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Newsbiella Young | 14 febbraio 2019, 15:59

Una studentessa biellese premiata come miglior laureata in Lettere dell’Università del Piemonte Orientale

laurea biellese

Martedì 12 gennaio nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico 2018-2019 dell’Università del Piemonte Orientale (UPO), tenutasi al Teatro Civico di Vercelli, sono stati premiati i migliori laureati nelle diverse discipline dell’anno accademico 2016-17. Per il Dipartimento di Studi umanistici, la studentessa che ha ricevuto questo importante riconoscimento è la biellese Francesca Carnazzi, attualmente specializzanda in Filologia moderna presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Francesca, che ha frequentato il Liceo Scientifico Tecnologico (oggi delle Scienze Applicate) presso l’IIS “Q. Sella” di Biella, ha conseguito il punteggio di 110/110 e lode con una tesi di Linguistica dedicata al genere letterario classico dell’elegia in comparazione con il suo equivalente moderno e ha avuto come relatore il professor Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca di Firenze. Nella stesura dell’elaborato, di cui sono state apprezzate la documentazione e le interpretazioni, la tesista si è avvalsa delle conoscenze maturate nel suo percorso di studi: anche le competenze scientifiche acquisite durante il quinquennio di Liceo scientifico hanno contribuito alla realizzazione e alla pianificazione del testo.

Del resto, nel discorso inaugurale, il Magnifico Rettore, professor Giancarlo Avanzi, aveva sottolineato la necessità di “frantumare il sapere cristallizzato in discipline”, perché come dichiara la Magna Charta Universitatum, documento redatto nel 1998, “ il futuro dell’umanità dipende dalla cultura, dalla scienza e dallo sviluppo tecnico” e perché i saperi devono incrociarsi per cogliere l’universale insito nella realtà.

Francesca ha scelto questo “contagio delle idee” e con la sua passione ha dimostrato di condividere pienamente quanto affermato dalla Rappresentante degli Studenti, dottoressa Martina Gasdi: “ Bisogna riportare i giovani a comprendere che la cultura, la nostra cultura, non è qualcosa di superfluo e di noioso, ma è alla base della sopravvivenza della nostra società (...) Bisogna spingere i giovani a frequentare conferenze, a ubriacarsi di musei, a drogarsi di cultura e assuefarsi al desiderio di sapere” perché “il cambiamento ha un’irresistibile marcia in più se viene voluto, attivato e condotto da giovani colti e preparati”. Come Francesca e, ne siamo sicuri, tanti altri studenti.

Redazione g. c.

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