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Biellese Magico e Misterioso | 05 maggio 2019, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: I quattro scultori Rigola

A cura di Roberto Gremmo

Il Biellese magico e misterioso: I quattro scultori Rigola

Mercoledì 15 maggio alle ore 21 presso il Doc Bi di via Marconi 26 si terrà una conferenza di Mara Cucco e Carlo Gavazzi sulla figura poco nota ma originale dello scultore biellese Romeo Rigola.

A questo personaggio, che nei primi decenni del Novecento operò attivamente in Francia mentre é poco noto in patria, i due scrittori hanno anche dedicato un ampio saggio biografico sul numero 1 del 2019 della “Rivista Biellese”.

Nato a Biella nel 1870, aveva frequentato col fratello Rinaldo (diventato cieco per un incidente sul lavoro) e l’anarchico Severino Rappa la “Scuola Professionale” cittadina, dando subito buona prova delle sue capacità artistiche e se si deve dar credito alla tradizione di famiglia avrebbe collaborato anche con il celebre scultore Leonardo Bistolfi, maestro della Loggia massonica “Dante Alighieri” di Torino.

Fra le creazioni dei “monuments aux morts” realizzate da Romeo Rigola vanno ricordate la colonna dedicata nel 1920 ai caduti ad Artemare, un’opera realizzata con l’architetto Emile Grenier raffigurante una figura femminile mentre scrive sul marmo i nomi dei tanti poveracci ammazzati nella carneficina del 1914-1918 e l’analogo monumento di Pont de Veyle, un’esedra creata nel 1922 con la collaborazone dell’architetto Louis Pochon.

Giustamente famoso é anche il busto marmoreo del celebre esponente socialista Jean Jaurès collocato nel 1921 nell’“hotel de Ville” di Villeurbanne, una località di lunga e robusta tradizione socialista. Si tratta d’un opera particolarmente significativa perché rende omaggio ad un personaggio simbolo dell’antimilitarismo e del pacifismo, assassinato il 31 luglio 1914, un giorno prima della mobilitazione per la guerra.

In effetti, gran parte dei lavori di Rigola sono collocabili in un contesto ideale laico, popolare e socialista e non vi é da stupirsi, visto che uno dei fratelli di Rigola era quel Rinaldo, fondatore della “Confederazione Generale del Lavoro” ad inizio Novecento, strenuo difensore dei ceti subalterni, vassillifero del socialismo pubblicando in pieno regime fascista la rivista “I problemi del lavoro” senza sottrarsi, ormai anziano, a sostenere nel 1948 le liste di “Unità Socialista” che salvarono l’onore del movimento operaio italiano opponendosi a quel sedicente “Fronte Popolare” che minacciava di ridurre il nostro Paese a una colonia di Stalin.

Una lettera scritta a Rinaldo Rigola nel 1953 dal celebre sindacalista Giuseppe Di Vittorio salutava in lui “oltre che il primo Segretario della Confederazione Generale del Lavoro, l’operaio autodidatta che, con propri sacrifici, ha saputo raggiungere alte vette della cultura; l’uomo che ha saputo affrontare con ammirevole dignità e serenità le più grandi sventure; l’organizzatore sindacale che ha saputo trasmettere alle nuove generazioni la preziosa esperienza accumulata, con opere di grande pregio”.

Negli anni ‘60, al primo piano della CGIL di Biella si tenevano affollate conferenze del “Circolo Rigola” a lui dedicato e sarebbe buona e giusta cosa rendergli nuovamente omaggio.

Il saggio di Cucco e Gavazzi rende pieno onore al fratello Romeo, senza dimenticare di citare il figlio Richard, anch’egli scultore.

Per una singolare e curiosa combinazione, proprio negli anni in cui in Francia operavano due scultori Rigola, anche a Milano si facevano buon nome altri due scultori con lo stesso cognome, senza essere parenti degli artisti d’origine biellese attivi d’Oltralpe.

Erano i fratelli gemelli Carlo e Luigi Rigola, nati nel capoluogo lombardo il 27 luglio 1883 e morti entrambi a Cantù, il primo il 25 novembre 1949 e l’altro il 24 ottobre 1942.

Contrariamente ai francesi, i due Rigola lombardi operarono sopratutto in ambito religioso, scolpendo opere eccelse nel Duomo di Milano (l’altare maggiore), in quello di Genova, di Chiavari e nel cimitero monumentale milanese.

Abbiamo così, ben quattro scultori Rigola del Novecento, uniti dal cognome e dall’amore per l’arte.

Grazie ad un misterioso richiamo spirituale.

 

Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.com

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Roberto Gremmo

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