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COSTUME E SOCIETÀ | sabato 20 gennaio 2018, 07:10

Progetto panchine rosse, la prima torna "a casa" con un nuovo significato

La prima panchina rossa-blu del progetto ‘Panchine rosse: stop alla violenza’ è tornata al suo posto. Inaugurata lo scorso 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza di genere, la struttura realizzata dall’artista Gigi Piana era stata smontata a causa della messa in sicurezza e di ulteriori sviluppi dell’opera che l’artista biellese voleva realizzare ed è stata rimontata il 18 gennaio nella sua forma definitiva.

Il progetto, che nasce dalla collaborazione di Città di Biella, delle associazioni Women@Work Italia, VocidiDONNE e Non sei sola, della Casa Circondariale di Biella e dell’Istituto Liceo Artistico di Biella, prevede la realizzazione di una prima serie di sei panchine dedicate al tema della violenza di genere. La prima, ubicata ai giardini Zumaglini, è denominata  “respect”.  

Per spiegare al meglio l’iniziativa, alla domanda ‘Cosa vuol dire fare arte contemporanea oggi?’ Gigi Piana risponde: “Parto dal presupposto che la panchina “respect” non è un’opera da esporre a una mostra bensì di un'istallazione site-specific, un lavoro che non andrà a far parte dell'arredo di un privato ma un oggetto che rimarrà allestito in modo permanente in città: questo è stato il mio primo pensiero. Successivamente mi sono confrontato con amici psicologi ed antropologi, come faccio di consueto. La mia idea era quella di rendere riconciliabili due elementi che normalmente creano divisione, l'essere uomo e donna, rappresentati in questo lavoro emblematicamente dal rosso e dal blu.

Nei miei lavori legati al ‘genere’, maschile e femminile si mescolano all'interno di ognuno di noi e convivono in modo equilibrato. Seguendo questo ragionamento, gli assi che compongono la panchina sono stati divisi al centro, è stato creato un tassello (pezzo di puzzle), in materiale trasparente (plexiglas) che contiene la scritta “respect”, che rappresenta il trait d’union tra la parte rossa e la parte blu. Per quanto mi riguardava bastava a contenere il significato, mantenendo un livello estetico a me vicino, e così l'ho montata, grazie all'aiuto prezioso della mia assistente Luisella Campesan e del falegname Davide Cominetto che tanto hanno fatto e donato in termini economici e di tempo per la realizzazione.

Una volta allestita la panchina, lo scorso novembre, privatamente e principalmente sui social è nata una corposa dialettica in relazione al lavoro, a volte con toni molto polemici: è stato interessante vedere la reazione delle persone all'opera e all'argomento. Mi interessa molto il parere degli altri e, trattandosi come già accennato di un'opera site-specific, in realtà i biellesi sono i proprietari di quel lavoro dunque i miei veri committenti. Scartando le polemiche pretestuose, ho voluto invece tener presente il parere di chi entrava nel merito con interesse e così ho deciso di accogliere alcuni consigli e di farli miei. In particolare ho ragionato sulla percezione avuta da qualcuno della ‘distanza’ che creava il rosso e il blu, altri hanno sollevato il dubbio che sedendosi nella parte blu o rossa si decidesse già un'appartenenza, che per me era ingiustificata per l'assunto di partenza, ma alla fine il messaggio non era chiaro a molti e quindi ho preferito invertire l'alternanza dei colori: in un asse c'è prima il rosso e poi il blu, nella seconda l'inverso e così via. Chi si siederà, per forza sarà appoggiato sia sul rosso che sul blu.

Un altro cambiamento è nato dal dialogo con un amico antropologo che si è concentrato sulla scritta ‘respect’. Rispetto, certo, ma quale rispetto? E poi ancora rispetto in quale contesto? Da questo dubbio ho sviluppato un ulteriore pensiero che mi ha portato a non dare per scontato che il rispetto venga compreso o ancor peggio dettato da un obbligo e quindi ho apportato il secondo cambiamento, quello di aggiungere un punto interrogativo alla fine: non rispetto con un punto, non rispetto con un punto esclamativo, perché ognuno di noi deve domandarsi “come rispetto?”. Questo è stato per me interessante e questa per me è la modalità giusta di intervenire in un luogo pubblico”.

L’assessore Francesca Salivotti dichiara a tal proposito: “sono estremamente contenta di questo progetto e di come si sta sviluppando. La panchina di Gigi Piana ha provocato grandi discussioni ed era proprio questo il nostro obiettivo: mantenere alta l’attenzione sul tema. Ringrazio l’artista per la sua sensibilità e per essere stato anche in grado, attraverso l’ascolto, di far compiere alla propria opera un’evoluzione portandola in questa sua forma definitiva, che trovo particolarmente gradevole e ricca di significati. In primavera verranno allestite altre panchine: i ragazzi del Liceo Artistico di Biella stanno già lavorando sui bozzetti per le realizzazioni. Nel corso del 2018, sicuramente il progetto si amplierà con la collaborazione di altri protagonisti cittadini e in più punti della città ci saranno queste panchine che, oltre ad essere belle e accoglienti, avranno anche il compito di tenere sempre alta l’attenzione al tema e nel contempo fornire utili informazioni a chi è in stato di necessità”.

bi.me.

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