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Newsbiella Young | 27 febbraio 2019, 08:00

Un periodo di studio all’estero. Le ragioni di un’esperienza sempre più diffusa

studio estero

Nei mesi scorsi al Liceo di Cossato, dopo cinque mesi di permanenza all’estero, sono rientrati i due studenti Riccardo Simonetti e Gaia Girardi. Altri cinque sono ancora in altri paesi perché seguiranno lì i corsi di un intero anno di studio e sono ormai parecchie le domande di studenti che a settembre vogliono imboccare questa strada. Perché sempre più studenti frequentano alcuni mesi o un intero anno di scuola in un altro paese? Visti i costi elevati la domanda è d’obbligo: ne vale davvero la pena? Abbiamo provato a capirlo ragionando con Riccardo e Gaia.

I due allievi hanno aderito ad un periodo di studio rispettivamente in Australia, più precisamente a Brisbane vicino a Sidney, e in Canada, a Burnaby. Riccardo e Gaia alla partenza condividevano la stessa motivazione: il desiderio di aprirsi al mondo, confrontandosi con mentalità e stili di vita diversi, entrando a far parte di una nuova famiglia oltre oceano. Questo non è l’unico punto in comune dei loro racconti: per entrambi il viaggio è stata un’occasione per una crescita personale e uno stimolo a raggiungere una sempre maggiore autonomia, conquistandola giorno dopo giorno. La sfida per chi affronta un soggiorno prolungato all’estero è quella di mettersi in gioco a 360°; si inizia inserendosi in una nuova famiglia ed è richiesta apertura nel relazionarsi con ragazzi dalle abitudini e dallo stile di vita molto differente dal proprio. E’ inoltre necessario adeguarsi ad un sistema scolastico molto diverso da quello italiano: il percorso formativo in questi paesi è improntato su una relazione insegnate/alunno più paritaria, basata sul rispetto reciproco e sulla collaborazione intorno ad un progetto educativo condiviso piuttosto che, come accade in sistema come il nostro, su una relazione sbilanciata in cui il docente sembra avere il compito principale di sottolineare gli errori dell’allievo.

All’estero inoltre il percorso non è preconfezionato, ma personalizzato; è possibile scegliere quali corsi frequentare e l’offerta formativa è molto più ampia e flessibile rispetto quella italiana.Lo studente quindi deve prendere delle decisioni che lo rendono protagonista nella definizione del proprio itinerario. Infine, Riccardo e Gaia concordano sul giudizio: l’esperienza è stata per entrambi molto positiva “Una vera occasione di crescita personale. Da rifare senza indugio e la consigliano di cuore” spiegano i due giovani.

Carolina Viazzo NBY

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