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ATTUALITÀ | 01 febbraio 2019, 07:00

L'eredità del professor Paschetto: "Una scuola libera dalla burocrazia"

Mosso, il docente presto in pensione. Il suo metodo, tramandato ai colleghi, resterà come modello sociale e culturale

Giuseppe Paschetto

Giuseppe Paschetto e alcuni suoi alunni

Dietro l’angolo la selezione definitiva, che vede ridotti da 50 a 10 i finalisti del Global Teacher Prize 2019. I dieci nomi verranno resi pubblici a febbraio ma Giuseppe Paschetto non è preoccupato. Grazie alla sua dedizione, all’amore per il suo lavoro e al coraggio di provare a migliorarlo ha già ottenuto un risultato invidiabile. "Hanno riconosciuto il nostro metodo di insegnamento. Un primo passo importante per contaminare la scuola italiana". Il professore del cambiamento, Giuseppe Paschetto, laureato in Chimica nel 1979 e insegnante di matematica e scienze alla scuola di Mosso dal 1983, è sotto i riflettori poiché  finalista del Nobel per l’insegnamento.

"Da ragazzo non era il mio sogno fare l’insegnante – racconta – ma dopo qualche supplenza pre-laurea lo è diventato. E’ dal 1983 che insegno a Mosso, questa scuola, i suoi alunni e insegnanti sono diventati la mia casa. Sto cercando di prendermene cura". Per questo ha deciso, negli anni, di cambiare insieme ai suoi colleghi l’iter di insegnamento a Mosso, fondendo il principio di cooperative learning di origine inglese con l’avvicinamento e sensibilizzazione degli alunni al territorio e alla sua tutela a livello locale ma non solo.

E ancora: "Le classi, da noi, non sono più fatte di batterie di banchi e di alunni che ascoltano e trascrivono le parole degli insegnanti. Sono i ragazzi che, lavorando insieme in gruppi, trovano le risposte. Il professore è lì per aiutarli a tirare i fili e a mettere insieme i pezzi". La scuola sta poi portando avanti diverse iniziative, banco di prova sia per professori e studenti, che ha portato e sta portando grandi soddisfazioni. Insegnare a uscire dagli schemi, a pretendere di più da se stessi e trovare il modo di ottenere il proprio "di più".

"Li incoraggiamo ad essere curiosi, a trovare delle risposte non solo a livello scolastico ma anche nella vita". E’ questo quello che Paschetto è riuscito a fare a Mosso. Ma per raggiungere questi risultati non si può essere da soli.
"Io ho tirato il carro, ma lo sguardo dei colleghi e, oramai, amici era già volto nella mia stessa direzione. La mia carriera scolastica sta volgendo al termine, ma sono contento di quello che ho fatto. So che altri manterranno il metodo perché, come me, ci credono" spiega.

Cooperazione e fiducia tra insegnanti, genitori e alunni sono gli ingredienti che hanno fatto la vera fortuna di questo approccio. Tanti alunni arrivano da fuori, solo il 50% sono di Mosso, l’altra metà arriva da Cossato, Pettinengo e un’alunna da Guardabosone. Questo nuovo metodo tuttavia è a ciclo chiuso, se infatti si apre con l’arrivo alle medie si chiude dopo l’esame della terza. Da lì i ragazzi devono vedersela con l’approccio tradizionale delle superiori e il ritorno ai banchi in fila; come potranno cavarsela?

"E’ vero che non c’è continuità con l’ambiente delle superiori - ammette Paschetto -. Il loro approccio è tradizionalista, il dialogo sarebbe troppo complicato. Ma i nostri ragazzi qui hanno imparato ad affrontare in prima persona situazioni nuove e di difficile comprensione in prima battuta. Sono elastici e sanno adattarsi all’ambiente".

Alcuni ragazzi e genitori avevano iscritto Giuseppe Paschetto, nel 2016, all’edizione italiana del Teacher Prize, anche qui era arrivato in finale. Il risultato ottenuto all’Italian Teacher Prize lo ha spinto a candidarsi per l’edizione a livello mondiale. "Rispetto alle scuole rappresentate dagli altri 49 finalisti noi siamo la realtà più piccola. Una scuola di montagna con un’idea. Il team di giudici di Londra ha visto, nel metodo adottato da Mosso, quello che vedo io: un’opportunità per innovarci, per mettere al primo posto i ragazzi e per sensibilizzarli alle tematiche ambientali e sociali che fanno tanto discutere in questi anni" dice ancora il docente.

Tanti professori hanno contattato Giuseppe negli ultimi mesi, alcuni portando le iniziative della propria scuola simili e sulla falsa riga di Mosso, altri per chiedere consigli per un approccio più "cooperative" e "sostenibile". "Spero che il traguardo che ho raggiunto con il Global Teacher Prize possa essere solo l’inizio. La scuola italiana deve cambiare, tante realtà singole lo stanno già facendo, ma non c’è una rete che le unisca per disseminare il metodo. La popolarità mia e della scuola di Mosso potrebbe essere un punto di incontro per iniziare a fare rete" spiega l'insegnante.

Il progetto più clamoroso di Mosso è sicuramente "Non si s-Budelli l’Italia", con l’iniziativa di crowfounding dei ragazzi per mantenere pubblica l’isola di Budelli, nell’arcipelago della Maddalena in Sardegna, e salvaguardarla. Il progetto “Cascina Aunei” è forse uno dei primi proposto da Giuseppe Paschetto: una cascina privata messa a disposizione delle medie di Mosso, dove sono stati installati diversi pannelli didattici e un itinerario naturalistico comprensivo di frutteto per l’attività di botanica.

L’iniziativa extra-scolastica del GAS (Gruppo Alpinistico Scolastico). Giornate di trekking organizzate durante con la collaborazione di insegnanti e della sezione CAI locale. Professori e alunni hanno adottato una nuova iniziativa in campo di tutela ambientale e inquinamento: si faranno divulgatori del problema del disboscamento di mangrovie in Indonesia per la produzione di vasche di allevamento dei gamberetti e relativa enorme emissione di anidride carbonica.

Appuntamento importante per Mosso, oltre all’attesa possibile premiazione a Dubai del loro professore il 24 marzo prossimo, è l’intervento a Bologna in data 22 febbraio. Alcuni alunni parleranno dell’impatto innovativo della scuola sul territorio. La media di Mosso è l’unico istituto invitato a intervenire a questo convegno, di portata internazionale e organizzato dall’Associazione dirigenti e docenti scolastici italiani.

Annachiara Ziliani

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