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COSTUME E SOCIETÀ | giovedì 07 dicembre 2017, 07:00

Presepe di Marchetto, la piccola borgata di Mosso che rende "gigante" la valle

Una tradizione secolare che nasce nel 1980 nella borgata di Marchetto e che, dal 2012, trova spazio nel cuore antico di Mosso. Un presepe preparato e curato in ogni minimo dettaglio tra le case ristrutturate che fanno da cornice a un centinaio di personaggi a grandezza naturale che si integrano con la vita reale del paese. Un vero e proprio museo etnografico che si rinnova ogni anno, fatto di tante scene, arnesi e oggetti, strumenti e angoli caratteristici. Venerdì 8 dicembre, alle ore 16, è prevista l'apertura dell'edizione 2017 con la partecipazione del coro di Valdengo. Il presepe sarà poi aperto sino al 7 gennaio. Domenica 24 si terrà la fiaccolata e il tradizionale Falò alle 21.30. Il 6 arriverà la Befana.

LA STORIA - Il presepe fu ideato da un gruppo di ragazzi della borgata Marchetto che portava avanti la secolare tradizione del Grande Falò. A spingerli fu la fantasia di Franco Grosso, allora poco più che trentenne, che muoveva i suoi primi passi nel campo della grafica e della comunicazione. Ma determinante fu la manualità creativa di Ugo Grosso che guidava i volontari con una grandissima passione e determinazione. I primi presepi a partire dal 1980 avevano figure tradizionali disposte in un prato intorno alla capanna con la sacra famiglia. Dopo alcuni anni di pausa, si rinnovò la tradizione e l'allestimento fu ospitato nel giardino della Chiesetta di Marchetto e nelle stalle, cortiletti e androni nel cuore della borgata. Nel 2012 lo spostamento nel capoluogo che ha dato la possibilità di raggiungerlo anche con autobus e di offrire adeguati servizi. 

LA PREPARAZIONE - La struttura che sostiene la figura è un riutilizzo industriale: si tratta dei listelli di legno che sostenevano i licci nei vecchi telai, funzionanti nella borgata negli anni Sessanta. Lo scheletro così ricavato viene imbottito con paglia e altro materiale per dare volume al corpo, poi rivestito con abiti dismessi e recuperati. Le teste sono vere e proprie sculture, modellate in carta e gesso dall’estro artistico di Angela Garbaccio. Un gruppo di persone di particolare esperienza sotto la direzione di Luciana Furlan si occupa della preparazione finale, disponendo le figure negli angoli più caratteristici del centro storico di Mosso, nei porticati, nei balconi e all’interno di locali a disposizione che si affacciano sul percorso. In questa fase è necessaria una particolare sensibilità, per dare vivacità alle scene e creare quell’effetto “vivente”. Completano l’allestimento gli effetti di luce, i grandi pannelli fotografici, il contesto urbano esistente e di particolare pregio storico, gli scorci del paesaggio. 

I VOLONTARI COINVOLTI - Dal mese di settembre si occupano della realizzazione sei persone più alcuni collaboratori che, in base agli impegni di lavoro, offrono il proprio contributo. L'obiettivo di ogni anno è arricchire il presepe partendo dalla struttura esistente: nel 2017 ci sarà il cambiamento della scena principale, ci saranno personaggi che parteciperanno ad un ballo in piazza mentre altri seguiranno il teatro dei burattini o saranno in vena di acquistare dolciumi e giocattoli. In tutto 150 tra personaggi e animali. L'età media dei volontari che allestiscono il Presepe è di 65 anni: un gruppo di amici coinvolti in altre realtà del terzo settore. L'augurio è che vi sia un ricambio generazionale per continuare a far sì che il presepe gigante sia "unico" nel suo genere. 

"ORE DEDICATE AL TERRITORIO" - "Da un piccolo gruppo di volontari è nato qualcosa di grande - spiega il sindaco di Mosso, Carlo Grosso, a Newsbiella - per fare in modo che la tradizione continui abbiamo avuto l'intuizione di portarlo nel centro storico per non perdere tutto. Ore dedicate al territorio e il paese partecipa in modo attivo con la valorizzazione dell'evento clou. Le presenze? L'anno scorso circa ottomila, in costante aumento con il passare degli anni".

"IL PRESEPE RESTA UN VALORE IMPORTANTE DEL NATALE" A ricordarlo Luisella Aimone, assessore del comune di Mosso: "Vedo arrivare tanti nonni con i nipoti perché a stupire sono i nonni che vedono così il loro mondo e i bimbi che cercano di capire il mondo dei nonni".

l.l.

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