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POLITICA | 21 febbraio 2019, 09:38

“Italia che produce Vs Reddito di cittadinanza”

La conferenza è indetta da Fratelli d'Italia. Sarà presente oltre a Elena Chiorino, Andrea Delmastro e Davide Zappalà anche Andrea Ruffato di Cinfindustria Piemonte.

“Italia che produce Vs Reddito di cittadinanza”

Venerdì 22 febbraio alle ore 21, nella sede di Fratelli d’Italia a Biella via Italia 13, si terrà la conferenza “Italia che produce Vs Reddito di cittadinanza”. Nell’occasione verrà analizzato il documento presentato da Confindustria in occasione dell’audizione alla commissione “Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale” del Senato della Repubblica inerente il disegno di legge inerente “Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e pensioni”. Introdurranno i lavori Elena Chiorino, Andrea Delmastro e Davide Zappalà mentre la parte tecnica sarà affidata a Roberto Ruffato - Confindustria Piemonte. Il Reddito di Cittadinanza è uno strumento che genera molte perplessità, giacché la povertà andrebbe contrastata non solo con politiche assistenzialistiche ma anche con politiche attive del lavoro.

In particolare si ritiene troppo elevato il livello del beneficio economico, 780 euro al mese. Lo stipendio medio dei giovani under 30 al primo impiego si attesta ad euro 830 al mese, 700 al sud per i non laureati. Altra criticità è l’assenza di “franchigie” atte a minimizzare il disincentivo al lavoro di un reddito garantito. Col Reddito di Cittadinanza ogni euro guadagnato dal ricevente il beneficio si trasforma in un euro in meno ricevuto dallo stato, comportando un evidente interesse ad occultare i nuovi redditi. Questa superficialità normativa è particolarmente riprovevole in un paese come il nostro che ha il triste primato di incidenza dell’economia sommersa e una pessima capacità di vigilanza e controllo ispettivo. Pertanto, sul presupposto che si voglia contrastare la povertà senza scoraggiare, nel contempo, l’offerta di lavoro, sarebbe necessario rafforzare la possibilità di cumulo tra beneficio e reddito da lavoro, al fine di incentivare realmente l’ingresso nel mercato del lavoro garantendo. Troppo debole è la parte destinata alle cosiddette “Politiche attive del lavoro”. I Centri per l’Impiego non sono ancora pronti a svolgere il ruolo determinante che la nuova legge vuole affidargli. Secondo rivelazioni Istat, nel 2017 c’erano 2,8 milioni di disoccupati, di questi solo uno su quattro si è rivolto ai Centri per l’Impiego per trovare una collocazione lavorativa e di questi ultimi ben il 97,6% ha ritenuto utile il servizio ricevuto. Secondo le ambizioni del Governo queste stesse strutture dovrebbero ora, nel giro di pochi mesi, riuscire a procurare delle offerte di lavoro ad una platea ben più ampia, con titoli di studio più bassi, inattivi da anni e con competenze obsolete.

Effettivamente è prevista l’immissione di 10.000 nuove unità ma ci vorrà tempo e formazione prima che il loro apporto diventi effettivamente produttivo. In considerazione dell’enorme costo della manovra, troppo limitate le risorse destinate a stimolare l’offerta di lavoro; ovverosia la parte destinata agli sgravi contributivi per le imprese che assumono beneficiari del reddito di Cittadinanza. Importi che sono subordinati ad alcune clausole di difficile applicazione in un momento di stagnazione economica ed incertezza sui mercati internazionali, in particolare che siano rivolti solo ad assunzioni indeterminate e a tempo pieno.

comunicato fratelli d'italia f.f.

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