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ATTUALITÀ | giovedì 01 febbraio 2018, 07:00

“Tornata a Biella per condividere ciò che di bello ho conosciuto all’estero. I giovani? Devono riprendere in mano la propria vita”

A parlare la 26enne Viola Mini che a Newsbiella ha raccontato la sua storia, contrassegnata da viaggi (Europa, Nepal e Australia) e esperienze di vita che l’hanno cambiata profondamente. “Mi domando spesso perché non possiamo compiere tutte queste cose in Italia. Perché non condividere ciò che funziona anche nel nostro paese. L’Italia rimane sempre la mia casa, ne sono molto legata e voglio renderla un posto migliore. Ma purtroppo la realtà di oggi collide con le parole che si leggono sui giornali o si ascoltano in televisione: i giovani se ne vanno perché sanno che all’estero il merito è premiato e valorizzato. Qui è molto più complicato esprimere il proprio valore e questo determina uno scollamento tra le nuove generazioni e il mondo delle istituzioni”.

“Tornata a Biella per condividere ciò che di bello ho conosciuto all’estero. I giovani? Devono riprendere in mano la propria vita”

“Sono ritornata a Biella perché volevo condividere con gli altri ciò che di bello, positivo e concreto ho conosciuto in luoghi molto distanti dal nostro paese. Come la maggior parte dei giovani non ho mai creduto in questo sistema politico e non è stata una decisione facile lasciare l’Australia. Ma è giunto il tempo che le nuove generazioni tornino ad interessarsi del bene della comunità, di mettersi in gioco e di riprendere in mano la propria vita”.

Come molti suoi coetanei, anche la giovane Viola Mini era rimasta delusa e amareggiata dalle azioni e dalle promesse non mantenute della classe politica degli ultimi anni. Basti pensare che mai aveva preso parte a qualche elezione, nazionale o locale (ad eccezion fatta degli ultimi referendum popolari). Ma nonostante questo ha deciso ugualmente di tornare in Italia, e a Biella, e di rimettersi in gioco impegnandosi attivamente in una forza politica come Potere al Popolo, presente alle elezioni del prossimo 4 marzo. Una decisione maturata dopo anni di viaggi e profonde esperienze di vita.
Classe ’92, nata a Pollone ma cresciuta a Cossato, la giovane Viola Mini proviene da una famiglia dove l’impegno civile e il confronto politico sono i principali pilastri della sua infanzia: a ciò si aggiungono lo studio costante e i libri che l’hanno sempre accompagnata nei cinque anni trascorsi al Liceo Tecnologico, insieme alla curiosità e al desiderio di confrontarsi con altre realtà distanti dal Biellese.

Da qui il desiderio di viaggiare all’estero per riscoprire anche lati nascosti del proprio io. “Dopo il liceo ho deciso di prendermi un anno sabbatico e di viaggiare in Europa e fuori dall’Europa – spiega Viola Mini – Confrontandomi con persone e contesti diversi, ho allargato il mio orizzonte e molte cose sono cambiate dentro di me. Ho cercato di visitare gli Stati Uniti ma per diverse ragioni sono stata respinta alla frontiera perché credevano che fossi in cerca di lavoro. Fu in quel momento che rivolsi il mio sguardo verso Oriente”.
La scelta ricadde sul Nepal, un paese distante per storia e tradizione dal mondo occidentale. Un luogo “che ha saputo cambiarmi profondamente. Meraviglioso e allo stesso tempo pieno di contraddizioni. Un paese in via di sviluppo dove il consumismo occidentale tende a soffocare le tradizioni e gli usi locali. Immensi cartelloni pubblicitari che si confondono con la miseria e la mancanza di elettricità. Una situazione che muta se ci si allontana dalle grandi città e si penetra nel tessuto sociale di quel paese. Il Nepal mi ha lasciato un senso di umanità diverso, in quanto la vita può essere estremamente semplice, specialmente nelle relazioni umane. Ho capito che il mondo è composto da centinaia e centinaia di stili di vita distanti tra loro. Nessuno di questi è giusto o sbagliato ma esistono. È un aspetto che rivoluziona molto il pensiero di una persona”.

Dopo il Nepal, il ritorno a casa, l’università e i primi contrasti con una realtà ristretta di vedute. “Quando una persona fa ritorno a casa dove aver vissuto sulla propria pelle esperienze tra loro diverse o osservato il mondo da una differente prospettiva, ti aspetti qualcosa di più dal tuo paese. Purtroppo la mia esperienza universitaria è stata negativa: mai una volta un confronto o una discussione sui temi attuali; ciò che importava erano solo crediti, tasse da pagare, scadenze da rispettare”.  Una delusione che di giorno in giorno non smetteva di crescere,  almeno fino alla drastica decisione di lasciare tutto e di ricominciare lontano da Torino e Biella. “Abbandonare tutto ciò che conosci farebbe tremare chiunque. Però è estremamente utile perché ti permette di conoscere i tuoi limiti e le potenzialità che possiedi, al di fuori di certezze prestabilite. Ho scelto l’Australia perché è un luogo meraviglioso, variegato e ricco di sfaccettature: qui mi sono messa alla prova e ho svolto svariati lavori, dalla raccolta delle mele alla ristorazione e molte altre mansioni. In più ho studiato la cultura e le tecnologie ecosostenibili confrontandomi con tutte quelle persone che incontravo ogni giorno”.

Ma lo sguardo, l’attenzione era sempre rivolta a quell’Italia che si era lasciata alle spalle e a quei coetanei costretti ad arrangiarsi nei modi più disparati. “I giovani in Australia sono una risorsa preziosa per il loro paese: là ho visto molti giovani, anche italiani, creare cose meravigliose. Mi domando spesso perché non possiamo compiere tutte queste cose in Italia. Perché non condividere ciò che funziona anche nel nostro paese. L’Italia rimane sempre la mia casa, ne sono molto legata e voglio renderla un posto migliore. Ma purtroppo la realtà di oggi collide con le parole che si leggono sui giornali o si ascoltano in televisione: i giovani se ne vanno perché sanno che all’estero il merito è premiato e valorizzato. Qui è molto più complicato esprimere il proprio valore e questo determina uno scollamento tra le nuove generazioni e il mondo delle istituzioni. Come la maggior parte delle nuove generazioni, non abbiamo mai creduto in questo modo di far politica e di gestire la società e per questo io e molti altri ci siamo allontanati da questo luogo”.

Come possono i giovani tornare ad interessarsi di politica e del vivere quotidiano? “Siamo diventati tutti molto individualisti e abituati a pensare ai nostri problemi prima dei bisogni della collettività. Secondo me occorre tornare a preoccuparsi del proprio paese e della propria comunità. Ho fatto mio questo pensiero che ho imparato all’estero: agisci localmente ma pensa globalmente. Solo così le mie azioni quotidiane potranno cambiare effettivamente le cose. Personalmente ho riscoperto l’impegno civile e politico, grazie ai ragazzi di Potere al Popolo, con l’intenzione di portare un cambiamento dentro il mio paese”.

Elezioni che a quanto pare vedranno molti giovani rifuggire le cabine elettorali per indecisione, sfiducia e non appartenenza ai partiti politici di oggi. “Una disillusione imperante che io conosco bene – conferma Viola Mini – ma il voto non è l’unico strumento di azione politica. Ciò che vorrei è che tornasse il dialogo e il confronto tra le persone e i più giovani. Sedersi intorno ad un tavolo, parlare dei veri problemi e cercare assieme le soluzioni. In secondo luogo, dobbiamo smettere di avere paura e riscoprire l’impegno civico, sociale e quotidiano. Noi oggi pensiamo che il voto sia l'unico modo per esprimere il nostro impegno politico. Questo è solo l'ultimo atto. Se si vuole scegliere in quale società vivere e sapere quali persone ne fanno parte occorre conoscerle e ricominciare ad assumerci qualche responsabilità. Bisogna tornare ad agire per il bene della nostra comunità”.

g. c.

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