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COSTUME E SOCIETÀ | 30 aprile 2019, 07:00

Turismo: ancora un esempio di cattiva accoglienza nel Biellese

Protagonisti dell'episodio negativo tre blogger, Marika, Cristiano ed Andrea che hanno scelto un percorso devozionale da testare e ovviamente promuovere.

Turismo: ancora un esempio di cattiva accoglienza nel Biellese

3 blogger di Lombardia, Trentino ed Emilia, che si occupano di viaggi e turismo sul cammino Santhià-Oropa si sono visti negare un ristoro da una struttura sul percorso biellese. Alla fine sono stati sfamati dal titolare di una ferramenta. Che l'accoglienza turistica nel biellese fosse argomento poco conosciuto dagli operatori è aspetto noto, il problema principale è che la situazione non cambia e sabato scorso l'ennesimo esempio. Protagonisti dell'episodio tre blogger, Marika, Cristiano ed Andrea, che hanno scelto un percorso devozionale da testare e ovviamente promuovere. E, guarda caso, è stato scelto il pellegrinaggio Santhià-Oropa. Citato da moltissime pagine in rete con il supporto importantissimo del nome di Oropa, il tratto fa parte della via Francigena. L'avventura per i 3 giovani è iniziata venerdì mattina: il percorso prevede 4 tappe, un tracciato facile, adatto a chi vuole poi avvicinarsi a cammini più impegnativi come la via Francigena o il cammino di Santiago, ma che riserva tante emozioni in un tracciato immerso nel verde che va dalla pianura sino alla conca di Oropa.

Il percorso è stato giustamente studiato con il passaggio diretto su alcune strutture recettive, in modo che i pellegrini possano rifocillarsi e magari riposare e qui la brutta sorpresa: sabato, proprio all'interno della seconda  tappa, i tre blogger si sono visti negare un ristoro, cosi come dal racconto di una delle tre, Marika: "Siamo partiti venerdì mattina da Santhià alla volta di Oropa; sabato siamo arrivati poco prima dell 14,30 presso una struttura recettiva ( locale e  cucina era aperta) e abbiamo chiesto di poterci sedere, ma ci è stato risposto che non potevano servirci perchè troppo impegnati. Vista la difficoltà del momento abbiamo chiesto del pane e del salame anche da tagliare in maniera autonoma, ma anche a questa richiesta non ci hanno considerato. Ovviamente la prima reazione è stata di totale disappunto, anche perchè, un pellegrino qualsiasi che percorre 18 chilometri, come in questa tappa, si accontenta veramente anche di una mela e un bicchiere di acqua... A malincuore ci siamo incamminati nuovamente sino a raggiungere il paese di Cavaglià dove abbiamo incontrato Elio, titolare della ferramenta del paese, che dopo aver sentito la nostra storia, dapprima ci ha offerto da bere e poi, preso da compassione per nostra fame ha allestito, con tanto di tavolino, un vero e proprio ristoro nella piazza con salumi e formaggi, cosi come si conviene con un pellegrino o viandante che sia".

"La vicenda mi ha deluso molto -conclude Marika- anche perchè un esercizio posto su due percorsi devozionali sa che i pellegrini hanno bisogno anche di un minimo di assistenza, ma devo comunque dire, che il trattamento di Elio riservato nei nostri confronti, ci ha fatto dimenticare tutto". Purtroppo questo non è un episodio isolato: turisti in bici che si vedono negato un ristoro alle 14,15, tour operator che devono pagare il biglietto d'ingresso alle strutture da visitare, fotografie di piatti tipici negate a giornalisti di riviste nazionali e molti altri sono gli esempi di questo biellese a vocazione turistica che però i turisti li tratta male. Forse bisognerebbe andare a copiare come lavorano altre aree turistiche che del turismo ne hanno fatto la loro attività principale, ma il lavoro non è facile, occorre un cambiamento culturale non sempre possibile. 

m.b.

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