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AL DIRETTORE | giovedì 08 novembre 2018, 15:51

"Provo vergogna per la mia città", una lettrice ci scrive

"Provo vergogna per la mia città", una lettrice ci scrive

Egregio Direttore,

a persona per conto della quale scrivo è un’ amica e la chiamerò con il nome di fantasia di Liliana. Di lei e della sua numerosa famiglia arrivata a Biella dal sud anni fa mi ha sempre colpito il legame di grande amore e mutuo soccorso che lega questi numerosi fratelli e sorelle. Seppur all'inizio Liliana fosse solo una conoscente ed io una sua cliente, lei ed una sua sorella ebbero per me parole e gesti di conforto in un periodo molto difficile. Questo, insieme ad un senso della giustizia che ho innato, mi spinge a scrivere queste righe oggi.

Un anno fa un tumore improvviso quanto implacabile si è portato via la sorella cinquantenne di Liliana. Di fronte al suo dolore la mia nota eloquenza non trovò vie per esprimersi. Assistetti al suo dignitoso lutto senza saperle trasmettere parole che potessero veramente confortarla. Esposi, forse maldestramente, solo la mia personale visione dell’ aldilà, originata da una non religione e la supplicai di trovare un modo personale per "parlare" con la defunta. Rubando a Foscolo il senso de "I sepolcri", la invitai ad abbandonarsi a qualunque culto la facesse stare meglio poiché ritengo che di fronte alla perdita di un proprio caro qualunque mezzo è lecito per trovare sollievo a quella mancanza.

Non seppi mai che la sorella venne cremata fino alla scorsa settimana quando, vedendo Liliana entrare in casa mia in lacrime, ci arrivai in pochi secondi. Provai dolore, certo, ma anche tanta vergogna. Provo spesso vergogna per la mia città, ma fino ad oggi la vergogna si era limitata alle strade rotte, al numero di furti che avvengono quotidianamente nel biellese, all’immondizia abbandonata in superstrada, alla funicolare che fa prigionieri, alla scortesia degli uffici pubblici.

Ma con questo episodio siamo andati oltre. I famigliari vittime di questo inqualificabile atto hanno scritto fiumi di lettere toccanti e dotate di una grazia che la vicenda non merita. Io non voglio aggiungermi al coro poiché non sono direttamente una parte lesa, ma voglio dare voce alla richiesta pratica di Liliana. "Il Codacons ci offre assistenza psicologica che io rifiuterò poiché nessuno allevierà il mio dolore, il nostro dolore di famiglia che si chiede dove siano davvero i resti di nostra sorella" mi dice singhiozzando "ma, essendo noi numerosi fratelli e sorelle, vorrei una targa, una croce, un punto nel cimitero di Biella, un posto sul quale poggiare fiori su una foto. Questo vorrei per la mia famiglia e per tutte le famiglie che ne faranno richiesta". Trovo la richiesta di Liliana meritevole di attenzione e prego le istituzioni di valutare questa strada compatibilmente con la disponibilità di spazi presso il cimitero. Nulla comunque farà dimenticare questa vicenda ne’ i nomi di chi si è macchiato di questo odioso crimine.

Raffaella Serra

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