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CRONACA | 25 marzo 2019, 07:00

I particolari del rogo in Baraggia svelati nelle nostre interviste realizzate nel parco naturale FOTOGALLERY e VIDEO

Abbiamo colto l'occasione della presenza di una troupe della Rai e insieme a loro ci siamo addentrati nella zona bruciata e sentito le testimonianze dei carabinieri forestali, vigili del fuoco e personale Aib. Cosa è successo, da dove è partito il fuoco, la paura e le emozioni durante le azioni di spegnimento. Una catastrofe ecologica.

Foto di F. Feraboli

Foto di F. Feraboli

"Quando sono arrivato avevo le lacrime agli occhi alla vista di quel rogo pazzesco". A parlare è Rodolfo Gilardi, ispettore del corpo Aib, impegnato, lui e i suoi volontari, per due giorni nel vasto incendio nella Baraggia di Candelo. Abbiamo colto l'occasione della presenza della troupe di Rai3 Piemonte insieme al comandante della stazione carabinieri forestali di Biella maresciallo Massimiliano Taurino, l'ispettore dei vigili del fuoco Carlo Andreoli e l'ispettore Aib Rodolfo Gilardi, per effettuare, nella tarda mattinata di ieri, un sopralluogo nel parco naturale, vietato al pubblico perchè 'zona militare, distrutto dalle fiamme. E siamo stati investiti da desolazione, sconforto, incredulità. Rabbia. Il video e le fotografie a corredo dell'articolo testimoniano i nostri sentimenti. La giornalista Caterina Cannavà e gli operatori sono arrivati a Candelo per il servizio televisivo in onda sul telegiornale regionale Piemonte. Insieme abbiamo percorso l'interno della "savana biellese" avvolti dallo sgomento. 150 ettari circa bruciati, equivalente a una superficie pari a 300 campi di calcio messi uno accanto all'altro.

LE OPERAZIONI DI SPEGNIMENTO. "Quando siamo arrivati venerdì poco dopo mezzogiorno -commenta Gilardi- abbiamo visto animali, caprioli, lepri, fuggire in preda al panico. Sembrava una scena da fil. Purtroppo però era la triste realtà". Appena giunta la segnalazione sono intervenuti in massa, nella Baraggia di Candelo, con la disperata ricerca di bloccare sul nascere il rogo. Ma il vento e i diversi "attacchi" posizionati a distanza dai piromani, hanno subito divorato la vegetazione creando un fronte fuoco di oltre un chilometro. Forse, anzi sicuramente di più. "Abbiamo mobilitato 80 volontari -continua l'ispettore Aib- oltre ad una decina di pompieri, sempre presenti insieme ai carabinieri forestali. Sono intervenuti due canadair e un elicottero che nei due giorni sono riusciti ad effettuare quasi 57 lanci il primo e 113 il secondo, prelevando acqua dal lago di Viverone e da una vicina vasca per rifornimento. Si è creata un'ottima sinergia tra noi, i vigili del fuoco e i militari forestali. Insieme si decideva come procedere, come muovere i volontari, come dare indicazioni agli aerei affinché colpissero i posti più critici. Però, man mano che passavano le ore, aumentava il pericolo. Il calore era diventato sempre più insopportabile così come il fumo che, invadendo la pianura biellese, si alzava in cielo. E poi era un continuo sentire scricchiolii e tonfi di alberi caduti. Uno spettacolo infernale". Da anni i volontari Aib svolgono sul territorio un lavoro meticoloso, di forza fisica, con attenzione. Sì perchè il pericolo arriva quando meno te lo aspetti. "Essenziale, fondamentale per noi è avere sempre paura -conclude Gilardi-, altrimenti non si avverte il pericolo". E l'altro giorno, con fiamme alte oltre i 10 metri, un fronte esteso per un chilometro, il calore del rogo, la paura è stata tanta. 

I DANNI. "Il protrarsi del bel tempo, il terreno molto asciutto, hanno ampliato il problema -precisa l'ispettore Carlo Andreoli-. L'intensità del calore era enorme. Fondamentale, come sempre, è stato il supporto da terra". Se il danno è incalcolabile per la fauna "è gravissimo per la microfauna presente -aggiunge il maresciallo dei carabinieri forestali, Massimiliano Taurino- perchè nel parco naturale della Baraggia esistono insetti e anfibi molto rari. Ci andranno anni prima di recuperare l'ambiente".

L'INNESTO. L'impegno è costante per la ricerca delle fonti di origine anche se non è facile scovarle in una vastità simile, come 150 ettari. "Grazie alla testimonianza dei primi intervenuti -commenta ancora Taurino- abbiamo individuato l'area di partenza. Tutto è iniziato dal versante sud ovest dell'intero parco. Inizialmente c'erano due focolai distanziati, poi il fuoco si è disteso, aiutato dal vento e dal terreno molto secco. Sono in corso le indagini ma posso assicurare senza dubbi che si sia trattato di un atto doloso. Da parte nostra c'è il massimo impegno per arrivare ai responsabili; abbiamo un'indagine in corso". I metodi d'innesto? Non sono ancora stati svelati ma le tecniche usate dai piromani sono veramente innumerevoli. "In archivio -conclude il comandante- abbiamo metodologie di innesti che evidenziano quanto la fantasia umana non abbia limiti".

L'APPELLO. Le forze dell'ordine invitano tutti coloro che siano in possesso di fotografie o filmati soprattutto nella fase iniziale dell'incendio, a far pervenire il materiale al comando dei carabinieri. Potrebbero risultare fondamentali per risalire agli autori. 

Fulvio Feraboli

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