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L'opinione di... | martedì 13 marzo 2018, 08:30

L’opinione di: Michelangelo Pistoletto, “I giovani devono creare il nuovo mondo. E nel Biellese si faccia rete”

Le elezioni politiche del 4 marzo scorso non mi hanno sorpreso più di tanto. Osservando la realtà, si assiste ad una situazione di insoddisfazione generale. La popolazione si reca a votare sperando che qualcosa di nuovo possa portare a nuove soluzioni. Viviamo in un limbo di sfiducia generale e speranza continua dettata dal vuoto politico che si è formato in tutti questi anni. Personalmente credo che il sistema politico che noi conosciamo sia da rivedere completamente. Il sistema partitico, basato sulle ideologie, può dare l’impressione che ci sia una convergenza di interessi, idee, proposte con le richieste della cittadinanza. Una speranza di intesa e coesione. Purtroppo il rapporto di fiducia che esisteva tra l’eletto e il comune cittadino si è spezzato inesorabilmente: facendo carriera, la classe politica si è avvicinata sempre più verso il vertice distaccandosi enormemente dalla esigenze pratiche delle persone comuni.  

Persiste, infatti, un senso di vuoto lasciato dalle ideologie. Certo, in questi anni, sono state realizzate leggi e iniziative di varia natura ma pochissime erano aderenti alle necessità pratiche della società civile. Si è scelto di delegare a qualcuno affinché i problemi della realtà fossero risolti. La politica deve tornare ad avere una visione per accompagnare la società, e con lei il mondo, in un nuovo tipo di realtà. Deve avvenire una profonda trasformazione: per molto tempo si è creduto, infatti, che la democrazia potesse dar potere a tutti ma così non è. Il popolo, per definizione, è formato da diverse componenti, con le sue specificità e unicità.

Quindi, quale tipo di società vogliamo? Sicuramente una società che eserciti la demopraxia, ovvero la partecipazione pratica delle persone. Per partecipazione pratica intendo che le persone siano attivate tra loro attraverso le pratiche quotidiane che già compiono (mestieri, associazioni esistenti, settori vari, iniziative culturali).  Fare rete con un metodo comune con le varie realtà del territorio. Ed è questo ciò che stiamo realizzando a Cittadellarte: connettere e mettere intorno ad un tavolo comune esigenze, associazioni, rappresentanti dei vari settori e molti altri attori per affrontare i bisogni veri delle persone. Lavorare sul pratico riunendo le varie realtà e facendo rete con i soggetti del territorio. Risolvere creativamente le grandi sfide dell’umanità partendo dal locale e dal quotidiano.

Il Biellese, come altre aree dell’Italia, sta uscendo faticosamente da una grande crisi economica determinata dal liberismo imperante e dalla concorrenza straniera spietata. Per uscirne occorre raggiungere la massima autonomia possibile a livello locale. Un concetto concretamente rappresentato dal progetto Let Eat Bi: aggregare, promuovere e organizzare le risorse e le attività (saperi, azioni, progettualità), operanti sul territorio biellese. Denominatore comune: la cura della terra e del paesaggio sociale e naturale. Risorse volte a favorire un meccanismo virtuoso di solidarietà e di inclusione sociale. In pratica, recuperare ciò che si riteneva superato e anacronistico.  

In tutto questo è fondamentale il ruolo ricoperto dalle giovani generazioni. I giovani devono osservare e capire ciò che accade nel mondo. Chi oggi ignora i grandi mutamenti sociali, economici, storici del mondo rischia di rimanere isolato e privo degli strumenti necessari per comprendere la realtà che ci circonda. Per questo occorre studiare, lasciare momentaneamente il proprio paese ed entrare in contatto con diversi punti di vista per ritornare, un giorno, a casa e risolvere i problemi del nostra paese con animo mutato e consapevole. Risolvere il quotidiano con la conoscenza del grande. Il mio giudizio non può che essere positivo verso le nuove generazioni: sebbene operino in una realtà priva di certezze i giovani sanno affrontare le nuove sfide del domani. Per farlo occorre dimostrare iniziativa, creatività e autonomia. Qualità che permetteranno loro di creare il nuovo mondo. Ma per farlo la società deve fare in modo che i giovani possano esprimere tutte le loro capacità. Posseggono, infatti, tutti gli strumenti per realizzare qualcosa di straordinario, in unione con gli altri.  

Anche l’arte deve tornare a rivestire un ruolo dinamico e condiviso, specialmente in questo preciso periodo storico. È  un valore fondamentale. Un’azione propulsiva, che permette all’artista di non racchiudersi più in se stesso ma di operare in condivisione con l’altro realizzando l’opera d’arte, rappresentata dalla società. La creazione diventa elemento attivo tra le persone ma per fare questo va risaldato il rapporto di fiducia tra gli esseri umani. Simbolo di tutto questo il Terzo Paradiso: l’idea di un equilibrio tra elementi diversi (o in conflitto) che combinandosi tra loro creano qualcosa di inaspettato. Il cammino per il cambiamento è appena agli inizi ma è indubbio che dovrà procedere. Lentamente ma in maniera continua.

Michelangelo Pistoletto

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