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CRONACA | 23 marzo 2019, 14:49

Cinghiali, morti tre cuccioli. Accolta richiesta di trasferire i sopravvissuti in un rifugio

"Dopo gli accertamenti del veterinario verranno portati al centro di protezione della fauna selvatica di Novara", spiega Alberto Scicolone, portatore della richiesta in Provincia. Intanto, anche Oipa alza la voce sulla vicenda: "Pronti alla diffida"

cuccioli cinghiale

Foto di repertorio

La notizia diffusa nei giorni scorsi sulla mamma cinghiale finita nel cortile di una casa di Bioglio e uccisa ha suscitato velocemente la polemica di tutti, dalle associazioni di protezione animali ai cittadini. L'ungulato viaggiava con cinque piccoli, affidati successivamente dagli uffici provinciali ad un’azienda agricola che alleva cinghiali per scopi alimentari. Visti i diversi tentativi di recuperarla andati a vuoto, il personale della provincia intervenuto sul posto aveva abbattuto l'esemplare, perché ritenuto pericoloso per residenti e cittadini. Nei giorni successivi, inoltre, tre piccoli su cinque hanno perso la vita perché appena nati e rimasti senza la madre.

Nel frattempo, la richiesta del presidente di Legami di Cuore, Alberto Scicolone, di trasferire i due cuccioli di cinghiale sopravvissuti al centro di protezione della fauna selvatica di Novara è stata accolta dalla Provincia: "Abbiamo ricevuto la garanzia da parte del'ente del loro benessere - spiega Scicolone - e lunedì, dopo i dovuti accertamenti del veterinario dell'allevamento, i piccoli potranno raggiungere il rifugio".

Sulla questione interviene anche Oipa, l'organizzazione internazionale protezione animali, che ha presentato un'istanza formale di accesso agli atti per capire nei dettagli come e perché si sia deciso di abbattere la mamma e per valutare l’invio di una diffida alla Provincia di Biella per la tutela dei cuccioli.

“È doveroso valutare - dichiara Alessandro Piacenza, vicecoordinatore delle guardie zoofile dell’Oipa Italia Onlus - se l’abbattimento del cinghiale adulto fosse necessario sia dal punto di vista della reale pericolosità dell’animale sia perché il cinghiale rientra, in base alla normativa vigente, tra le specie selvatiche che costituiscono patrimonio indisponibile dello Stato, seppur cacciabile. Una procedura più equa avrebbe portato a gestire la situazione senza ricorrere subito all’abbattimento: la madre poteva venire anestetizzata, i piccoli catturati per poi trasferirli insieme lontani dal centro abitato. I cuccioli, per legge non reimmissibili in libertà, potevano essere affidati ad un CRAS (Centro di Recupero di Animali Selvatici) invece di essere subito destinati ad un’azienda che cresce e usa gli ungulati per scopi alimentari”.

 

bi.me.

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