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ATTUALITÀ | martedì 13 marzo 2018, 07:10

"Barriere sul ponte? No, investiamo soldi in supporto psicologico, diamo segnale forte"

Riceviamo e pubblichiamo

"Da tempo si discute sulla necessità di installare barriere anti suicidio sul ponte di Chiavazza, progetto che peraltro sembra costare cifre davvero importanti. In tutta sincerità non penso a questa soluzione come alla panacea del male di vivere, anzi, ritengo che l'installazione di queste barriere sia davvero inutile. Non stiamo parlando dello sventurato che cade dopo essersi sporto troppo da una altura per ammirare il panorama, per cui un parapetto più alto sarebbe stato la sua salvezza; stiamo parlando di persone ormai soffocate dai propri pensieri, di gente lasciata sola che non ha più l'energia di combattere, che chissà quante volte ha gridato aiuto forse con il proprio silenzio, ma la cui disperazione non è stata sentita, figuriamoci ascoltata.

Capiamoci: il tarlo del suicidio non viene così all'improvviso mentre si attraversa un ponte. Un gesto tanto estremo è frutto di un malessere interiore maturato da tempo non certo dalla riflessione degli ultimi cinque minuti in cui si sta passeggiando su un ponte che non presenta barriere anti suicidio. Se domani una persona uscirà di casa con l'idea di compiere il folle gesto, probabilmente non passerà dal ponte dove hanno installato le barriere ma penserà ad un altro posto, che sia un ponte o che sia un treno; e se per caso si troverà a passare proprio da quel ponte e vorrà buttarsi, non saranno le barriere a far cambiare idea, non saranno i pochi secondi in più che risolveranno i problemi diventati così pesanti da portarla a voler compiere un gesto tanto estremo!

Cari lettori, temo che le persone si uccidano proprio per via delle barriere che il destino ha voluto mettere tra loro e la serenità che non sono riusciti a trovare e noi pensiamo di poterli aiutare costruendo altre barriere? Forse sarebbe forse meglio investire quei soldi in supporto psicologico, centri di ascolto, personale preparato e dedito ad aiutare chi non riesce più a vedere una via d'uscita; forse potremmo destinarne una parte in comunicazione per far sapere alla gente che c'è qualcuno disposto ad ascoltare. Ritengo che dovremmo, se davvero vogliamo aiutare le persone, dare un segnale forte, dare loro una speranza, far capire che c'è una via d'uscita e che non è ancora tutto perduto. Ecco il mio quesito: salva di più una barriera o salva di più una mano amica pronta ad afferrarti mentre stai cadendo?".

Leonardo Buffa

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