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Biellese Magico e Misterioso | 17 marzo 2019, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: L’acqua salvifica di San Giovanni d’Andorno e la “Cappella del diavolo” del Santo Monte di Ghiffa

A cura di Roberto Gremmo

Il Biellese magico e misterioso: L’acqua salvifica di San Giovanni d’Andorno e la “Cappella del diavolo” del Santo Monte di Ghiffa

   Il nucleo originario del Santuario di San Giovanni d’Andorno é una grotta lacrimaria dove con un rito paganeggiante i pellegrini si purificavano con l’acqua piovana che cadeva dalle fessure rocciose. 

 Ma oggi, purtroppo, la grotta-sacello dove troneggia una statua del santo ha perso le caratteristiche originali perché é stata restaurata nel 1954 creando un’ambientazione posticcia.

     Questo cambiamento ha interrotto del tutto la filtrazione dell’acqua dal soffitto che per secoli aveva dato vita ad una devozione particolare perché si credeva fosse miracolosa per guarire dai mali degli occhi.  Da una relazione ecclesiastica sappiamo che l'acqua taumaturgica “fino all'Anno 1683 vi [era] sempre grondata dalla detta Volta in modo, che difficilmente si poteva star col genochio al pavimento dell'istessa Rocca” .

   Sul piazzale del santuario esiste poi una fontana in granito, un “Burnel” come quello dell’Urupa, rifatta nelle forme attuali nel 1789 e probabilmente fu proprio la presenza di grandi quantità d’acqua, sia nelle fonti che nelle rocce impregnate d’umidità a suggerire di dedicare la chiesa al Battista che proprio col liquido salvifico battezzava e salvava i cristiani.

   Nel santuario, la festa principale cade il 24 giugno, notte magica notte ma anche giorno della nascita del Battista che, per il suo sacrificio, viene chiamato affettuosamente e confidenzialmente ‘Giovan tajà’.

   Malgrado le statue delle cappelle ammoniscano a tenersi ben lontani dalle tentazioni maligne negli immediati dintorni di San Giovanni d'Andorno i confini fra religione ufficiale e ‘magia’ delle fedi etniche resta incerto anche perché nella bassa valle il torrentello oggi detto Dunasco era in passato chiamato “Rivo delle Masche” ed una radura sovrastante la grotta piangente del santuario di San Giovanni viene detta “piano delle streghe” forse perché culmine di antiche processioni devozionali d’epoca pagana.

   La rimozione di culti naturali paganeggianti delle acque non é avvenuta soltanto nella val dal Sarv perché é avvenuta in molti altri luoghi di antica devozione, molti dedicati, non per caso, a San Giovanni che nell’iconografia cristiana viene sempre raffigurato accanto ad un corso d’acqua nel gesto purificatore del battesimo.

   Fra i tanti, merita un cenno quello effettuato sul lago Maggiore, nel “Sancro Monte” di Ghiffa, un pianoro montano incombente sullo specchio d’acqua conosciuto da sempre come “la selva”, un toponimo che, come ricorda Fiorella Mattioli Carcano, “pare sottendere un profondo significato sacrale” anche perché “era un luogo di ritrovo “festoso” per gli ortesi”.

   Da tempo immemorabile i fedeli andavano a raccogliere l’acqua di una cisterna sotterranea e si bagnavano gli occhi per tener lontani i malanni e le malvagità. L’antica cisterna era all’interno d’una grotta naturale, su cui nei secoli scorsi é stata edificata una cappelletta dedicata proprio, non per caso, a San Giovanni.

   Nel 1894, per ragioni poco chiare, l’acqua sorgiva veniva separta da quella piovana con cui si univa nella grotta e convogliata in una fontana, costruita a poca distanza, ed ora alimentata dall’acquedotto comunale.

    La grotta mistica venne trasformata in una ghiacciaia per l’osteria del santuario, ma non é scomparsa e la si può ancora intravedere da una piccola grata, posta sui gradini della cappelletta di San Giovanni.    

  Guardando attentamente, si notano parecchie monetine metalliche gettate dai fedeli, segno evidente che non si é perduta la fede nei poteri salvifici di quel luogo dove  l’acqua del sottosuolo é un elemento naturale cui si attribuiscono poteri catartici, divinatori e fecondatori,  come ben sanno gli abitanti di Postua che la raccolgono sulla pietra magica della chiesetta a precipizio sul torrente Strona nel canton Roncole.

    La nuova fontana di Ghiffa é stata costruita sotto un’altra edicola detta dell’Incoronata, conosciuta da sempre come “Cappella d’ul diavul”, un nome che secondo lo storico Franco Mondolfo deriverebbe “viste tutte le ‘diavolerie’ che venivano confessate”; una spiegazione che non mi convince del tutto.   

       Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

Roberto Gremmo

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