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CULTURA E SPETTACOLI | 09 marzo 2019, 18:49

Storie di Donne, “Alba Spina – Una vita per un ideale”

Nella Biblioteca civica Benedetto Croce parla Silvia Delzoppo, la scrittrice e pronipote della protagonista in occasione dell’8 marzo: “Credeva in quello che faceva, ha sempre invitato le donne a non piegarsi e a far sentire la propria voce”

silvia delzoppo

L’8 marzo anche quest’anno è passato, in questi giorni si sono distinte tante iniziative, serate ed eventi dedicati al mondo femminile che, si spera, non si fermeranno alla Festa della Donna ma saranno da monito e da esempio tutto l’anno. Una di queste Storie di Donne è stata presentata ieri sera alla Biblioteca Civica Benedetto Croce di Pollone alle 21. In Biblioteca la scrittrice Silvia Delzoppo ha raccontato la storia della sua prozia,  trama del libro “Alba Spina – Una vita per un ideale” pubblicato nel 2005 e che le valse il secondo posto al premio Augusto Portiglia di Biella nel 2008.

“Ho deciso di scrivere questo libro quando – racconta Sivia Delzoppo – dopo la morte della prozia ho ritrovato una sorta di diario scritto da lei. Erano 200 pagine che racchiudevano il suo amore per gli ideali del partito comunista ai quali è sempre stata fedele. A casa naturalmente conoscevamo la sua storia, ma tra quei fogli ho trovato scritto tutto nei minimi particolari”.

Le 200 pagine rinvenute dalla pronipote dopo la sua morte sono nettamente divise in due parti: le prime 100 pagine partono dalla nascita di Alba, nel 1911 a Chiavazza. A tredici anni dovette abbandonare gli studi ed entrò in fabbrica, prese ben presto coscienza delle difficoltà che incontravano i lavoratori per poter sopravvivere: fame, bassi salari, soprusi. Dalle compagne di lavoro era soprannominata “la rivoluzionaria”. Nel 1932 s’iscrisse al Partito Comunista clandestino. Sospettata di azioni sovversive, tentò di espatriare ma fu fermata e processata a Vercelli. Venne condannata al confino che scontò a Ponza dal 1932 al 1934.Tornò a Biella nel 1934 riprendendo il suo lavoro nelle industrie locali biellesi.

La seconda metà del diario di Alba Spina inizia 10 anni dopo il rientro dal confino, il 24 giugno 1944. Nel periodo dalla Guerra di Liberazione infatti lei dovette allontanarsi da Biella perché denunciata e ricercata. A Torino fu staffetta partigiana e lavorò per il CLN. Catturata, con documenti molto compromettenti in borsa, tra i quali una cartina della caserma di via Asti a Torino, fu rinchiusa nella stessa caserma di Via Asti e poi alle Nuove. Sfuggì al plotone d’esecuzione grazie ad uno scambio, venne rilasciata nel dicembre del 1944 al posto di un maresciallo tedesco ma non tornò a Biella. Si recò a Milano dove diede il suo contributo al CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) fino all’aprile del 1945. Qui le memorie di Alba si concludono, ma non di certo la sua storia.

Infatti Alba dopo la liberazione, continuò il suo impegno politico: alle prime elezioni amministrative (marzo 1946) fu presentata dal Partito ed eletta consigliere comunale di Biella ricoprendo la funzione di Assessore all’Assistenza e Igiene e membro del consiglio ECA nelle Giunte Comunali. Venne rieletta come consigliere alle successive amministrative del 1951, ma non terminò l’impegno assunto perché trasferita a Roma alla Direzione del P.C.I. in Via delle Botteghe Oscure. Dal 1958 seguì l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di cui fu nominata Segretario Provinciale e l’ANPPIA. Dagli anni Settanta si ritirò dalla scena politica e da ogni impegno gravoso. Nel 1986 fu eletta Membro del Comitato d’Onore dell’ANPI. La storia di Alba Spina finisce il 10 febbraio 2001, all’età di quasi novant’anni. Il 23 aprile 2009 le viene intitolato l’asilo nido di Chiavazza.

“Quando ho iniziato a rimaneggiare la storia della prozia ho dovuto lavorare molto di ricerca – prosegue Silvia Delzoppo - . C’erano tanti nomi di luoghi e di personaggi che andavano contestualizzati e studiati per la stesura del testo.” Un lavoro che Silva Delzoppo ha svolto con calma e precisione essendo da sempre appassionata alla storia politica italiana tanto da scrivere altri libri, soprattutto per i ragazzi delle scuole: “Nonna Luciana e la costituzione italiana”, “Nonna Luciana e L’Unità d’Italia” e “Nonno Furio torna dalla guerra”. Silvia oggi ha 64 anni e una carriera da maestra alle spalle, ma ricorda ancora il timore di deludere la “zia Alba”: “La prozia aveva molto a cuore i principi di socialità e di aiuto verso gli altri – spiega la pronipote -. Ha sempre spinto le donne ad impegnarsi per aiutare i poveri, i malati e i meno fortunati: credeva negli ideali per cui ha combattuto. Quando andavamo a trovarla avevo sempre paura di non essere alla sua altezza”.

Alba Spina tramite Silvia lascia il ricordo di una donna forte: “Voleva che le donne non si piegassero ma che si esprimessero e impegnassero  - conclude la scrittrice - , che facessero sentire la loro voce”. Un esempio di coraggio e dedizione quello testimoniato ieri sera alla Biblioteca Civica che possa essere da esempio, ispirazione e che spinga le donne ad alzare la testa e a far sentire la loro voce anche oggi in un mondo che, forse, ha ancora tanta strada da fare per essere all’altezza di Alba.

Dopo la presentazione, con la partecipazione della presidente di Voci di Donne, Marina Deandrea e i rappresentanti ANPI di Sala e Cavaglià, la serata dedicata all’8 marzo e al ricordo è continuata sulle note di tre fisarmonicisti che hanno intonato canzoni tradizionali della resistenza e canti di donne. “La biblioteca voleva celebrare, tramite Alba Spina – spiega la direttrice della Biblioteca, Maria Ametis  -, tutte le donne che hanno lottato e continuano a lottare alla ricerca di uguaglianza, giustizia sociale e parità di diritti”.

Annachiara Ziliani

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