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CRONACA | 25 marzo 2019, 17:55

Caso Montin archiviato: suicidio dovuto ad annegamento

Il 63enne non sapeva nuotare e per lui era l'unico modo sicuro di raggiungere il suo obiettivo. Svelati oggi i retroscena dal procuratore Teresa Angela Camelio insieme al maggiore dei carabinieri Massimo Colazzo.

Caso Montin archiviato: suicidio dovuto ad annegamento

“Gli accertamenti ci hanno offerto un quadro incontrovertibile sulle cause della morte di Giorgio Montin”- Il procuratore di Biella, Angela Teresa Camelio ha chiarito e archiviato il caso del biellese, residente a Cossila, scomparso tra il 9 e 10 dicembre 2018 e ritrovato, in una pozza d'acqua formata dal torrente Oropa, in frazione Valle di Pralungo, il 16 febbraio scorso. Dalle relazioni della consulenza tecnica la causa della morte del Montin è dovuta ad “asfissia meccanica da annegamento. Non sono state riscontrate lesioni dovute a colluttazioni o traumi tali da poter essere ricollegati a violenze di terzi e quindi un’ipotesi di omicidio". Le indagini svolte dal nucleo investigativo dei carabinieri, dal maggiore Massimo Colazzo in prima persona e dirette dalla procura non erano partite dalla ipotesi di morte accidentale ma il caso è stato trattato come fosse un omicidio. Senza trascurare nulla, così come i conti bancari. Da questo è nato un quadro inequivocabile che ha visto il Montin sommerso dai debiti, nonostante il lascito a seguito della morte della moglie e della suocera. Uno stile di vita inadeguato, senza però nulla di particolare o spese folli e scriteriate. Nonostante la vendita di diverse unità immobiliari ricevute in eredità. Ma non è bastato. Un aspetto di desolazione con pochi affetti veri e la mancanza dell’amico di riferimento. "Durante questi due mesi di indagini -prosegue il procuratore- sono state ascoltate 30 persone, un indagine silenziosa nonostante il processo mediatico in quattro trasmissioni televisive". Da questo quadro è emerso come il Montin, in relazione alla sua situazione economica, avesse confidato con persone a lui vicine il proposito di suicidarsi. Poi messo in atto. Non sapeva nuotare e il “mi butto nel fiume” era la maniera più sicura per essere certo di raggiungere il suo obiettivo.   

Fulvio Feraboli

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