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Newsbiella Young | 19 febbraio 2019, 07:30

Il calcio può essere uno sport femminile? La storia della biellese Rachele

La calciatrice, 16enne studentessa dell'IIS Q. Sella, milita nella squadra del Romagnano (Serie C interregionale)

Il calcio può essere uno sport femminile? La storia della biellese Rachele

In Italia lo sport è praticato da circa 20 milioni di persone. Tra questi 4 milioni risultano tesserati a federazioni o enti di promozione sportiva, il che fa pensare anche alla partecipazione ad attività agonistica. Il rapporto tra i due sessi, invece, è notevolmente a svantaggio di quello femminile registrando il 19,5% di praticanti del gentil sesso.

Tra gli sport più praticati si trovano al primo posto il fitness e l’aerobica, subito seguiti dal calcio, molto popolare tra gli italiani; la terza posizione è occupata dal nuoto, diffuso per lo più tra i bambini fino all’adolescenza. Tra le regioni più sportive il Trentino Alto Adige, l’Emilia Romagna e la Lombardia.

Il calcio femminile in particolare è in crescita in tutta Europa e, anche in Italia, nel giro degli ultimi anni ha ricevuto una spinta del 7%, ma nonostante le ottime statistiche è ben distante dall’avere delle percentuali simili a quelle maschili, tanto da non poter garantire una vera e propria professione alle giocatrici.

Anche nel Biellese ci sono ragazze che praticano lo sport più popolare d’Italia. Come  la 16enne Rachele Milanaccio, calciatrice e studentessa dell’IIS Q. Sella di Biella, che milita nella squadra del Romagnano (Serie C interregionale).

Rachele, da quanto giochi a calcio e perché hai scelto questo sport?

“Gioco da quando ho dieci anni. Ho ereditato la passione principalmente da mio zio, grande tifoso della Juventus. C’è poi un ricordo della mia infanzia: un bambino brasiliano che si era trasferito nel mio paese mi ha invogliato a intraprendere questa strada”.

Come può una ragazza biellese iniziare a giocare a calcio?

“Nelle vicinanze non ci sono scuole calcio femminili, quindi la futura calciatrice è costretta ad esordire in una squadra prevalentemente maschile, io ad esempio ne ho frequentate due. In età adolescenziale è necessario spostarsi in una squadra femminile per potersi confrontare con atlete che abbiano caratteristiche fisiche simili”.

Raccontaci dell’ambiente in una squadra di calcio femminile e che rapporti hai instaurato.

“Inizialmente ero molto scettica a causa dei pregiudizi che, con il tempo, si sono in parte confermati. Ad esempio pensavo che ci fosse un ambiente molto teso a causa della tendenza femminile a scontrarsi. Frequentandolo ho invece riscontrato un clima abbastanza tranquillo, accogliente e pieno di forti personalità; infatti ho instaurato un vero e proprio legame d’amicizia con numerose compagne di squadra”.

Quali sono i tuoi progetti calcistici per il futuro?

“Crescere a livello tecnico è un’ambizione per tutti gli sportivi, come anche raggiungere categorie più elevate. Il mio sogno sarebbe quello di entrare a far parte di una squadra prestigiosa, tipo la Juventus che gioca in Serie A femminile che l’anno scorso ha vinto la Coppa Italia, per la prima volta nella sua storia. Sono consapevole dei sacrifici che molto probabilmente dovrei affrontare, se volessi fare del calcio la mia professione. Inoltre sono consapevole che dovrei trasferirmi all’estero, dove il calcio femminile ha una maggiore visibilità e possibilità di guadagni”.

Beatrice Acotto e Francesca Barbera - IIS Q. Sella

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