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Biellese Magico e Misterioso | 10 marzo 2019, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: Una nuova suggestiva ipotesi sull’origine dei ‘pé d’òca’ del folklore biellese

A cura di Roberto Gremmo

Il Biellese magico e misterioso: Una nuova suggestiva ipotesi sull’origine dei ‘pé d’òca’ del folklore biellese

Lo studioso di Arenzano Lorenzo Giacchero in un libro originalissimo dal titolo “Angeli  Custodi - Arenzano e l’eredità templare” avanza una nuova ipotesi sull’origine della leggenda biellese sui “pé d’òca” convinto che questa tradizione potrebbe avere un fondo di verità.

    Secondo questo autore, infatti, in un lontano passato sarebbero davvero giunti fra noi individui singolari, dotati di conoscenze straordinarie ma costretti a fuggire dall’arretrata popolazione locale che li canzonava perché avrebbero avuto caratteristiche fisiche particolari. Quest’etnia singolare con arti deformi (o ritenuti tali) si sarebbe stanziata nell’alta valle del Sarv e la località di Piedicavallo conserverebbe proprio nel nome memoria della loro presenza: “Piè-d’òca-val”.

   A sostegno della sua ipotesi, Giacchero ricorda che il più antico insediamento valligiano era nelle “Case vecchie” che secondo una consolidata tradizione sarebbero state abitate da misteriosi carbonai arrivati da chissà dove, che uno dei più antichi cognomi valligiani, Peraldo richiama la località basca di Iparralde e che il monte Cresto che sovrasta il paese potrebbe indicare il territorio dei “Chrestians”, nomignolo che nei Pirenei serviva a bollare una genìa emarginata e deviante.

    Sono congetture suggestive ma azzardate ?

   Se davvero le assonanze nominali hanno valore, é opportuno ricordare (si veda “Biella News” dello scorso 6 maggio) che il più antico luogo di culto cristiano della valle Cervo, proprio ai piedi della salita verso il santuario di San Giovanni é stata la chiesa di Santa Maria detta di “Pediculoso” che direttamente deriva dal ‘pediculum’ latino, il piccolo piede. Una definizione singolare per una chiesa, a meno che non rimandi a qualche (vera o presunta) caratteristica fisica dei primi fedeli.

     In realtà, la tradizione dei “Pè d’òca” appartiene soprattutto alla val dl’Elf dove gli esseri misteriosi sarebbero arrivati ‘da fuori’ (dalla non lontana val dal Sarv ?) ed i legami del Biellese coi Paesi Baschi sono molti e profondi.

    Nel libro sul “Biellese magico e misterioso” pubblicato nel 2014 avevo già dedicato qualche riga ai gruppi di individui ritenuti pericolosi per la comunità cristiana vissuti sui Pirenei e che vennero per secoli bollati spregiativamente come “Cagots”. Furono costretti a vivere appartati ai margini dei villaggi portando un mantello con una zampa d’oca dipinta all’altezza della spalla come segno d’infamia per l’appartenenza ad una “razza maledetta”, forse perché rimasta tenacemente pagana.

   Il mito del popolo ‘minable’, miserevole coi piedi palmati é ancor vivo nei Paesi Baschi ed il compianto patriota Federico Krutwig ci raccontò anni fa la storia di questi “Agoti” chiamati anche “Cagots” o “Chrestians” giunti in Euskadi dal Vallese, disprezzati dalla gente del posto ed obbligati a portare un marchio ritenuto infamante.  

   A metà Ottocento, Francisque Michel si occupò di loro nella sua monumentale “Histoire des races maudites de la France et de l’Espagne” ricordando che questi poveretti, ovunque banditi e cacciati come appestati, erano costretti a vivere isolati e potevano entrare nelle chiese solo da una porticina “qui leur était exclusivement réservé” segnandosi solo con l’acqua “bénite dans un bénitier à part”.

   Almeno fino al Seicento la loro vita era resa difficile dalle leggi ed era comune a quella di altre ‘races maudites’ perché “les Cagots pyréneéns, les Gahets gascons et les Caqueur de la Bretagne étaient astreints [obbligati] par la législation alors en vigueur à porte une marque distinctive, appellée pied d’oie ou de canard [piedi d’oca o d’anatra] dans les arrêts [decreti] de Navarre et de Bourdeaux” in segno di disprezzo.

    Malgrado fossero costretti ad andare a piedi nudi, non risulta che i “Cagots” avessero deformazioni agli arti inferiori anche se il loro corpo presentava un’evidente anomalia perché non avevano i lobi alle orecchie.

   Una canzone medioevale nella parlata occitanica di Pau sbeffeggiava questi sfortunati anche per la loro “aüreille retroussade”, l’orecchio accartocciato.

    L’abitudine dei nostri pastori di portare un orecchino d’oro all’orecchio (“per salvé la vista“) potrebbe esser nata proprio per differenziarsi dai deformi emarginati, che non potevano esibire pendagli perché privi delle estremità dell’organo uditivo.  

   Ritenendoli gli ultimi discendenti dei Catari, il celebre esploratore tedesco Otto Rahn nella sua “Crociata contro il Graal” ricordò questi “cagots, questa tribù di bohémiens disprezzati che vivevano nei Pirenei e che la Navarra francese riconobbe solo nel 1709 e la Navarra spagnola nel 1818, come cittadini uguali agli altri”.

  Malgrado sia difficile stabilire l’origine di queste stirpi marginali e perseguitate é tuttavia certo che i cosìdetti “Colliberts” guardati con sospetto dagli altri francesi si stabilirono nel Medio Evo nel Bas-Poitou un una zona “marécageuse et encore inhabitée”, paludosa e disabitata per sfuggire alla persecuzione di tipo etnico cui erano sottoposti dai dominatori Franchi.

    I loro discendenti si sarebbero nascosti proprio nella val dal Sarv ? Lorenzo Giacchero sembra convinto che l’appartata Bürsch sia stata la terra di rifugio di popolazioni di grande cultura ma “di origine incerta, di caratteristiche somatiche diverse da quelle del contesto sociale in cui si trovavano di volta in volta a vivere, e pertanto donne e uomini qui alti, biondi con gli occhi azzurri e là tarchiati, con capelli crespi e scuri, tutti comunque in salute, e per lo più robusti e vigorosi; che sceglievano luoghi isolati o abbandonati; che lavoravano sopratutto il legno e la pietra, raramente la terra; che erano guardati con sospetto o fastidio dal popolo, dalla Chiesa che li discriminava persino nei templi, o dalle autorità civili, che imponevano l’esibizione di un’inquietante zampa d’oca”. 

    Possibile ? O si tratta solo di fantasiose suggestioni ?

    Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.com

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro reperibile alla libreria “Ieri e Oggi” di via Italia a 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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