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Cronaca dal Nord Ovest | giovedì 08 novembre 2018, 10:43

Casinò Saint Vincent, indagini confermano crisi. Procura chiede fallimento - Cronaca dal Nord Ovest

Solo se l'istanza fosse accolta, la procura potrebbe accertare eventuali ipotesi di reati fallimentari quali la bancarotta preferenziale oppure la distrazione di fondi

Casinò Saint Vincent, indagini confermano crisi. Procura chiede fallimento - Cronaca dal Nord Ovest

Il pm Luca Ceccanti ha chiesto al Tribunale di dichiarare il fallimento del Casino di St-Vincent perché il Gruppo Aosta della Guardia di finanza in due sole settimane, ma forte anche dei documenti contabili acquisiti in due anni di precedenti indagini, ha confermato le forti negatività già ravvisate dal dimissionato CdA di Manuela Brusoni, ovvero la presenza di grossi debiti scaduti e una grave crisi di liquidità, stimabile in oltre 11 milioni di euro.

Per gli inquirenti, insomma, i danni patrimoniali alle casse della Casa da gioco sono di fatto così gravi e irreversibili da giustificare l'istanza di fallimento. Dati e numeri sono snocciolati nella richiesta di Ceccanti, ma prima di addentrarsi nelle cifre a segno meno è bene capire un altro dato importante, o meglio un altro motivo alla base di questa istanza "inaspettata" come l'ha definita l'assessore regionale alle Finanze, Stefano Aggravi, e che fa a pugni con la proposta di concordato avanzata sempre allo stesso tribunale dal nuovo au del Casino Filippo Rolando (nella foto).

Ovvero: nell'ipotesi che gli investigatori delle Fiamme Gialle avessero ravvisato, nella documentazione contabile e nelle registrazioni dei flussi bancari del Casino, indizi di reato concreti, come ad esempio una bancarotta preferenziale, tali reati non potrebbero essere contestati prima della formalizzazione dello stato fallimentare. Non si può accusare di crimini fallimentari un'azienda ancora operante e non fallita, va da sé che occorre prima chiedere e ottenerne il fallimento, poi si può procedere all'iscrizione di un fascicolo penale.

In questo senso, dunque, per il pm Ceccanti la richiesta ai giudici era l'unica strada da percorrere, anche perché finora, sottolineano gli inquirenti, nessun creditore ha mai alzato la mano per chiedere il fallimento del Casino.Oggi di inchieste aperte dalla procura aostana che hanno per oggetto o luogo d'azione la Casa da gioco dovrebbero essercene almeno due, forse tre, probabilmente quattro. Tutte queste, così come il maxi procedimento vicinissimo a sentenza per la presunta truffa e falso in bilancio sui 140 milioni di euro erogati al Casino, sono per un verso o per l'altro collegate o comunque direttamente conseguenti allo stato di crisi della società Casino Spa.

Qualcuno, da questa crisi senza fine, ne ha tratto e ne sta traendo vantaggio e profitto? Per poter agire e rispondere a questo dubbio investigativo, la Procura ha bisogno che l'azienda sia fallita. Tutti gli altri invece, cioè i dipendenti, la Regione, le aziende dell'indotto, gli stessi creditori vogliono invece che il Casino resti aperto e attivo, e tifano per il concordato preventivo, "che visto come si sono evolute le cose mi pare sia stata la proposta migliore possibile", afferma l'assessore Aggravi. Il pm Ceccanti sostiene che nonostante la crisi, nel biennio 2017-2018 si sia verificata una vera e propria emorragia di denaro: tre milioni 593 mila 226 euro destinati a consulenti, società e professionisti esterni per incarichi che avrebbero potuto invece essere svolti dai numerosi dipendenti della Casa da gioco.

Della cifra complessiva, ben due milioni e 60 mila euro sono stati destinati alla De Vere concept srl, che si occupa di co-marketing e tornei di poker. Ma il magistrato afferma soprattutto che è "inammissibile" la richiesta di concordato 'in bianco' depositata il 31 ottobre scorso dal neo amministratore unico Filippo Rolando (convocato domani in tribunale proprio per chiarimenti sulla documentazione fornita). Questo perché la domanda di concordato - sottolinea la magistratura inquirente nella richiesta di fallimento - deve contenere i bilanci relativi agli ultimi tre esercizi ma quello relativo all'anno 2017 non è ancora stato approvato. A questo punto il tribunale di Aosta dovrà pronunciarsi sull'istanza di fallimento depositata da Ceccanti qualora la domanda di concordato in bianco fosse dichiarata inammissibile o qualora la procedura non andasse a buon fine. 

L'istanza di concordato prevede un piano di risanamento mirato a ristabilire un equilibrio economico/finanziario attraverso la ristrutturazione del debito e che passi anche attraverso una transazione fiscale. Il debito maggiore, 48 milioni di euro, pari al 60 per cento del totale, è nei confronti di Finaosta, finanziaria partecipata integralmente dalla Regione, che è anche proprietaria al 99,9 per cento della Casinò de la Vallée spa.

Dal nostro corrispondente di Aosta

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