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AL DIRETTORE | 09 gennaio 2019, 11:48

"Oooops, patteggiano le maestranze", un lettore ci scrive

Le riflessioni di un famigliare coinvolto dopo le ultime notizie sul procedimento tempio crematorio

"Oooops, patteggiano le maestranze", un lettore ci scrive

"Lo sapevo, era nell’aria e il mio training autogeno mattutino - “non leggere i giornali....non sbirciare  le notizie online - non ha funzionato. Ho ceduto come un drogato senza dose e  “oh ma che sorpresone! Giuro non me lo aspettavo! Un fulminone a ciel sereno! Come una tegolona cadutomi in testa e senza nessun preavviso!”.  

Ieri mattina non avevo ancora l’oro in bocca e mentre mi stavo sbranando il mio croissant preferito ho letto del tentato “patteggiamento” delle “maestranze” del forno crematorio. Parrebbe quindi che tutti quelli che “sapevo, facevo ma non potevo esimermi” perché mi veniva detto di fare così ed io non potevo certo rischiare il mio “posto di lavoro”, avrebbero inteso evitare un giudizio “universale” tentando di percorrere una scorciatoia per non perdere più tempo e per evitare una strada lunga ed accidentata.

Ma perché? Non sarebbe forse stato meglio tenere la testa alta, "fieri" del fatto di essere stati meri esecutori che non potevano fare a meno di “operare” in quel modo perché forse vessati dai propri “titolari” o altri soggetti che vedevano, sapevano ma che anche in questo caso non potevano esimersi dal tenere la bocca cucita perché sarebbe stato sconveniente, oltre che una gravissima mancanza di rispetto, pudore e sensibilità, spargere la voce come le “ceneri” ai quattro venti, in un sussulto di amor proprio e di coscienza e andare in giudizio?  

Perché non dimostrare di avere gli attributi, il pelo sullo stomaco e lo stesso coraggio affrontando questo giudizio? Meglio raggiungere un accordo che non “scontenti” nessuno e che giovi a qualcun altro. Ritengo sia il caso che siano resi noti tutti i nomi dei “patteggianti” a fronte della loro eventuale “transazione”, perché erroneamente considerati non responsabili tanto quanto gli altri indagati in virtù della loro presunta posizione di “sudditanza”.

Il mio rispetto va a chi non delinque anche se non ha un lavoro e lo cerca disperatamente perché deve mantenere una famiglia, a chi ha un lavoro ma ha paura di perderlo e non per questo compie azioni orrende e contro la legge e la morale. Certamente non ho alcuna umana pietà per chi vorrebbe sostenere di aver agito per timore, perché gli era imposto o era vessato.

Mi auguro che le pene non siano alleggerite nel "penale" e tanto meno nel "civile". Confido nella giustizia terrena e nelle innumerevoli infinite vie del nostro Signore, non nella sua clemenza questa volta".  

Massimo Tescari

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