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ATTUALITÀ | mercoledì 16 maggio 2018, 07:00

Stallo politico, aumento dell'Iva al 24% è rischio concreto. Ciccioni: "Conseguenze su famiglie e consumi"

Se nel 2018 non verranno trovati 12,4 miliardi, l’aliquota Iva ordinaria passerà nel 2019 dal 22% al 24,2%, mentre quella ridotta dal 10% all’11,5%. Una stangata per le famiglie italiane (e biellesi) che solo il futuro governo (ancora tutto da decidere) potrà fermare. Se il prossimo esecutivo non riuscisse a http://www.repubblica.it/economia/2018/05/08/news/def_audizione_padoan-195829242/sterilizzare l'aumento, infatti, nel corso del 2019 ogni famiglia italiana subirà un incremento medio di imposta pari a 242 euro. Secondo quanto riporta l'Ufficio studi della Cgia di Mestre il rincaro sarà pari a 284 euro per le famiglie del Nord: l'Italia avrebbe così il poco invidiabile primato dell'Iva ordinaria più alta dei paesi della zona Euro (aumentata nove volte dalla sua introduzione, nel 1973).

"EVITARE L'AUMENTO È LA PRIORITA'" - “Evitare l’aumento dell’Iva costituisce forse la priorità più contingente per il Paese, in un periodo purtroppo di incertezza sul fronte della politica nazionale - afferma Alessandro Ciccioni, presidente della Camera di Commercio di Biella e Vercelli - se la natura dell’imposta finisce per gravare come costo solo sul consumatore finale, con le immaginabili conseguenze, specialmente per i nuclei familiari più numerosi e per quelli meno abbienti, l’inevitabile effetto di una contrazione dei consumi sarà un concreto pericolo recessivo per la nostra economia".

Il lungo periodo di crisi economica ha avuto come costante la contrazione della domanda interna: "Stime recenti ricordano come il 60% del Pil (Prodotto interno lordo) sia riconducibile ai consumi delle famiglie. Questo mercato interno è il naturale riferimento per la stragrande maggioranza delle piccole e medie imprese che caratterizzano il tessuto produttivo nazionale e locale. Personalmente sono anche preoccupato per l’incertezza della situazione internazionale con la politica americana, non solo commerciale, molto aggressiva, con il rischio ritorsioni degli altri colossi della scena economica mondiale, che potrebbero comportare seri problemi anche per quelle aziende che grazie all’export erano riuscite a compensare la crisi della domanda nazionale”.

LE SPESE MAGGIORI - Analizzando i dati sui consumi delle famiglie, rilevati nei comuni capoluogo dalla mensile indagine Istat, si nota come già a febbraio e marzo si sia registrata una sostanziale diminuzione, con una contrazione della spesa sui generi alimentari: “Dopo le spese per l’abitazione, sono i consumi alimentari la componente più importante della spesa delle famiglie italiane, con le spese per i trasporti al terzo posto - sottolinea Ciccioni - questo lascia già intravedere quali saranno i settori dell’economia più esposti al rischio del calo della domanda interna, non dimenticando come l’aumento dell’Iva possa ulteriormente alimentare il fenomeno dell’economia sommersa”.

Se dal 2019 i consumatori saranno sottoposti all’aliquota Iva ordinaria più alta in Ue, tra beni e servizi colpiti dall’aumento dell’Iva ridotta ci saranno carne, pesce e altri generi alimentari, energia elettrica e gas metano per uso domestico, ristrutturazioni edilizie. Tra i prodotti invece che vedranno salire l’Iva al 24,2% ci saranno vino, abbigliamento, calzature, elettrodomestici, mobili per fare qualche esempio.

l.l.

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