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Newsbiella Young | 24 febbraio 2019, 07:00

I giovani e lo sport, un rapporto "conciliabile"?

Statistiche negative in Italia e anche nel Biellese. Un quadro dettato anche da modelli sociali e mancanza di opportunità per chi non fa agonismo

I giovani e lo sport, un rapporto "conciliabile"?

Giovani sempre più refrattari allo sport. Le statistiche in Italia dicono che a diciotto anni meno di 1 persona su 3 pratica una qualsiasi attività sportiva. Dati in contro tendenza rispetto all’estero.

Ma la vera domanda è: fare sport fa bene? La risposta è scontata e ben conosciuta. Come tutti sanno, praticare sport porta a una serie di benefici sia fisici che mentali che aumentano e migliorano le prestazioni psico fisiche delle persone. Il corpo, quando si muove intensamente, produce l'endorfina, una sostanza chimica prodotta dal cervello che genera uno stato di benessere e di eccitazione che ci fa sentire meglio e ci fa vedere le cose in un’ottica più positiva.

Praticare sport, inoltre, aiuta a prevenire malattie gravi. Chi fa sport in genere ha un migliore stile di vita rispetto a chi non ne pratica: gli sportivi adottano una corretta alimentazione, non fumano, non bevono e non fanno uso di sostanze stupefacenti (nella maggior parte dei casi). Questo stile di vita può aumentare la longevità.

Ma perché allora l’Italia è tra i fanalini di coda? Le risposte possono essere molteplici. Tra tutti, uno dei motivi è dettato dal fatto che, se il giovane in questione partecipa ad attività agonistica senza ottenere risultati immediati smette totalmente. Lo sport andrebbe praticato sin dalla più giovane età e può essere anche motivo di sfogo, come testimoniano numerosi atleti. 

È dimostrato che i giovani che praticano attività sportiva regolarmente (praticando anche attività agonistica) ottengono migliori risultati scolastici e si diplomano con voti più alti. Chi pratica agonismo è più incline al sacrificio (e nella scuola, nel lavoro e nella vita ce ne sono tanti…): una dimostrazione concreta del fatto che nella vita, senza sacrifici, non si ottiene nulla.

Cosa ne pensano gli studenti? A tal proposito i ragazzi della redazione di Newsbiella Young hanno intervistato alcuni dei loro coetanei.  

“Mi chiamo Francesco, sono un ragazzo di 16 anni e pratico calcio da dieci anni. L’ho sempre fatto con la massima serietà e dedizione possibile. Amo questo sport perché mi fa sentire forte ed è la mia unica valvola di sfogo dopo un’intera giornata di studio. Stare con i miei compagni, divertirmi, discutere e, in qualche caso, arrabbiarmi rende questa cosa entusiasmante e ci lega appassionatamente. Penso seriamente che questo migliori il mio modo di essere giovane adolescente e senza il calcio non potrei essere il ragazzo che sono ora. Le mie sensazioni? Quando gioco a calcio mi sento vivo e riesco a tirare fuori tutta la mia personalità che magari non riesco a esprimere negli altri momenti della giornata. Il calcio mi aiuta a cambiare la mia routine quotidiana e spero vivamente di poter migliorare e poter giocare in categorie di fascia alta”.

“Mi chiamo Lorenzo e anch’io ho 16 anni. Non ho mai praticato molto sport nella mia vita, ma da due anni partecipo a un corso di nuoto alla piscina “Rivetti” di Biella. In un primo momento ero scettico ma poi ho trovato la cosa divertente ed è il momento della giornata in cui riesco a staccare un po’ dalle preoccupazioni quotidiane e dai vari stress. Oltre al nuoto mi piace anche fare dei giri in bici, in particolare Mountain Bike. Mi diverte molto pedalare sulle due ruote e in compagnia dei miei amici; durante i percorsi ci piace parlare, scherzare, cercare nuovi percorsi e qualche volta inserire qualche momento di competitività non guasta perché aumenta l’allenamento e migliora il rapporto umano”.

“Sono Niccolò, pratico basket, e personalmente il mio obiettivo è quello di migliorare giorno dopo giorno. Anche se so di non poter raggiungere alti livelli do il massimo tutte le volte che ho un pallone tra le mani. Gioco a pallacanestro da quando avevo cinque anni e non credo che ci possa essere sport migliore per rappresentare la mia personalità e il mio spirito. La mia passione è cresciuta guardando le partite in televisione con mio padre, sognando traguardi ambiziosi come i miei idoli. Tra tutti, Le Bron James è quello che mi ha colpito maggiormente specialmente per un messaggio che percepisco solo ora. Durante una partita, all’ultimo secondo con un canestro portò la sua squadra a vincere il match: questa situazione può essere ribaltata nella vita di tutti i giorni, in cui è importante combattere sino all’ultimo per un obiettivo”.

E noi, giovani studenti, cosa possiamo consigliare alle generazioni che non praticano sport e che passano la maggior parte del tempo davanti a televisione, social o videogiochi?

Iniziare a fare sport non è mai facile, “c’è da faticare” e all’inizio le prime sensazioni sono difficoltà e impossibilità anche nel compiere i primi passi. Il nostro consiglio è di iniziare gradualmente, magari in gruppo, con gli amici, senza esagerare. Con costanza il corpo inizierà ad adeguarsi adattandosi alle difficoltà. L’importante è mai strafare, fissarsi un obiettivo e avere pazienza. Con il sacrificio, l’allenamento e la dedizione, il divertimento è assicurato.

Ferraro, Negri, Valz Cominet, Zorio e Ghirardotti per Newsbiella Young

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