/ Biellese Magico e Misterioso

Biellese Magico e Misterioso | 12 maggio 2019, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: Le incisioni rupestri ed i segreti del “Pian dla mòrt” in val dl’Elf

A cura di Roberto Gremmo

Il Biellese magico e misterioso: Le incisioni rupestri ed i segreti del “Pian dla mòrt” in val dl’Elf

Cosa si nasconde davvero al “Pian dla mòrt” subito sopra il “Dèir saltzer”, il grande monumento litico naturale a forma di volto umano che domina la val dl’Elf ?

Nella tradizione locale si crede che il luttuoso toponimo derivi da una strage di mucche al pascolo a causa di una funesta tempesta di fulmini nel corso d’un violento temporale estivo.

Il ‘Pian dla mòrt’ potrebbe anche indicare il luogo ove si scontrarono in un lontano passato delle etnìe avversarie, in una tenzone all’ultimo sangue, conclusasi con la sconfitta di uno dei due contendenti, quello che la tradizione locale favoleggia avesse i “pé d’òca”.

Nel 1974 il periodico “Eco di Biella” pubblicò con un certo risalto la notizia che due autorevoli studiosi avevevano trovano nella Bessa un curioso reperto, un disegno realizzato su una terracotta prima dell’invasione romana da uno sconosciuto abitante del luogo.

Vi si vede chiaramente una figura umana contornata da fronde arboree e sovrastante un simbolo a croce. Il personaggio raffigurato presenta un enorme membro sessuale e degli arti inferiori che sembrano dar sostanza alla credenza negli esseri coi “pé d’òca”.

E’ un’altra conferma della radicata diceria sulle deformità dei più antichi ‘colonizzatori’ biellesi, derivata forse dalla peculiarità delle loro calzature, probabilmente simili ai tradizionali “dzabòt” in legno ancora in uso nelle nostre montagne.

Nel leggendario valdostano le donne con gli arti deformi compaiono a Brusson coi piedi equini ed a Lillianes con quelli di mulo. A Fénis alcune strane giovani piacenti ed allegre si sarebbero rivelate degli esseri orrendamente deformi con zoccoli di mucca al posto delle estremità naturali.

Nelle Alpi svizzere la leggenda degli esseri coi piedi d’oca si lega direttamente alle credenze sul piccolo popolo. Si racconta che per scoprire se effettivamente gli gnomi benigni che frequentavano gli alpeggi aiutando nei duri lavori agricoli avessero dei piedi d’oca nascosti sotto i loro lunghi mantelli un giovane montanaro cosparve di calce un campo su cui gli esseri fatati impressero le loro impronte inconfondibilmente palmate. La singolare scoperta indispettì i piccoli e sapienti abitanti delle selve che scomparvero dalla vallata.

Probabilmente il presunto popolo dei piedi d’oca era stanziato da noi al di sopra della Torre della Bastia della Serra, vero e proprio confine etnico segnato dal “guj dl’òca”, lo stagno dell’oca.

La diceria fantasiosa su un popolo montano con estremità deformi é però radicata sui monti della val dl’Elf dove diverse cavità rocciose poste sotto il gigantesco pietroso “Dèir Saltzèr”, luogo sacro degli antici Salassi sono note come “Bòre dij Afé”, le grotte delle fate.

Qualche decina di metri più in alto si trova il “Pian dla mòrt” dove si arriva tranquillamente, salendo la strada in parte asfaltata che inizia al Trecciolino alle “Mollie”, italianizzazione affrettata ed irriguardosa delle ‘mòje’, il terreno paludoso.

Si sale oltre il bosco, si supera il cartello sulla sinistra che indica erroneamente il “Dèir Saltzèr” come “Tane delle Fate” che sono invece poco più in basso e si giunge all’alpeggo ormai diroccato “Amburnengh ‘d suta” che prende il nome dal maggiociondolo, il “Laburnum vulgare”, un alberello verdognolo con grappoli penduli giallognoli.

Lasciando sulla destra il sentiero per l’alp “Amburnengh ‘d sòra” si giunge all’“Alpon”, il grande alpeggio ancor oggi abitato tutta l’estate che sovrasta la val dl’Elf.

Salendo verso l’Alp Gré o “Alpëtt” e il rifugio dell’Alp Cavanna s’incontra una grande vasca di recente costruzione per abbeverare le bestie al pascolo e ci si trova così al ‘pian dla mòrt’.

E’ un rettangolo erboso d’un centinaio di metri di lato, completamente pianeggiante e curiosamente non ha praticamente dei massi o degli accumuli pietrosi al suo interno. Come se qualcuno, con un faticoso lavorìo di anni, li avesse rimossi quasi tutti.

Almeno due dei grandi “dèir” che vi si trovano presentano delle particolarità che potrebbero essere opera dell’uomo.

In uno si vedono chiaramente delle incisioni a scaletta, a rettangoli affiancati; un altro é invece caratterizzato da una protuberanza naturale coppelliforme da cui diparte un canaletto che sembra scavato di proposito.

Potrebbe però essere una modifica ad una precedente croce confinaria scavata per indicare i limiti dei pascoli ma confrontando l’incisione con altre molto simili di luoghi alpini particolarmente interessanti potrebbe sembrare un graffito realizzato per convogliare l’acqua piovana raccolta nella coppella.

Occorre comunque grande cautela, anche perché, come ammonisce un ricercatore di lungo corso come Marco Zagni, “[l]e iscrizioni e i graffiti su pietra sono tra le testimonianze preistoriche più difficili da datare ancora oggi, con margini d’incertezza che possono superare abbondantemente i 2.000 anni se non i 3.000”.

Non ho alcuna competenza per giudicare se nella val dl’Elf si tratta di antiche incisioni, né saprei stabilire in che epoca, da chi e per quale ragione possano essere state realizzate.

Mi limito a segnalare la loro assoluta peculiarità.

Registro però che nel loro “Corpus delle incisioni rupestri biellesi” Mario e Paolo Scarzella hanno individuato un “simbolo solare” largo più d’un metro su un altro masso del “Pian dla mòrt”, volto a levante e scolpito a sbalzo.

Un altra località dove gli Scarzella avrebbero individuato delle antiche incisioni rupestri é la cosìdetta “Piazza delle Armi” sotto il monte Bo dove secondo una fantasiosa tradizione si riunivano le masche più malefiche.

Come il “Pian dla mòrt” anche il curioso toponimo di quest’ampia conca rocciosa sembra richiamare un passato di conflitti e di contese.

E’ da notare che nelle vicine vallate valdostane esistono diverse località che sembrano richiamare rivalità e scontri d’un oscuro passato.

Una distesa erbosa a Place Moulin é nota come “Pian dei morti”; ad Ollomont esiste un “Bosco della Battaglia”; a Bionaz un altopiano prende il nome di “Piano del Combattimento” mentre secondo una macabra leggenda il “Lago dei Morti” ai piedi del Fallère si chiama così per i cadaveri che vi sarebbero stati gettati a conclusione d’uno scontro armato fra valdostani e svizzeri per il possesso dei pascoli di confine.

Un “Pian dei Morti” si trova anche ad est di Zimone, nei pressi degli sbarramenti militari edificati dai Longobardi nel 773 dopo Cristo nel tentativo di fermare l’avanzata dei Franchi di Carlo Magno.

Anche questo nome resta un mistero.

 

Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.com

 

Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro pubblicato da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.


Roberto Gremmo

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore