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COSTUME E SOCIETÀ | 12 febbraio 2019, 07:00

Radiotelefonia: in mostra una storia tutta italiana dal 1972 ad oggi FOTOGALLERY e VIDEO

Esposizione dedicata alla radiotelefonia in Italia. Da un lusso riservato a poco più di 400 utenti al boom di connessioni in Italia, sino ad arrivare a più di 100 milioni

mostra telefonia

Foto di Studio Fighera

L’eclettico imprenditore biellese, Pier Franco Gottero, radioamatore e appassionato di radiotelefonia non ha saputo resistere. Negli anni ha creato una mostra unica nel suo genere, con una  raccolta personale che conta più di 3000 dispositivi di radiotelefonia. Dai più costosi, vecchi, pesanti e ingombranti, a modelli meno datati e scomodi, ma pur sempre con una storia. I telefoni di Gottero sono quasi tutti italiani. Ognuno di loro racconta di battaglie economiche, lotta al monopolio e impegno di imprenditori che hanno scommesso sulla radiotelefonia e purtroppo anno perso  la partita economica.

L’esposizione non è ancora visibile: “Abbiamo organizzato una prima mostra in forma privata, come esperimento a Palazzo Boglietti" spiega Gottero a Newsbiella. "Siamo in contatto con Telecom, i vertici hanno visitato e valutato la rassegna e ne sono rimasti affascinati. Per questo pensiamo di renderla aperta a tutti presto in una apposita location in forma stabile”.

La storia della radiotelefonia inizia nel 1972 con un primitivo sistema di radioavviso o cercapersone, mentre il primo radiotelefono uscì nel 1973 costava 12 milioni di lire e pesava 24 kg. L’apparecchio era un radiomobile con avviso di conversazione, non poteva ricevere ma solo chiamare. Funzionava grazie al protocollo RTMI (RadioTelefono Mobile Integrato), primo sistema di telefonia radiomobile. Il sistema utilizzato permetteva la comunicazione tramite poche celle posizionate nel territorio. Le conversazioni possibili erano limitate dovendo viaggiare ognuna su un canale dedicato, e la zona di ricezione era selezionabile a mano. A Biella risulta che solo due personaggi avessero l’alieno radiotelefono: Giorgio Aiazzone, il suo team di allora ha vistato la mostra confermando l'apparecchio, ed Ermanno Strobino.

Negli anni '80 la tecnologia si evolve e così anche design e funzionamento dei radiotelefoni. Nel 1985 la dirigente dell’azienda di telecomunicazioni Italtel, Marisa Bellisario, riesce nella creazione di un nuovo apparecchio, più comodo e relativamente economico (costava quasi 4 milioni di lire). Il nuovo dispositivo divenne popolarissimo nel Paese anche grazie al fatto che era possibile ricevere chiamate. L’RTMS sostituì RTMI, la comunicazione mobile si evolveva. Fino a quel momento Italtel aveva il monopolio assoluto sulla radiotelefonia. L’azienda costruiva antenne, ripetitori e telefoni per la SIP (Società Italiana per l’esercizio telefonico).

Alla fine degli anni '80 altre tre aziende di telecomunicazioni entrarono nel mondo della radiotelefonia italiana: Ascom, Telettra e Ote. Il primo telefono dell’azienda italiana, Ascom, fu un flop. Anche il radiotelefono mobile di Telettra non stava dando molto successo, fino a che il FIAT non decise di installarlo all’interno dei modelli deluxe della nuova Lancia Thema e per quella del Presidente: da quel momento Telettra diventò una icona del lusso. Infine Ote, azienda di telecomunicazioni di Firenze, occupata per lo più nella costruzione di dispositivi radio militari, uscì con un suo telefono. Il modello era molto futuristico per essere la fine degli anni '80.

Negli anni '90 iniziò l’importazione, che rese più competitivo il mercato italiano, e i radiotelefoni mobili iniziarono a scoprire forme nuove. Non si trovavano più unicamente nelle automobili ma stavano diventando, con fatica, portatili. Sbarcarono in Italia aziende come Motorola, Nokia, Panasonic con i loro telefoni Etacs e questo, oltre ad essere un nuovo capitolo, fu l'inizio della fine per l'industria italiana. Il nuovo sistema di comunicazione Etacs però ancora non permetteva l’invio di messaggi. Con l’arrivo di telefoni oltreoceano, le aziende italiane furono spinte a puntare tutto sull’inventiva e sul Made in Italy.

La fiorentina Ote propose per prima la valigetta con collegamento dati per computer e per le donne le borsette con marche icone del lusso con integrato il radiotelefono mobile.
Solo due anni più tardi, nel 1992, la svolta. Un sistema di comunicazione che consentì l’invio e ricezione di messaggi di testo. Grazie al sistema digitale GSM, il quale era anche capace di maggiore sicurezza in termini di cifratura con l’arrivo delle prime SIM. Identificato come sistema di telefonia mobile di seconda generazione (2G). Da qui la strada fu tutta in discesa.

I telefonini divennero sempre più compatti e accessibili. Il passaggio dalle seconda alla terza generazione abbattè il muro di Internet e oggi, con la rete 4G la velocità di scambio dati è talmente elevata da potersi passare file video. Una vera e propria rivoluzione, raccontata con passione e orgoglio da Pier Franco, tramite i pezzi che è riuscito a raccogliere.

Annachiara Ziliani

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