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CRONACA | 16 marzo 2019, 12:52

Omicidio Leo, dopo il mitomane s'indaga sulla pista passionale

Nei giorni scorsi un uomo si era presentato dai carabinieri, a Torino, dicendo: "Sono io, l'assassino"

Stefano Leo

L'addio a Stefano Leo, al Museo del Territorio di Biella

Dopo il mitomane, alla fine accompagnato in ospedale per le cure del caso, le indagini sull’assassino di Stefano Leo tornano in mano agli inquirenti, che per una notte avevano sperato in una pista per risolvere il tragico assassinio di tre settimane fa, avvenuto ai Murazzi di Torino (Lungo Po Machiavelli).

L'uomo (italiano) interrogato dai pm Enzo Bucarelli, Ciro Santoriello e il procuratore vicario Paolo Borgna, nella caserma dei carabinieri di via via Valfrè, fino a notte fonda, s’è infatti rivelato solo una persona disturbata mentalmente, che avrebbe imparato a memoria una serie di informazioni legate all’orribile delitto, ma che di fronte alle domande incalzanti degli investigatori è poi caduto in contraddizione fino a lasciarsi scoprire come una persona disturbata e totalmente estranea alla vicenda. Si era presentato spontaneamente ai carabinieri, raggiungendo la caserma dei militari con una Porche. “Sono io l’assassino. Il coltello l'ho gettato tra i rifiuti” avrebbe addirittura detto l'uomo.

Ad oggi, quindi, la pista investigativa più accreditata per l’omicidio del biellese, da qualche tempo residente a Torino, pare essere quella passionale. E cioè che il trentatreenne, commesso in nel negozio K-way di Piazza Cln, fosse considerato un rivale da qualcuno che accecato dalla gelosia avrebbe perpetrato il terribile delitto (una coltellata alla gola).

Leo era infatti un ragazzo estroverso e carismatico, pieno di fascino. Proprio le sue tante esperienze e scelta di vita lo portavano ad essere una personalità per certi versi magnetica, tra religione buddista e viaggi in giro per il mondo, tra cui l’Australia. Ecco perché gli inquirenti non escludono che un’amicizia tra il giovane e qualche donna sentimentalmente impegnata possa essere alla base del feroce delitto. Si tratta, per ora, solo di un’ipotesi, che non esclude altre possibilità sulle quali da sabato 23 febbraio le forze dell’ordine ed i magistrati stanno indagando.

Paolo La Bua

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