/ ATTUALITÀ

ATTUALITÀ | 27 aprile 2019, 07:00

Morde la crisi, cresce la cassa integrazione: nel primo trimestre 61 aziende hanno presentato richiesta

Arriva da Biella il peggior risultato piemontese con un +91,5 %. Presentata la richiesta preventiva di cassa per 2.400 addetti. La situazione ad oggi della Brandamour di Valle Mosso.

Morde la crisi, cresce la cassa integrazione: nel primo trimestre 61 aziende hanno presentato richiesta

La crisi continua a mordere le caviglie dell'occupazione nel Biellese. Dal 2015 a oggi abbiamo avuto solo il secondo semestre 2017 e i primi mesi del 2018 con dinamiche davvero positive. Nel primo trimestre 2019, ben 61 aziende del tessile made in Biella, per un totale di 2.400 addetti, hanno presentato richiesta preventiva di cassa integrazione, ipotizzando un rallentamento che potrebbe incidere tra il 20% e il 25%, tenendo conto che le aziende più grandi stanno smaltendo ore di permesso vecchie, la maggior parte delle aziende ha chiuso per le festività di questi giorni, cosa mai accaduta prima, come tra l'altro la fermata di carnevale. 

Il ritorno del pessimismo e dell’incertezza, del resto, è documentato, a livello dell’economia locale, anche dalla recente rilevazione congiunturale dell’ufficio Studi Unione Industriale Biellese, nella quale si evidenzia che a livello nazionale, l’Istat dice che a febbraio la produzione del tessile-abbigliamento-pelle-accessori (dato trascinato dal comparto moda), ha registrato un +11% rispetto a gennaio, la prospettiva del manifatturiero locale si connota per preoccupazione, le previsioni rilevate fra gli imprenditori indicano un aumento della preoccupazione rispetto all’inizio del 2019 che si riflette sulle aspettative degli ordini, della produzione e dell'occupazione, un andamento negativo legato principalmente al settore tessile.

La stagnazione di consumi interni e il rallentamento della domanda estera, accanto all’aumento costante del costo delle materie prime e del denaro, rappresentano un enorme freno per la Manifattura, in più la stagione non è partita. A settembre 2020 scadrà il quinquennio entro il quale si potrà usufruire dei 24 mesi di ammortizzatori sociali, che potrebbero crescere a 36 mesi con l'utilizzo del Contratto di solidarietà, in più non è come prima che entrasse in vigore il Jobs act che il quinquennio si azzerava e si ripartiva da 0 oggi vai al recupero dell'ammortizzatore, il problema che non avendo ammortizzatori sociali il rischio concreto è il licenziamento. "La situazione sugli ammortizzatori sociali è preoccupante con la nuova normativa del jobs act -commenta Alessandra Ranghetti, segretaria territoriale Biella-Vercelli Uiltec-. E' stata migliorata lo scorso anno col ripristino della cassa integrazione ma non è sufficiente. C'è ancora molto da fare per affrontare questi periodi di crisi". 

SITUAZIONE IN PIEMONTE. Nel primo trimestre dell’anno, come evidenziano i dati del Servizio politiche attive e passive del lavoro della UIL Nazionale, sono state richieste 8.950.741 ore di cassa integrazione, in crescita del 7,5% rispetto all’analogo periodo del 2018 (-3% ordinaria, +16,7% straordinaria, -99% deroga). A livello nazionale sono state autorizzate 65.936.269 ore, con un incremento del 6,1%. Nei primi tre mesi dell’anno, la media mensile dei lavoratori piemontesi tutelati è stata di 17.550, in diminuzione di 1.221 unità rispetto al periodo gennaio-marzo 2018. Il Piemonte è al 3° posto per richiesta di ore di cassa integrazione, preceduto da Lazio e Lombardia.

SITUAZIONE NELLE PROVINCE. Le province piemontesi hanno fatto registrare il seguente andamento: Biella +91,5%, Torino +63,9%, Alessandria -5,5%, Novara -8,6%, Cuneo -71,3%, Verbania -83,3%, Vercelli -84,6%, Asti -86,7%. Torino, con 6.926.752 ore, è la seconda provincia più cassaintegrata d’Italia, dopo Roma e prima di Taranto.

SITUAZIONE BRANDAMOUR. Per i lavoratori della ex Luigi Botto è stato richiesto il 16 aprile 2019 l'esame congiunto per Cassa integrazione guadagni straordinaria. La sospensione riguarderà l'intero organico pari ad un massimo di 103 unità e sarà attuata a zero ore. "Dal Ministero -conclude Ranghetti- ci fanno presente che sarà molto difficile una convocazione prima del 15 maggio. Questo significa un ulteriore mese e più che si va ad aggiungere al mancato pagamento degli stipendi di marzo. Per far fronte alla situazione, in questi giorni, a livello locale si sta operando per la creazione di un fondo a doc di solidarietà per questi lavoratori". 

Fulvio Feraboli

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore