sella si mostrava “certo di varia antichità”.

Di queste croci “potenziate e rozzamente scolpite” resta solo la foto pubblicata dallo stesso Sella nel fascicolo speciale dell’“Illustrazione Biellese” su Urupa nel 1935 ma oggi ormai non si vedono più a causa delle numerose alterazioni abilmente operate sul “Ròch”, non ultima la cementazione del passaggio stretto all’esterno dei massi dove persisteva un culto popolare troppo scomodo e pericoloso ma anche praticato con grande devozione dai fedeli e dunque insopprimibile. Fu gioco forza sostituirlo, a poca distanza, dalla devozione praticata accanto ad un altro masso e per un manufatto che direttamente richiamava antiche fedi nella ‘Madre Terra’. la statuetta “nigra sed formosa”.

Nell’incisione realizzata nel 1682 ad Amsterdam da Joannes Blaeu il “Ròch” viene indicato come il “Saxum ubi primum fuit depositum Sacrum Simulacrum”, il luogo prescelto per occultare la statua.

A rigor di logica lo si doveva grandemente valorizzare ed esaltare ma invece fu abbandonato finché non imposero di preservarlo, pagando di tasca propria, i fedeli saliti da Fontainemore.

Scrivendo in anni in cui il Fascismo mal sopportava l’autonomia papale e dunque serpeggiava fra i fascisti una strisciante ostilità anticattolica, Sella poteva apertamente scrivere di “credere che la sopravvivenza pagana, sempre esistita in Oropa, sia stata cognita, anche in tempi relativamente recenti, al clero e combattuta da questo.

Forse la ragione del trasporto del culto cristiano dalla sede già pagana della Cappella del Roc è un epiosodio di questa lotta continua del clero biellese contro gli etnici. Ma il clero biellese non poteva però - senza distruggere la tradizione eusebiana - tacere del luogo dell’inizio del culto, i due sassi, la cripta (naturale), il nascondiglio, la caverna, la spelonca, il recesso, la barma”.

Accanto al masso fecondatore, altre pietrone affascinanti spuntano sotto alle fronde d’un vero e proprio bosco sacro, simbolicamente scelto da Quintino Sella per lo storico raduno da cui nacque il “Club Alpino Italiano” e poco oltre, sotto al pianoro artificiale antistante il grandioso tempio moderno, seminascosta ed abbandonata, sgorga una fonte dove un ‘casùl’ arrugginito prova che in passato era venerata a pari e forse più del “Bornell”.

Su Urupa e sull’intero Biellese domina la mole imponente del monte Mars che ricorda nel nome la divinità basca di “Mari” e dunque richiama antiche devozioni preistoriche pagane, prima transitate in epoca romana nella devozione a Marte e poi trasferitesi in quello mariano.

Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.com

Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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