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Biellese Magico e Misterioso | 17 febbraio 2019, 08:00

Il Biellese magico e misterioso: Il ‘battesimo’ della pietra di Postua ed il masso delle spose di Fours Saint Laurent

A cura di Roberto Gremmo

Il Biellese magico e misterioso: Il ‘battesimo’ della pietra di Postua ed il masso delle spose di Fours Saint Laurent

Ancor oggi i montanari di Postua ‘battezzano’ i loro neonati con l’acqua piovana raccolta in una pietra lucente nascosta nei boschi.

E’ una cerimonia segreta, di cui ho però avuto notizia da più informatori credibili e rappresenta il più sicuro e sbalorditivo residuo di paganesimo della nostra Regione.

Ma non é l’unico, nelle montagne alpine con tanti e tanti segreti.

Sull’altro versante delle montagne, nel borgo di Fours Saint Laurent posto su uno strapiombo roccioso della valle del Bachelard che da Barcellonette sale al colle della Cavolle le giovani spose venivano accolte nella famiglia del marito con un rito celebrato su una pietra magica.

Come registrò l’etnologo tedesco Johan Meier, ancora a metà Ottocento “il giorno del matrimonio, al momento d’uscire [di casa] per recarsi al municipio e alla chiesa, il capo della famiglia della sposa le offriva un bicchier d’acqua, dove si trovava [immerso] un pezzo d’argento o d’oro, secondo il grado d’opulenza della famiglia. Coloro che ritengono di conoscere il significato delle cose, sostengono che quest’offerta significa che ormai la famiglia ha smesso di prendersi cura della sua figliola. La giovane sposa beve il bicchiere d’acqua, prende la moneta e si mette a piangere, per mostrare che rimpiange la casa materna.

Il capo famiglia della donna prende allora la sposa sotto braccio e la conduce alla cerimonia civile e religiosa e durante la messa ciascuna delle due famiglie resta raggruppata separatamente.

All’uscita dalla chiesa il capo famiglia della moglie [secondo un altro del marito] conduce la sposa verso una pietra DI FORMA CONICA che si trova in un luogo vicino al villaggio e che si chiama “La PIERRE DES EPUSEES” dove la fa sedere su questo sedile facendole posare un piede [destro] in una piccola fessura della roccia (tenendo quello sinistro sospeso in aria) in modo da trovarsi in una determinata posizione.

Mentre la sposa si trova in questa posizione, ognuno dei parenti ed amici della festa nuziale vengono ad abbracciarla, uno dopo l’altro, in ordine d’età e di posizione (sociale), ognuno le dona un anello fino a coprirle interamente tutte le dita.

Dopo questa cerimonia, inizia una simulazione di lotta fra i parenti ed amici del marito e quelli della donna, generalmente i partecipanti si raggruppano per villaggio oppure per famiglie dello stesso villaggio e questa lotta é destinata ad indicare il prezzo che ciascuno di loro attribuisce al possesso della giovane donna e il dispiacere che gli altri provano perdendola. Quando finisce la lotta, il corteo si mette in marcia e questa volta le due famiglie si uniscono”.

La cerimonia di Fours Saint Laurent non era dissimile dalle feste nuziali del mondo paesano e montanaro dell’altro versante alpino ma in questo rito la giovane assumeva una posizione assolutamente simbiotica con il masso entrando fisicamente nell’incavo roccioso. Perciò raccoglieva la forza che proveniva dall’orma degli antenati ponendo il piede dentro alla pietra diventava parte integrante della nuova famiglia perché i suoi componenti si sentivano i discendenti spirituali della grande pietra magica.

Quella che nel provenzale alpino del borgo era la “Peira des Espousàs” (pietra delle spose) non esiste più.

Come ci hanno spiegato alcuni anziani del borgo, quel masso che scandiva uno dei momenti decisivi per la vita della comunità venne brutalmente distrutto nel 1914 dai militari per trasformare il sentiero di montagna che gli passava accanto in una strada carreggiabile necessaria per raggiungere in gran segreto il Nizzardo nel caso fosse scoppiato il conflitto con ‘les italiens’ perché all’epoca il regno sabaudo era ancora alleato ad Austria e Germania.

Dell’antico sito devozionale litico rimane soltanto un insignificante residuo posto accanto al segnale stradale all’inizio della borgata.

Fra i montanari oltre al rammarico per la demolizione della roccia resta vivissima la nostalgia per le cerimonie comunitarie praticate finché fu possibile accompagnando la sposa al suo contatto spirituale con la pietra mentre tutto il paese le lanciava addosso chicchi di grano, auspicio d’abbondanza e fertilità.

La raccolta chiesa parrocchiale, vero centro devozionale per tutte le borgate valligiane, é stata edificata nel 1689 arroccata su un ripido pendio e costruita su una grande roccia.

Vi si pratica da sempre una devozione davvero singolare perché la statua della Vergine col fanciullo conservata all’interno viene ricoperta completamente con delle gonne.

Difficile comprendere il significato reale di questo culto “encore très présente aujourd’hui”, come spiega un cartello posto accanto al portale d’ingresso.

Si tratta comunque d’una tradizione tutta femminile che sembra sostituire la simbiotica cerimonia d’unione della sposa con la pietra magica al contatto con la statua e così le donne acquisiscono il potere salvifico rappresentato dal simulacro della Madonna avvolgendolo con le loro vesti, più precisamente con quelle che ricoprono le loro parti intime.

Quella statua é un ‘totem’ pagano cristianizzato ?

Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

Per approfondire questi argomenti segnaliamo un libro reperibile alla libreria “Ieri e Oggi” di via Italia a 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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