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Biellese Magico e Misterioso | 14 aprile 2019, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: Il masso misterioso della chiesa di Pray Alto e la pietra incisa della parrocchiale di Armeno

A cura di Roberto Gremmo

Il Biellese magico e misterioso: Il masso misterioso della chiesa di Pray Alto e la pietra incisa della parrocchiale di Armeno

Un manufatto d’epoca mediovale, realizzato rozzamente con uno scalpello od un punteruolo può essere considerato un mistero ancora da decifrare. E’ la rozza incisione su un masso di sienite murato all’esterno della chiesa di sant’Antonio e san Rocco a Pray Alto.

Collocato a quasi due metri d’altezza raffigura una croce all’interno d’un cerchio con accanto un personaggio con un braccio alzato vicino ad un animale che sembra un maiale o un cinghiale.

Rappresenterebbe proprio quel “Sant’Antonio dël porcel” cui venne dedicato l’edificio di culto nel 1628. Sul capo avrebbe un’aureola, un braccio reggerebbe la croce e l’animale sarebbe un suide ammansito ai suoi piedi.

Ma questa cristianizzazione potrebbe essersi sovrapposta alla figura d’un cavaliere con un’arma, pronto a colpire l’animale sotto ad un sole splendente, rappresentato da un cerchio con sei linee indicanti i raggi. Solo successivamente e non dal primo autore al’interno e cerchio raggiante sarebbe stata aggiunta la croce.

E’ significativo che l’incisione rupestre si trovi all’esterno della chiesa proprio in prossimità dell’abside, per attribuirle comunque una dignità particolare.

Quasi di pietra magica.

Grazie alla segnalazione d’una attenta ricercatrice delle nostre radici culturali e religiose come la maestra Silvia B., possiamo avanzare l’ipotesi che la pietra incisa della Valsessera sovrapponga motivi cristiani ad antiche raffigurazioni pagane.

Questa suggestiva possibilità prende consistenza se la si paragona ad un analogo, altrettanto misterioso ed intrigante manufatto murato da chissà quanto tempo sul muro di cinta della chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta nel paese di Armeno, sulle colline che sovrastano il lago d’Orta, poco discoste da quelle del Sacro Monte e dalla parte lacustre opposta al santuario della Madonna del Sasso.

La chiesa, perfettamente restaurata e ben conservata, quasi sempre aperta al pubblico, circondata da un parco naturale floridissimo, é stata edificata addirittura in un periodo fra il 390 ed il 395 ed é stata per secoli un santuario importante per tutte le popolazioni della zona.

Proprio accanto al portale laterale del giardino si erge un ossario (scurolo) e su una delle pareti campeggia il macabro disegno d’una morte trionfante, ghignante e beffarda.

Sotto questo simbolo di caducità dell’esistenza, ammonitore ed esortatore al bene, sul lato esterno della cinta muraria si può osservare, incassato fra un pietrame grossolano, un manufatto litico che non desterebbe interesse se un cartello esplicativo collocato a cura della “Delegazione Novarese del Fondo Ambiente Italiano” e dell’“Ecomuseo Cusium” non ci spiegasse che sulla pietra “è visibile una figura umana col braccio destro leggermente piegato mentre il sinistro è teso verso la parte centrale, molto rovinata. Perduta é anche la parte inferiore che fu tagliata per permettere l’inserimento.

La posizione laterale della figura induce a pensare che al centro potesse esservi un oggetto tenuto con la mano sinistra, forse un simbolo solare come una lastra rinvenuta a Masera, su cui compare una data di età storica (1518)”.

Come a Pray Alto, anche l’incisione di Santa Maria Assunta potrebbe dunque raffigurare una divinità pagana, tanto più che, ricorda il cartello del FAI, “nel pantheon celtico, molto meno definito di quello greco e romano, il dio del fulmine era noto anche col nome di Taranis, corrispondente a Zeus/Giove. Suoi attributi erano la folgore e la ruota tenuta con la mano”. Cristianizzazione di antiche pratiche salvifiche, all’interno della chiesa di Armeno, nella navata centrale, non manca un affresco che raffigura il valdostano San Grato che neutralizza la forza distruttrice dei fulmini, gettandoli in un pozzo. Ancora il cartello esplicativo del FAI-Ecomuseo spiega che ”l’antica festa liturgica del santo prevedeva “la triplice benedizione della terra, dell’acqua e delle candele, per allontanare ogni flagello dai campi, dai contadini e dal bestiame e per invocare il favore di Dio sui prossimi raccolti”.

Comparando questo graffito con quello di Pray Alto non pare dunque troppo azzardato supporre che anche la figura del Sant’Antonio dell’oratorio biellese si sia sovrapposta ad un graffito precedente che esorcizzava i poteri devastanti d’una divinità temuta per i poteri distruttivi delle saette e dei temporali.

Il celtico “Taranis”.

 

Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.com

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Roberto Gremmo

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