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ATTUALITÀ | 19 aprile 2018, 07:30

L'opinione di: Pietro Brovarone, "Libertà di pensiero e censura"

L'opinione di: Pietro Brovarone, "Libertà di pensiero e censura"

Accade a Roma che una associazione pro-life, ovvero una associazione che si propone di difendere la vita fin dal concepimento portando le mamme a riflettere sul dono che hanno in grembo, promuova una campagna “pubblicitaria” facendo affiggere un grosso poster che raffigura un bimbo all’undicesima settimana di vita intrauterina. Il cartellone ricorda a chi lo guarda che tutti noi siamo stati così: siamo passati da quella fase dello sviluppo, ricorda che tutti gli organi erano già presenti, il cuore batteva già dalla terza settimana e ci succhiavamo il pollice. Il cartellone, poi, afferma una massima di realtà assai banale, ovvero se tu puoi guardare il manifesto lo devi a tua madre che non ti ha abortito. Insomma, se vogliamo, niente di più ovvio e banale, niente di più aderente al reale.

Il cartellone rappresenta delle verità oggettive, confermate dalla scienza e dalla logica umana. Ebbene, tutto ciò ha fatto gridare allo scandalo da parte di un certo mondo progressista, figlio del femminismo sessantottino, figlio di quelle orami settantenni che gridavano nelle piazze:  “il corpo è mio e lo gestisco io”. Anche questo era ovvio e prevedibile: costoro hanno gridato all’attentato contro la legge 194/78, “sacrario" del “diritto all’aborto” e alla volontà di “scelta delle donna”, alla cruenza del manifesto.

In realtà, l’unico attentato che si è perpetrato, nel caso di specie, è quello realizzato, pare dalla concessionaria per la pubblicità dal comune di Roma, alla libertà di espressione e di manifestazione del pensiero tutelato dall’art. 21 della Carta Costituzionale, nel momento in cui ha preso la decisione di oscurare il detto manifesto, paventando, una non meglio precisata violazione al regolamento comunale. L’articolo 21 della Carta costituzionale recita, nella sua prima parte: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione…”.

Nel caso di specie il manifesto, nella parte principale più che una manifestazione di pensiero che sottende una proposta di valori, è una esposizione di fatti oggettivi riconosciuti dalla scienza medica e noti a qualunque studente di scuola media che studi scienze, la seconda affermazione è, invece, una ovvia deduzione logica che segue un banale ragionamento causa - effetto. Ciò detto, però, appare lampante come l’aver coperto il manifesto costituisca una sorta di censura contro banali dati di realtà, quasi che questi dati fossero offensivi di una non meglio precisata libertà di scelta.

Certo, il manifesto porta chiunque lo veda a riflettere sul fatto che colui che si sviluppa nel grembo di una donna è un bimbo ed un membro della comunità umana, porta a riflettere sul fatto che l’aborto è una azione che elimina per sempre quel bimbo dalla comunità umana, ma quel manifesto non esprime giudizi di valore, non criminalizza la scelta di sopprimere il “feto”, non mette in discussione la legalità della legge 194/78, non ha nulla di cruento o crudele, cruento e crudo sarebbe stato  invece pubblicare gli esiti oggettivi dell’attività abortiva che viene praticata negli ospedali pubblici, con lo smembramento di quel corpicino.

Aver paura di una immagine ecografica del frutto dell’amore umano è sintomo di debolezza del fronte che 40 anni fa ha vinto la battaglia sulla c.d. libertà di scelta della donna, è la dimostrazione provata che è sempre difficile guardare in faccia alla realtà chiamando i fatti con il loro nome, al di là di ogni valutazione morale.

Accade a Ponderano che il sindaco Elena Chiorino, a proprie spese e a titolo personale, ripropone su un libero spazio “pubblicitario” quella esposizione di fatti oggettivi e quella digressione logica che non ha nulla di ideologico, ma rappresenta un dato di realtà, ovvero se siamo al mondo lo dobbiamo a nostra madre che ci ha concesso di vedere la luce.

La libertà di affermare dati di realtà è stata ristabilita, può piacere o non piacere, ma quel cartellone è neutro, ma non si può impedire a chi lo guarda di riflettere. Ognuno, poi, è libero di agire come ritiene, nel rispetto delle regole vigenti.

Pietro Brovarone

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