/ Benessere e Salute

Benessere e Salute | 14 aprile 2019, 07:50

Pedofilia e castrazione chimica, il punto di vista dell'uroandrologo Silvani

mauro silvani

Il dottor Mauro Silvani - Foto newsbiella

Gentilissimo direttore,

le notizie di cronaca ci portano a conoscenza di un numero crescente di reati di pedofilia o di violenza sessuale anche su non minori. Puntualmente, in queste circostanze dal mondo sociale e politico, si inneggia alla castrazione chimica come soluzione del fenomeno. Se ne discute assai spesso senza conoscenza scientifica del problema e del significato preciso della parola castrazione. Siamo certi che sia la panacea terapeutica di un reato che è sostenuto da una precisa psicopatologia? È corretto ed utile identificare ed indicare la castrazione farmacologica, come molti fanno, con la pena per il reato commesso?

Questi alcuni dei quesiti ai quali dovremmo rispondere. Dobbiamo considerare che esistono differenti personalità pedofile, da quella del latente al pedofilo aggressivo, il cui  approccio clinico e terapeutico è differente. La prima proposta ufficiale di castrazione chimica in Italia avvenne a Milano nel lontano 1997, per un reato di stupro recidivo. Da allora se ne discute periodicamente e qualcuno con orgoglio la ripropone ad ogni reato. Le riflessioni che vorrei condividere in questo editoriale a lei indirizzato non sono a favore o contrarie alla castrazione chimica, ma solo una disamina obiettiva del problema con le sue luci ed ombre dall’osservatorio di uno specialista urologo ed endocrinologo che conosce i meccanismi d’azione e le ripercussioni delle molecole utilizzate nella castrazione chimica e che in passato si è occupato del problema.

La prima osservazione di taglio meramente giuridico è la seguente: in Italia nessun soggetto può essere obbligato ad un trattamento sanitario se non per disposizione di legge e questa non può violare i limiti imposti dal rispetto della persona, diversamente da paesi come la Germania, la California o la  Florida ad esempio. Secondo quanto sancito dall’articolo 32 della costituzione II° capoverso, l’infrangibilità del corpo umano  è valida sempre, anche nei soggetti condannati per reati penali, eccezion fatta su espressa richiesta dell’interessato. Pertanto andrebbe modificata la legge del 2 marzo 2006 che prevede solo misure detentive ed un eventuale approccio psicoterapeutico.

Ma cosa si intende con il termine di castrazione chimica? Come si effettua? Con quali sostanze farmacologiche? I possibili effetti collaterali? La reale efficacia sui soggetti a cui si somministra? Con il termine castrazione, che deriva dal latino  “castor” ( testicolo di castoro) si intende un approccio terapeutico atto ad inibire gli impulsi sessuali e reprimerli con specifici composti chimici. Castrazione chimica è un termine popolare, è più opportuno parlare di “terapia farmacologica antagonista del testosterone”. Le ragioni di un’eventuale soppressione androginica, cioè di soppressione del testosterone, con la castrazione chimica nel pedofilo sarebbero diverse: controllo della minaccia ideativo-ripetitiva ed aggressiva verso i minori; riduzione fino alla scomparsa degli atteggiamenti e pulsioni sessuali; più agevole applicazione delle procedure psicoterapeutiche.

Secondo alcune correnti di pensiero opposte a questo procedimento, alla sospensione della castrazione chimica potrebbe esserci una maggiore aggressività del soggetto e non verrebbe inoltre modificato l’assetto di personalità pedofila. Potrebbe essere accettata dal pedofilo solo per evitare la detenzione e, in casi particolari,  per gli effetti collaterali essere controindicata. Il pedofilo commette il crimine in rapporto a motivazioni che vanno oltre la pura gratificazione sessuale pertanto, ridurre la libido non necessariamente significa ridurre il rischio di recidiva. L’atto pedofilo non richiede sempre l’erezione né tantomeno la penetrazione. Il trattamento in cronico è finalizzato al contenimento del sintomo e non alla cura: molti pedofili infatti entrano in trattamento solo per evitare la detenzione. Diversi sono i farmaci utilizzati ma attualmente quello più diffuso è una molecola utilizzata per il trattamento medico del carcinoma della prostata chiamato leuprolide acetato.

I dati della letteratura relativamente all’utilizzo del farmaco nei casi di pedofilia sono veramente esigui. Gli effetti sono una drastica riduzione del testosterone, degli impulsi e della fantasie erotiche con diminuzione in alcuni casi della circonferenza dell’asta. Ci sono anche effetti metabolici importanti come iperglicemia, aumento del colesterolo e trigliceridi con rischio cardiovascolare non trascurabile, ginecomastia, cioè aumento del volume della ghiandola mammaria e rischio di cancro della mammella, osteoporosi, depressione, anemizzazione. Alcuni studi correlano il calo del testosterone indotto farmacologicamente con un maggiore possibilità di sviluppo della malattia di  Alzheimer. Quali possono essere gli effetti a distanza su un giovane di 20-25 anni? Questo dato non ha evidenze scientifiche poiché il farmaco viene utilizzato di routine nel paziente non più giovane affetto da neoplasia della prostata. Considerando il meccanismo di azione di questi farmaci che è sull’asse neuroendocrino, ipotalamo-ipofisi-testicolo, andrebbe eseguita solo dopo i 25 anni, età successiva alla quale la maturazione di questo assetto è completata.

Sicuramente il tempo di prosecuzione della castrazione non può essere eterno. Chi si occupa del problema propone un periodo di tre anni in associazione alla psicoterapia ed a terapia con le diverse categorie di psicofarmaci. In definitiva la castrazione chimica e la detenzione costituirebbero solo provvedimenti contenitivi di difesa sociale contro gli atti commessi dal pedofilo, nei confronti della propria vittima e non andrebbero ad agire sulle cause della pedofilia che va ricordato è una psicopatologia inserita come tale nel DMS-IV  (manuale delle malattie nervose e mentali). La domanda che viene spontanea porsi è se sia lecito un trattamento obbligatorio senza il consenso informato del paziente in contrasto con l’articolo 32 secondo capoverso della Costituzione Italiana, non preceduto da un percorso legislativo ben preciso. Come mai diverse forze politiche ne discutono da anni, proponendolo come risolutivo ma ad oggi non abbiamo risposte concrete?

Mi consenta signor direttore oltre che ringraziarLa per aver dato voce e spazio alle mie riflessioni anche un consiglio ai nostri rappresentanti politici: concediamo, in attesa di modifiche della legge sulla possibilità di castrazione chimica per reati di pedofilia e violenza sessuale, uno spazio maggiore alla prevenzione che passa da istituzioni, famiglia e scuola in primis. È possibile una prevenzione primaria, rivolta alla società per valorizzare il bambino, secondaria con individuazione dei segnali di disagio fisico psichico e comportamentale, terziaria con una serie di eventi per circoscrivere e reprimere il fenomeno.

Il mondo scientifico ed istituzionale rimangono profondamente divisi sul problema relativo alla soppressione androgenica nel pedofilo, anche perché la  sua adozione aprirebbe sicuramente un precedente rilevante per la sua applicazione in tutte le altre forme di violenza sessuale, in primis verso le donne. Vorrei concludere il mio excursus di considerazioni su questo argomento delicato con una ventata di ottimismo ispirandomi alla famosa “What a wonderful word” di Louis Armstrong: “sento i bambini piangere, li guardo crescere, impareranno molto più di quanto io potrò mai imparare. E penso tra me stesso che mondo meraviglioso!”.

Mauro Silvani - Urologo ed Endocrinologo ad Indirizzo Andrologico

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore