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ECONOMIA | 25 febbraio 2019, 19:00

Piacenza: "Il futuro è incerto. Ma la fabbrica tessile ha un futuro"

Parla il presidente dell'Uib: preoccupazione per il quadro generale, obiettivi del Biellese e prospettive per i giovani

Carlo Piacenza

Carlo Piacenza

Oltre duecento anni di storia imprenditoriale, tessile, alle spalle. E non solo. Da quasi tre anni, è pure alla guida dell’Unione Industriale Biellese. Carlo Piacenza però non sente il peso né della tradizione né delle sfide del futuro.

Come si è chiuso il 2018 per le imprese biellesi?
"Il 2018, che al terzo trimestre ha registrato un aumento della produzione industriale del 2%, sta però scontando una chiusura in rallentamento a causa delle dinamiche nazionali e internazionali".

Che aspettative avete, invece, per il 2019?
"Le previsioni, purtroppo, scontano l’aumento dell’incertezza, che è dato da diversi fattori: la revisione al ribasso del Pil, la mancanza di una politica industriale improntata alla crescita, l’aumento del costo delle materie prime e, a livello internazionale, le tensioni nei rapporti con la Francia e l’instabilità data dalle spinte protezionistiche degli Usa. Tutti elementi che gravano pesantemente sulle aspettative di un distretto a vocazione manifatturiera come il nostro".

Quali sono le priorità sul territorio per l’Uib?
"La priorità è una: l’apertura del territorio verso l’esterno. Il primo obiettivo da raggiungere in questo senso è un collegamento ferroviario veloce e diretto con Milano e Torino: come ripeto ormai da anni, non è possibile che, quarant’anni fa, chi prendeva il treno da Biella per raggiungere Milano ci mettesse meno tempo di quanto ce ne si impieghi oggi. Questa è la chiave di volta per lo sviluppo del Biellese, per attrarre nuovi talenti nelle nostre aziende e nuovi residenti nei nostri paesi. Il secondo obiettivo guarda all’apertura in termini di maggiore comunicazione: la candidatura di Biella al circuito internazionale delle Città Creative dell’Unesco è, in questo senso, una sfida importante e un’opportunità preziosa per far conoscere il nostro patrimonio storico, culturale e paesaggistico nel mondo".

Maggio sarà il mese delle prossime elezioni, regionali e locali (oltre che europee), cosa chiedono gli industriali biellesi alla politica?
"Serve un piano infrastrutturale che colleghi il Paese all’Europa: serve, e subito, la Tav che non escluda l’Italia e il Piemonte dai corridoi europei e servono anche le opere di collegamento locali che, in modo capillare, siano al servizio dei territori. Più in generale, servono  misure per la crescita, per incentivare il lavoro dei giovani e per ridurre il cuneo fiscale, uno dei più elevati in Europa. A livello locale serve continuità nel supportare progetti, come la candidatura Unesco, che possono avere importanti ricadute nei prossimi anni".

Facciamo il punto: quanti sono gli addetti al comparto tessile, nel Biellese?
"Sono quasi 11 mila Ha ancora senso parlare di crisi? E comunque, le aziende del territorio ne sono uscite? Il tessuto manifatturiero, in particolare tessile, ha attraversato la crisi degli anni passati scontando una significativa riduzione del numero di aziende, addetti, volumi di produzione, ma ha saputo rimettersi in piedi con resilienza puntando sulla qualità, sull’alta gamma a livello internazionale, su un “saper fare” che da sempre fa la differenza rispetto ai tessuti di ogni altro luogo nel mondo. Oggi presidiare queste nicchie di mercato dall’alto valore aggiunto è la vera sfida per le imprese esportatrici biellesi.

Il Biellese è ancora un distretto tessile?
"La tradizione del territorio è e rimarrà tessile. A differenza dal passato, però, alla monocultura tessile si stanno affiancando altri settori che sviluppano un ecosistema integrato e variegato: food and beverage, salute e benessere, arte e turismo, nuovi business legati all’economia digitale".

Milano Unica era all’insegna della “sostenibilità”. Cosa vuol dire, per voi?
"Un territorio altamente industrializzato come quello Biellese ha saputo, nella storia, preservare le proprie risorse naturali valorizzando il verde e le montagne. Il profondo rispetto per la propria terra è alla base della sostenibilità delle nostre aziende. Non a caso, il distretto biellese, unico in Italia, è stato meta della visita dei funzionari della Commissione Europea che stanno lavorando alla revisione  dei  prossimi orientamenti comunitari in materia di migliori tecniche disponibili (BAT, Best Available Technics) per il settore tessile, con l’obiettivo di migliorare la sostenibilità ambientale dei diversi processi produttivi, attraverso l’individuazione di nuovi target di riduzione delle emissioni in acqua e in atmosfera e del consumo di risorse naturali".

E’ vero che ci sono posti di lavoro che le aziende non riescono a colmare, anche perché alcuni giovani non vogliono più andare in fabbrica?
"A livello nazionale Confindustria ha stimato che nei prossimi 3 anni l’industria cercherà 193 mila tecnici: di questi, uno su tre sarà di difficile reperimento. Il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, tra un elevato tasso di disoccupazione giovanile e la difficoltà delle imprese a trovare personale qualificato, è il nodo da sciogliere anche a livello locale. La disaffezione per un lavoro nell’industria tessile è l’eredità della crisi che ha colpito duramente il distretto. Oggi, dopo gli anni bui del passato, il Biellese conta ancora su imprese solide, su punte dell’eccellenza a livello mondiale che, però, per crescere hanno bisogno di giovani preparati che scelgano di lavorare in fabbrica".

"Per questo, come Unione Industriale, abbiamo avviato da tempo un dialogo con le scuole per trasmettere ai ragazzi e alle loro famiglie le opportunità legate alla scelta di una formazione tecnica e le possibilità che i settori manifatturieri possono offrire. Aggiungo che Biella vanta una preziosa filiera nella formazione tessile, che va dagli istituti tecnici all’ITS Tam fino alla formazione post universitaria, senza dimenticare l’Academy del Tessile di Città Studi focalizzata sulla formazione tecnica di figure operative immediatamente pronte per entrare in azienda".

Paolo La Bua

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