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Biellese Magico e Misterioso | 24 marzo 2019, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: L’eretico fra Dolcino nel Biellese e l’ebreo eretico di Dulcigno

A cura di Roberto Gremmo

Il Biellese magico e misterioso: L’eretico fra Dolcino nel Biellese e l’ebreo eretico di Dulcigno

Negli anni trenta, nella celebre prefazione al libro di Aspesi, Fra Dolcino era salutato da Emanuele Sella come il vessillifero d’una nazione perduta, la “Padania” nemica di Roma che sarebbe nata se il celebre eretico-guerrigliero avesse vinto. Il suo rogo pose fine all’utopia d’una società di ‘fratelli in Cristo’ in libero suolo.

  Ma nel Biellese ed in Valsesia, segni del suo passaggio sono ancora diversi ed é legittimo parlare d’un tesoro nascosto dolciniano, di natura spirituale, mistico ed immateriale.

   Una ventina d'anni fa le cronache si erano interessate delle curiose esperienze di un operaio di Trivero, a tempo perso guaritore e mago che, armato del bastoncino da rabdomante e d'una preziosa quanto rarissima mappa, se ne andava per balze e dirupi , fra Biellese e Valsesia, alla ricerca, niente meno, che del “tesoro di Fra Dolcino” ma non se n’é più saputo nulla.

    Un professionista vercellese molto noto fece poi molto rumore raccontando alla stampa d’aver rintracciato un’antica mappa di queste ricchezze nascoste ma fu costretto ad ammettere d’aver voluto scherzare quando la beffa venne alla luce e l’amico Carlo Caselli scrisse sull’“Eco di Biella” una pepata reprimenda, senza mancare di notare, con la consueta generosità intellettuale, che “Gremmo non aveva abboccato” riconoscendomi il merito d’aver subito sentito odor di zolfo dietro alla strombazzata scoperta. 

  Ad ogni buon conto il 5 agosto 1974 Edilio Galuppi, Paolo Galuppi, Roberto Gremmo, Cesare Tonello, Luigino Zoccolo e Pietro Zoccolo sul Monte Mazzaro, avevano collocato un cippo alto circa un metro, in sienite (‘pera dla Balma’) sui ruderi dello storico, gigantesco obelisco eretto nel 1907 ed abbattuto a cannonate durante le esercitazioni militari negli anni ‘20.

 La stele lapidea é volutamente simile alla ‘croce solare’ dei “Catari” massacrati dalla crociata della Francia centralista contro l’Occitania del ‘camps dels cremats’, sotto Montsègur.

    Ricerche archeologiche molto accurate sono riuscite a ricostruire l’ubicazione delle truppe militari della ‘crociata’ antidolciniana attestate sui monti Robello, Civetta, Tirlo, Caulera, Craviolo, Massaro e Ragna per dodici mesi e tredici giorni in un assedio senza scampo e con base operativa il castello di Trivero sul monte detto, chissà perché, “Cattivo”.

    Ma v'è dell'altro...

    Il mito di Dolcino si é addirittura sovrapposto a quello di uno dei mistici ebraici più controversi.

   Alcuni anni fa il compianto amico repubblicano e doliciniano Roberto Zegna Baruffa mi aveva raccontato d’aver conosciuto in prigionia un soldato d’origine montenegrina, della città di Dulcigno che era fermamente convinto che ‘il profeta Dolcino’ fosse originario della sua patria balcanica.

    Verificata la straordinaria affermazione scoprii che l’uomo aveva banalmente sovrapposto il predicatore dal nome simile a quello del suo paese con il celebre ‘Messia’ Sabbatai Zevi che nel Seicento provocò una vero terremoto spirituale nelle comunità ebraiche di mezz’Europa.

    Israelita di nascita, rabbino e cabalista nella natìa Smirne, lo straordinario personaggio a soli 22 anni proclamò d’essere il liberatore d’Israele annunciato dai profeti e suscitò entusiasmi ed isterismo fra le folle ebraiche, raggiunse Berlino, Salonicco e Gerusalemme e trascinò nella sua avventura gli influenti rabbini  di Modena  e Reggio sempre predicando, benedicendo ed annunciando il prossimo avvento dell’apocalisse.

   Giunto a Costantinopoli venne imprigionato e messo dal Sultano di fronte alla terribile scelta se convertirsi all’Islam abiurando o seguire la via del martirio. Non ebbe dubbi e preferì l’apostasia al giudaismo.

   Ma, dal pari dei ‘marrani’ spagnoli, la sua abiura fu solo apparente perché continuò occultamente a praticare le regole ebraiche finché morì nel 1676 proprio a Dulcigno.

    Questo spiega la confusione fra l’eresiarca (cristiano) Dolcino e l’eretico (ebraico) Sabbatai Zevi.

   Almeno nella mente d’un semplice di spirito come l’anonimo marmittone balcanico era facile confonderli.    

    Ancor oggi a Dulcigno giungono frotte di esaltati che cercano il tesoro del Messia nella grotta sul mare dove era passato a miglior vita.

    Non c’é da stupirsi che qualcun altro faccia altrettanto salendo sul monte Rubello sperando di scoprire le ricchezze occultate dai dolciniani.

   Ma senza trovarle.

       Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

Roberto Gremmo

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