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ATTUALITÀ | 19 marzo 2019, 18:55

L'abbraccio artistico di Michelangelo con Ettore Olivero: presentata a Milano la mostra di Pistoletto Padre e Figlio FOTOGALLERY

A Biella e Trivero la mostra Padre e Figlio dal 17 aprile al 13 ottobre a Palazzo Gromo Losa, a Cittadellarte – Fondazione Pistoletto e a Casa Zegna

pistoletto mostra

Questa mattina, nella cornice di Villa Necchi Campiglio a Milano (donata al FAI nel 2001) è stata presentata la mostra Padre e Figlio, dialogo tra le produzioni artistiche di Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) con quella del padre Ettore Pistoletto Olivero (Arnodera, Val di Susa, 1898 – Sanremo, 1981). La mostra aprirà le porte in tre luoghi del Biellese. Tre cuori pulsanti, simboli del territorio candidato come città creativa Unesco: Palazzo Gromo Losa, storica dimora signorile restaurata e messa a disposizione della città dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, Cittadellarte Fondazione Pistoletto  e Casa Zegna. Ogni locale ospiterà da mercoledì  17 aprile a domenica 13 ottobre 2019 una selezione di opere, curata da Alberto Fiz, che raccontano la vita artistica  del padre e del figlio “arrivando a un connubio talmente completo da fondere le due dimensioni di padre e figlio. Ognuno dei due è l’altro” , commenta il curatore Alberto Fiz.

I lavori di Michelangelo Pistoletto, tra i maggiori protagonisti della scena artistica internazionale e quelli del padre Ettore, apprezzato pittore di paesaggi e nature morte, rappresentano il punto di partenza di un serrato confronto col tema del rapporto padre – figlio, declinato in molte delle sue implicazioni e sfumature. Attraverso le opere esposte e nei video-dialoghi realizzati con il curatore e con Anna Zegna, Michelangelo Pistoletto ha dato espressione a una concezione non unidirezionale del rapporto padre – figlio: lasciare un’eredità ai padri, anziché affidare unicamente ai figli la responsabilità di comunicare il sapere e le passioni dei genitori. Padre e Figlio presenta oltre cento opere tra dipinti, quadri specchianti, installazioni, lightbox, video e fotografie e si tiene in un anno molto significativo per la città di Biella, che nel 2019 proporrà la propria candidatura al network Unesco delle città creative, avendo proprio Michelangelo Pistoletto quale ambasciatore ufficiale per il progetto. Michelangelo Pistoletto ha realizzato un simbolo del Terzo Paradiso dedicato alla candidatura e ha già fatto sottoscrivere un manifesto di sostegno ai suoi "ambasciatori" nel mondo.

Biella, attivo polo manifatturiero dove l’industria moderna prosegue una tradizione secolare tramandata di padre in figlio, è esempio virtuoso di come arte e imprenditoria possano collaborare attivamente, giovando non solo all’economia locale ma impegnandosi nella creazione di luoghi di aggregazione e di cultura. Il tema della mostra si intreccia strettamente con il profondo legame di Ettore e Michelangelo con la città e con la famiglia Zegna, le cui prime committenze ai Pistoletto risalgono al 1929, quando Ermenegildo, fondatore dell’azienda e imprenditore illuminato con la chiara consapevolezza che l’impresa dovesse assumere una responsabilità sociale e artistica, commissionò a Ettore un ciclo di graffiti su L’Arte della Lana. Oggi Fondazione Zegna è partner di molte delle iniziative di Cittadellarte tra cui il progetto Visible e UNIDEE - Università delle Idee. Questa mostra rappresenta la conclusione di un’ideale trilogia di momenti espositivi che hanno indagato il rapporto tra Michelangelo Pistoletto e il padre, cominciata nel 1973 con un omonimo evento “Padre e Figlio”, proposto a Torino nella galleria di Gian Enzo Sperone, e proseguita nel 2008, ancora a Torino con Ettore e Michelangelo. “I coetanei” proposta dalla galleria Persano.

“Le mie radici sono a Biella – commenta l’artista  -, non posso che essere contento di portare la storia mia e di mio padre tra i luoghi di casa. Questo percorso non parla solo del rapporto di sangue con mio padre, ma della forza dei rapporti intergenerazionali. Il rapporto con la famiglia Zegna ha fatto si di poter creare qualcosa di nuovo e importante, una dualità porta sempre a qualcos’altro come testimoniato nel mio Terzo Paradiso. Ai giovani dico di avere il coraggio di sviluppare le proprie abilità espressive e di ricercare la dualità, confrontarsi con gli altri, perché l’unione porta alla creazione di qualcosa di nuovo”. Michelangelo è cresciuto artisticamente con gli insegnamenti del padre fino a quando, a 18 anni, la mamma non lo ha iscritto a un corso di pubblicità e grafica con Armando Testa, da lì la sua arte ha iniziato a discostarsi da quella del padre per trovare la propria identità, ma come conferma Michelangelo: “Io sono stato partorito artisticamente da mio padre”.

Redazione a.z.

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