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ATTUALITÀ | 10 marzo 2019, 07:00

L'opinione di: Pietro Brovarone, "Uso e abuso ricreativo"

L'opinione di: Pietro Brovarone, "Uso e abuso ricreativo"

Colpisce, nel contesto biellese, sapere che una ragazzina di 14 anni è stata denunciata alla procura dei minorenni di Torino, per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti trovate in suo possesso mentre era a scuola. Il blitz delle forze dell’ordine, con cani anti droga all’interno della scuola superiore, ha dato esito positivo ed ha messo in evidenza un fenomeno diffuso, di cui sempre meno si parla, ovvero del precoce avvicinamento dei ragazzini all’uso di sostanze psicotrope. Va premesso che l’ordinamento non stigmatizza più, dal 1993, l’uso di sostanze stupefacenti con sanzioni penali: oggi far uso di droga è punito solo in via amministrativa ai sensi dell’art. 75 d.p.r. 309/90 (le sanzioni riguardano la sospensione della patente di guida, del porto d’armi, del passaporto o del permesso di soggiorno).

Per i minorenni, poi, è previsto che il prefetto convochi i genitori e li notizi del fatto che il figlio fa uso di sostanze stupefacenti. Il non criminalizzare la condotta di chi usa droga è stata una scelta politica, affidata ad un referendum popolare e ad una battaglia “libertaria” – così s’usava dire ai tempi – che trova la sua genesi nel presupposto che l’uomo, in ossequio al principio di libertà, può anche arrivare ad autodistruggersi avvelenandosi mortalmente con la droga. Ovviamente si trasmette il messaggio che la sostanza drogante ha funzione ludico – ricreativa; ti da piacere, quindi, non può essere vietata e non deve essere moralmente stigmatizzata. L’esito, però, dell’uso che, poi, è sempre abuso, è sotto gli occhi di tutti: vite distrutte nel fisico, relazioni personali e famigliari devastate, grossi guai con la giustizia penale.

Infatti, se è vero che l’uso non è più penalizzato, è anche vero che la stragrande maggioranza di chi si avvicina al mondo della droga, poi, incorre in problematiche giudiziarie di natura penale. La dipendenza fisica e psichica dalla sostanza drogante rende il soggetto più permeabile a condotte illecite per ottenere ciò che ormai il suo fisco richiede con prepotenza. L’esperienza storica degli anni 60, 70, 80 e 90 del secolo scorso dovrebbe portare la società ad intervenire con forza e durezza verso il mondo della droga, soprattutto verso coloro che corrompono le giovani generazioni e, per converso, dovrebbe mettere in atto una seria campagna di tutela degli adolescenti che entrano in contatto con quella realtà. Oggi la sensazione che si coglie è una grande sottovalutazione del problema, quasi che ciò non riguardi la società degli adulti.

Al primo segnale di uso da parte di giovani adolescenti la risposta educativa dovrebbe essere forte ed incisiva, con il coinvolgimento diretto della famiglia, posto che spesso l’uso di droga, a quella età, è sintomo di una fuga in avanti del minore che segnala in questo modo problematiche più profonde. Se la società degli adulti non comprende l’importanza di interventi precoci, avrà quale unica soluzione da proporre quella della cronicizzazione metadonica di adulti difficilmente recuperabili.

Pietro Brovarone

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