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Newsbiella Young | 12 febbraio 2019, 07:40

Legge sull’immigrazione, il punto di vista di un socio dell’associazione TUNKA

Intervista ad uno dei fondatori del gruppo TUNKA, Saverio Djro Assoba.

Legge sull’immigrazione, il punto di vista di un socio dell’associazione TUNKA

Il neonato sodalizio biellese TUNKA (significa avventura) ha come obiettivo l’accoglienza e la creazione di un corridoio umanitario per migranti. Di seguito l’intervista ad uno dei soci fondatori del gruppo TUNKA, Saverio Djro Assoba.    

Innanzitutto, perché queste nuove norme in materia di immigrazione? Quali sono le loro motivazioni e quali gli obiettivi?  

“Personalmente credo che l’Italia stia attraversando un momento difficile in termini di amministrazione pubblica, sia in politica che in ambito economico–lavorativo, e ciò ha determinato il diffondersi di un malcontento che in molti casi esprime le proprie rimostranze ricorrendo all’identificazione di un capro espiatorio, perseguendo la falsa speranza, di cui però purtroppo tanta gente si è convinta e si convince, che certi problemi del nostro Paese siano risolvibili mediante l’accusa e l’esaltazione di alcuni fenomeni, come l’immigrazione. Tra l’altro sono avvenimenti che in verità hanno un impatto ben minore rispetto a quanto normalmente ci viene fatto credere, e la cui 'risoluzione', secondo le ideologie nazionalistiche di chiusura e timore del diverso, non comporterebbe importanti benefici ai veri problemi dell’Italia. Il fenomeno migratorio in Italia è parte del nostro esistere, c’è sempre stato, ma attualmente l’ingigantimento della cosa serve a mio parere solo per distogliere l’attenzione da altre difficoltà. Ciò che mi preoccupa è che certi pensieri trovano ampio consenso laddove c’è un alto tasso di disinformazione, o peggio di informazione parziale e/o manipolata”.    

Quindi secondo quanto ha detto, ultimamente è sempre più necessario informarsi in modo adeguato. A tal proposito: che cosa cambia nel concreto per chi sbarca in Italia?  

“Cambiano parecchie cose, a partire dai permessi di soggiorno e di protezione fino alle norme che regolano il recepimento della cittadinanza. Parlando di sbarchi, penso che sia importante ricordare, date le ultime notizie e gli accesi dibattiti sul chiudere o no i porti, che la Guardia Costiera Italiana è obbligata da una norma europea a prestare soccorso in mare, perlomeno in acque territoriali. Inoltre, la 'tutela dalla salute' è riconosciuta dall’articolo 32 della nostra Costituzione 'come fondamentale diritto dell’individuo e comune interesse della collettività': si tratta di un’affermazione e di una legge che ultimamente è diventata motivo di discussioni. Il discorso degli sbarchi è davvero complesso e dibattutissimo: il ministro dell’Interno vuol far credere di avere potere decisionale diretto sull’apertura o chiusura dei porti, ma non è così semplice. Ci sono numerose leggi il cui significato spesso appare difficile da interpretare e non accade raramente, purtroppo, di doversi imbattere in una serie di norme i cui significati sembrano essere, per certi aspetti, antitetici; in più, hanno un ruolo determinante e non trascurabile anche le disposizioni delle singole capitanerie di porto, sulle quali viene comunque esercitata una pressione politica dai piani più alti. Certo che la faccenda si fa molto più complicata per le navi ONG, in particolare per quelle che soccorrono migranti in acque non italiane, alle quali il permesso di sbarcare, diverso da quello di approdare, non è garantito: motivo per cui si sente così spesso parlare di imbarcazioni ONG”.    

Il nuovo Decreto Sicurezza ha avuto quindi conseguenze importanti nell’introdurre e modificare norme che regolano la concessione di riconoscimenti e permessi agli immigrati. In particolare, che cosa stabilisce nei riguardi della Protezione Umanitaria? È stata abolita o esiste ancora?  

“No, non esiste più, è stata abolita con il Decreto Sicurezza. Ne consegue naturalmente che si assisterà ad un aumento del numero di migranti classificati come clandestini, perché per ottenere altri tipi di Protezione è necessario presentare alle questure requisiti e ragioni di maggiore rilevanza. Per avere un’idea di cosa cambierà, basti pensare che, prima del decreto, il 24% dei migranti che hanno ottenuto la protezione godeva di Protezione Umanitaria. Ora è lecito chiedersi che fine faranno tutti questi clandestini: la risposta è che la stragrande maggioranza ricadrà nella criminalità e/o nel lavoro in nero, saranno sfruttati e riprodurranno, se si guarda al fenomeno con una visione ampia, la stessa sventura che li ha costretti a fuggire dai loro paesi. È paradossale, ma noi contribuiamo notevolmente a creare i problemi di cui tanto ci lamentiamo. Accade questo (criminalità e lavoro sottopagato) perché di fatto i rimpatri, per ragioni prevalentemente economiche, non avvengono: i dati dicono che su 7000 ne sono stati effettuati 300 (2% del totale). Ciò è un bene, ma porta con sé tutta una serie di conseguenze negative, come appunto la ricaduta 'necessaria' nella criminalità, soprattutto quando mancano istituzioni che si occupano di integrare queste persone all’interno del sistema insegnando loro a muoversi e ad autodeterminarsi nella società.”    

Dalle sue parole appare chiaro che saranno concessi meno diritti alla Protezione, sarà più facile l’allontanamento di chi non ha titolo per restare in Italia?  

“La situazione in realtà non cambia, perché come ho già detto prima, i rimpatri di fatto non avvengono.”    

Tutti questi clandestini però, di fronte alla Legge, corrispondono ad un fenomeno di illegalità; in base al Decreto Salvini, chi ha commesso un reato ha diritto all’asilo?  

“Col nuovo decreto, qualsiasi tipologia di Protezione può essere revocata a coloro che commettono un reato, quindi sostanzialmente no. Tuttavia, l’esito dei giudizi dipende sempre dai singoli casi.”    

Prima ha accennato alla mancanza di un numero necessario di istituzioni che si occupano di integrare i migranti all’interno del sistema. Con il nuovo decreto, che fine fa lo SPRAR?  

“Si ha un impoverimento del sistema in quanto gli utenti che possono accedervi devono, da dopo il decreto, essere titolari di Protezione Internazionale o rientrare in certi casi specifici di necessità. Tant’è vero che l’acronimo si trasformerà in SIPROIMI, ovvero Sistema di Protezione Internazionali e Minori.”    

Quali sono invece i cambiamenti in materia di cittadinanza?  

“In primo luogo si allungano i tempi di residenza nel Paese necessari a riceverla, passando da 5 a 10 anni, in secondo luogo si pagheranno più contributi. È un peccato che non sia stata approvata in Parlamento la possibilità di ricezione della cittadinanza per principio di IUS CULTARAE, che molto probabilmente non ha passato il voto perché è stato parecchio confuso, in particolare dai mezzi di informazione, con il principio di IUS SOLI.”    

In relazione alle sue esperienze lavorative e non, che cosa può dire in riferimento al locale, qual è la sensibilità a Biella nei confronti delle norme anti-migranti?  

“Vedo che c’è un interesse, non si ha un atteggiamento di menefreghismo, anzi, sono diversi gli enti a Biella che si sentono coinvolti, per esempio la Caritas, MIGR’ACTION, TUNKA, l’Arci e il Movimento Antifascista. Penso anche che il sindaco abbia aderito e fatto appello alla incostituzionalità del decreto, basandosi sull’articolo 10 della Costituzione Italiana.”    

Ci sono altre azioni di protesta contro le norme proposte dal DecretoSalvini?  

“Si, a parte le proteste dei sindaci, che hanno fatto più scalpore, ci sono movimenti di studenti in Italia che nelle scuole propongono di discutere riguardo le ultime notizie in materia di immigrazione: il caso più eclatante si è verificato a Roma dove un gruppo di giovani ha organizzato una giornata di semi-sciopero per protestare e marciare per le vie della città. Il fatto che queste iniziative partano in molti casi dagli studenti oltre che da alcuni insegnanti significa che probabilmente più si studia e più si capisce ciò che sta succedendo. Oltre alle azioni studentesche, molti sindaci e presidenti delle regioni (Piemonte e Toscana su tutte) vogliono portare di fronte alla Corte Costituzionale il decreto Salvini per provarne l’incostituzionalità."

Gabriele Zerbola, IIS Q. Sella 3°F Newsbiella Young

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