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Newsbiella Young | 03 febbraio 2019, 16:46

A come Srebrenica. Al Teatro Sociale centinaia di studenti non dimenticano

giornata memoria

“Non sarebbe mai più dovuto accadere”. Eppure A come Srebrenica è il racconto di un’altra guerra ancora . Un monologo teatrale che fa da eco, pungente e strozzata, probabilmente fastidiosa, alle voci che molti non hanno udito, o non hanno voluto udire al tempo giusto. Voci che parlavano di stupri, mutilazioni, esecuzioni di civili ignari e innocenti, di persone sepolte vive… di abomini dall’indicibile efferatezza, insomma di un genocidio terribile.  

No, non si tratta dell’Olocausto perché i lager e le stragi non furono soltanto in Germania e in Polonia.   “Non sarebbe mai più dovuto accadere”, afferma l’attrice, autrice e documentarista Roberta Biagiarelli, invitando a riflettere i giovani biellesi degli Istituti “Q. Sella” e “G. e Q. Sella”, che nella mattinata di giovedì scorso hanno riempito il Teatro Sociale “Villani”. Grazie all’organizzazione delle professoresse Alessandra Garella e Monica Scavuzzo, centinaia di studenti hanno potuto assistere al monologo che Biagiarelli porta avanti da vent’anni sull’assedio e sul massacro di Srebrenica durante gli anni 1992-1995.

E’ stato il più grande genocidio in Europa posteriore alla Seconda guerra mondiale, un genocidio che necessita, quindi, di una giornata della memoria, di una seconda parte, se così si può dire: che i conflitti in Europa non si siano conclusi nel 1945 va infatti assolutamente ricordato.   L’attrice ha lasciato subito il suo biglietto da visita con la sollecitazione rivolta ai giovani a conoscere la storia, fatta di uomini, donne e bambini, anche quella che a volte si cerca di tener lontana dai libri, per aver ragione di sperare che certe scelleratezze non si ripetano mai più.  

Forse l’esortazione a essere curiosi ricorda la sua curiosità di bambina: “Nonna nonna, che cosa c’è dall’altra parte?”. L’attrice marchigiana, rispondendo alle domande dei ragazzi al termine dello spettacolo, spiega che in quella domanda si celano, infatti, le ragioni che l’hanno indotta e accompagnata nel lavoro di stesura del copione, frutto di 18 mesi di ricerche e viaggi. “Io sono nata sull’Adriatico”, dice, “e non sapevo cosa stesse capitando al di là del mare”.  

Che bel coraggio deve avere avuto: dopo qualche anno ha fatto i bagagli ed è partita per scoprirlo. Poi un altro fatto è stato decisivo: l’incontro con Luca Rastello, autore di Guerra in casa, il cui ultimo capitolo è dedicato alla pulizia etnica attuata nei Balcani negli anni ‘90; quella lettura l’ha stimolata a domandarsi come mai si sanno tante cose su altre tragedie della storia e poco o nulla sulla terra da cui il piccolo nostro piccolo grande mare ci separa. Noi non abbiamo voluto sapere quello che è accaduto in luoghi e tempi che sembrano lontani: ma è fondamentale ricordare che il massacro di Srebrenica è avvenuto poco più di venti anni fa a poche decine di kilometri dal suolo italiano.  

La situazione attuale in Bosnia-Erzegovina resta ancora in gran parte segnata dagli effetti della guerra. “Cosa possiamo fare noi per offrire un aiuto?”, domanda una docente. Roberta Biagiarelli informa che su quei territori sono in corso alcuni progetti di sostegno allo sviluppo tra cui, dal 1998, quello denominato “La TransuManza della Pace”, portato avanti in prima persona da lei stessa in collaborazione con Gianbattista Rigoni Stern e altri enti, e volto a ricostruire le mandrie e i pascoli di Suceska, nella municipalità di Srebrenica.  

In chiusura, rivolgendosi al pubblico, ricorda che il suo spettacolo, dopo il debutto del ‘98, è stato riproposto in tante città italiane (ha raggiunto, ad oggi, circa 500 repliche) ed il testo è stato anche tradotto in bosniaco, spagnolo e in altre lingue. Prossimamente sarà ospite del Parlamento Europeo con il suo monologo.

Gabriele Zerbola, III F Liceo delle Scienze applicate, IIS “Q. Sella”

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