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Circondario | 12 marzo 2019, 07:00

“Laboratorio analisi deve rimanere a Biella”: Chiorino chiama all'appello i sindaci biellesi

Il sindaco di Ponderano e il presidente dell'Ordine dei medici di Biella, Franco Ferrero, hanno redatto un documento destinato a Regione Piemonte e Asl Biella. Il primo cittadino ha invitato i colleghi del territorio ad aderire. Laboratorio analisi, carenza di medici e mancati finanziamenti al centro della lettera

“Laboratorio analisi deve rimanere a Biella”: Chiorino chiama all'appello i sindaci biellesi

Tanti laureati ma concorsi deserti, medici “a gettone”, mancanza del personale e sempre più dottori che richiedono la pensione per raggiunto limite di età. È questa la situazione generale, già nota da tempo, in cui verte il Servizio Sanitario Nazionale. Su questo e sulla volontà della Regione di spostare il laboratorio analisi da Biella e Novara il sindaco Elena Chiorino, insieme al presidente dell’Ordine dei medici di Biella Franco Ferrero, ha redatto un documento indirizzato all’Assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Antonio Saitta, e alla direzione generale di Asl Biella, per il quale ha chiesto l’adesione a tutti i sindaci biellesi. La lettera è stata presentata ieri pomeriggio alla stampa, nel corso di una conferenza durante la quale il primo cittadino e il dottor Ferrero sono stati affiancati nei loro interventi da Umberto Bosio, presidente della Federazione sanitari pensionati.

“L’attuale inesistente pianificazione del servizio sanitario è un suicidio sociale sia a livello nazionale sia piemontese” ha dichiarato il sindaco ponderanese, che già nei primi mesi del 2018 aveva sollevato la questione: “Dalla prima all’ultima assemblea dei sindaci ho chiesto che fosse urgentemente convocata una conferenza per discutere della situazione allarmante del servizio sanitario, ma fino ad oggi sono stata ignorata. Ciò che chiedo di nuovo è un incontro dei primi cittadini biellesi con l’assessore Saitta per sapere come intende intervenire sia nei confronti della situazione in cui verte l’intero sistema, sia sulla questione del laboratorio analisi. Un incontro documentato e argomentato dagli opportuni fascicoli: non ci accontentiamo più delle parole”.

A livello nazionale, nei prossimi cinque anni è prevista una perdita di circa 20mila medici. Una situazione che, se non risolta, toccherà inevitabilmente anche il nostro territorio: “Tra i nostri iscritti - ha spiegato il dottor Ferrari - solo il 20% ha un’età inferiore ai 40 anni. Sui 121 medici di base in attività, 63 hanno un’età compresa tra i 60 e i 67 anni. Ciò significa che oltre il 50% di loro ha raggiunto i requisiti necessari per poter richiedere la pensione. Per quanto riguarda i medici ospedalieri, 82 su 311 iscritti fanno parte di quella fascia d’età. Negli ultimi mesi abbiamo percepito un aumento delle richieste di pensionamento: se non pensiamo a provvedimenti importanti rischiamo di non poter più assistere la popolazione”. Un’occupazione maggiore delle case della salute risulta una delle soluzioni proposte da Ferrero: “Avere strutture di questo tipo funzionanti significherebbe alleggerire il lavoro di medici di base e Pronto Soccorso. Per sopperire alla carenza di medici sarebbe anche necessario sia un implemento delle figure che possono accedere ai corsi di medicina generale tramite borse di studio sia una maggiore collaborazione tra le università e le aziende sanitarie, affinché aumenti la presenza degli specializzandi nella struttura, non in modo occasionale come già avviene ma con un lavoro sistemico tra le due parti”.

Alla questione dell’età pensionabile si affianca il problema del cosiddetto imbuto formativo: “Ogni anno si laureano in media 15mila medici - ha spiegato Chiorino - ma i posti previsti nelle specialità sono circa la metà. Intanto i corsi e i bandi indetti dalle Asl rimangono deserti, perché non formiamo un numero sufficiente di specialisti”. Tutto ciò costringe le aziende sanitarie a rivolgersi ai cosiddetti medici “a gettone”, che vengono pagati a ore e non fanno parte di un’équipe, senza contare il fatto che “ricoprono posti - ha dichiarato il primo cittadino - che per legge sono riservati a medici con regolare contratto nazionale della dirigenza medica ospedaliera. Una pratica contraria alle norme sul pubblico impiego, ma accettata per far fronte ad un’emergenza di cui nessuno si sta occupando”.

Sull’argomento la ‘denuncia’ del sindaco è rivolta al Governo: “L'intero percorso formativo di un medico - ha spiegato - costa allo Stato poco più di 150mila euro, di cui 25mila per la laurea e 130mila per la specializzazione. Ogni anno, circa 7mila medici non possono entrare in specializzazione perché mancano posizioni aperte. Ciò significa che incrementare i posti costerebbe allo Stato circa 910 milioni di euro (130mila moltiplicato per 7mila). Per il reddito di cittadinanza, solo per quest'anno, sono stati stanziati 7 miliardi di euro. Per sopperire al problema, bastava investirne un miliardo. Senza i medici non ci può essere sanità, ma a questo governo importa di più prendere in giro i cittadini costringendoli, inoltre, a farsi curare privatamente. Possibile che non ci si renda conto che la formazione medica è diventata un'emergenza sociale? La sostenibilità del nostro servizio sanitario è seriamente compromessa dal virus dell'indifferenza, della superficialità, della perseveranza e della mancanza di pianificazione e dei programmi elettorali”.

La questione del laboratorio analisi, che tocca il nostro territorio da vicino, è un altro dei temi affrontati in conferenza e riportato nella lettera redatta da Chiorino e Ferrero: “Spostare il laboratorio da Biella a Novara - ha spiegato Umberto Bosio - andrebbe a discapito delle attività di diagnosi e di cura, a partire dal fatto che il materiale potrebbe non arrivare conservato. Ciò costringerebbe il paziente a ripetere l’esame, con conseguente spreco di soldi oltre ad un evidente disagio per la persona”. La volontà dell’assessore Saitta, resa nota attraverso la DGR sulla riorganizzazione della rete dei laboratori analisi, nasce dall’aver individuato l’azienda ospedaliera di Novara come sede principale del quadrante del nord est Piemonte, di cui l’Asl Biella fa parte. Questo secondo il sistema “hub and spoke”, il modello di rete delle compagnie aeree su cui si basa il sistema della sanità piemontese, che individua la struttura principale (hub) e le secondarie (spoke).

“Il fatto è che a Novara un laboratorio analisi non c’è - ha affermato il sindaco di Ponderano -. Per fare ciò, l’azienda novarese dovrebbe investire dei soldi per installarne uno mentre Biella, a sue spese, dovrebbe smantellare il suo e cedere quindi due milioni di esami a Novara. Per giustificare questa e altre scelte, Saitta ha ribadito più volte che l’ospedale di Ponderano è sovradimensionato. Io non sono d’accordo: il nostro ospedale, piuttosto, è sottoutilizzato. E lo stesso vale per il laboratorio analisi, che potrebbe incrementare ancora la sua produzione. Trasferirlo, oltre allo spreco di soldi che comporta, significherebbe svilire la figura dei tecnici che ci lavorano, perché in questo modo diventerebbero soltanto dei bravi confezionatori di materiale da inviare a Novara”. Sulla questione del sovradimensionamento Bosio ha aggiunto: “Due anni dopo l’inaugurazione del nostro nuovo ospedale, l’azienda ha perso cinque strutture complesse e alcuni posti letto. Dobbiamo salvare le nostre eccellenze perché dopo il laboratorio toccherà ad altre strutture, come è appunto accaduto in passato”.

Nel documento indirizzato a Regione e Asl Biella, si evidenzia poi che il finanziamento della Regione a favore dell’azienda sanitaria biellese è fermo dal 2014, nonostante la gestione del nuovo ospedale comporti circa 12 milioni di euro di costi aggiuntivi. Infine, è ribadita la richiesta di sblocco dei venti posti letto di continuità assistenziale il cui progetto, ad oggi, non è ancora stato autorizzato dalla Regione.

Bibiana Mella

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