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ATTUALITÀ | martedì 05 dicembre 2017, 07:00

Convegno sul Cyberbullismo a Città Studi. “Le parole fanno più male delle botte” FOTOGALLERY e VIDEO

Nell’Auditorium di Città Studi a Biella, si è svolto Cyberbullismo. I minori e i rischi della Rete, convegno di stretta attualità alla presenza di insegnati, studenti, dirigenti, personalità istituzionali, forze dell’ordine. Relatori dell’incontro le senatrici Nicoletta Favero e Elena Ferrara (prima firmataria della legge 71 contro il cyberbullismo), il Dirigente della Polizia Postale di Torino Fabiola Silvestri e Paolo Picchio, padre di Carolina, studentessa 14enne novarese suicida nel 2013, vittima di continui atti di cyberbullismo.

Foto di Giuliano Fighera

“Le parole fanno più male delle botte”. Queste le parole scritte in una lettera da Carolina, giovane ragazza di 14 anni di Novara, poco prima di togliersi la vita nel gennaio del 2013, a seguito di una serie continua di atti di cyberbullismo. A leggerne il contenuto di fronte ad una platea gremita di insegnati, studenti, dirigenti, personalità istituzionali, forze dell’ordine, il padre di Carolina, Paolo Picchio, nel corso del convegno svoltosi a Città Studi ieri pomeriggio, lunedì 4 novembre, dal titolo Cyberbullismo. I minori e i rischi della Rete.

Al centro del dibattito, appunto, il cyberbullismo – fenomeno pervasivo che, secondo diverse indagini nazionali, colpisce il 12 per cento dei ragazzi con forme di pressione, ricatto,denigrazione, diffamazione che possono causare gravi effetti ai ragazzi coinvolti – il contenuto e i punti salienti della legge 71, entrata in vigore nel giugno scorso e concernente le disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto al cyberbullismo. Ai saluti istituzionali del sindaco di Biella Marco Cavicchioli, del prefetto Annunziata Gallo e del questore Alfredo Parisi sono seguite le parole della prima firmataria della legge, la senatrice Elena Ferrara, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Cultura e Istruzione e insegnante di musica di Carolina.


 “Quando io e Paolo Picchio abbiamo cominciato insieme questo percorso sfociato infine nella legge 71 – spiega la senatrice  Ferrara – il cyberbullismo era un argomento ancora tutto da scoprire nel 2013. Solo dopo quel tragico evento, l’opinione pubblica cominciò a porre la propria attenzione verso questo tema. A Carolina va la memoria e il nostro ricordo quotidiano. Questa legge nasce perché volevamo dare una risposta concreta a questo fenomeno ma soprattutto porre questo tema al centro del dibattito pubblico. Da tempo sostengo che i ragazzi di oggi saranno i primi genitori digitali di domani. Il web è un mezzo potente: credo che per una rete positiva e sicura per le nuove generazioni occorre fare rete tutti assieme e creare sinergia tra i vari soggetti della società come la famiglia, la scuola e le istituzioni”.

Analizzando i dati e i campioni nazionali portati all’attenzione del pubblico, si evince che circa 4 ragazzi su 10 trascorrono online oltre 6 ore al giorno; il 93% dei minori possiede uno smartphone e l’83% di questi conosce un under 13 con profilo social. Inoltre, nuovi fenomeni sembrano materializzarsi all’orizzonte: ne è un esempio il vamping, l’abitudine a restare svegli la notte a chattare e navigare su Internet. I rischi: insonnia, nervosismo e dipendenza dallo smartphone. Una tendenza che riguarda il 25% dei giovani ed è in forte crescita. Nuovi dati giungono anche dalle vittime di cyber bullismo (il 12%): la metà di questi ha praticato autolesionismo e l’11 per cento ha tentato il suicidio.

Nel corso del suo intervento, il Dirigente della Polizia Postale di Torino Fabiola Silvestri ha esposto anche i principali rischi che un minore può incombere navigando in rete, i segnali di allarme e le modalità di rivelazione del problema e di denuncia. Particolare attenzione hanno riscosso i punti chiavi del testo di legge scritto che adotta nuovi e rodati strumenti di contrasto al cyber bullismo, come ad esempio la rimozione (e il blocco) dei contenuti offensivi e la segnalazione al Garante della privacy per la protezione dei dati personali del minore. Oltre alle vittime, la legge 71 guarda anche ai bulli, con gli strumenti dell’ammonimento dell’educazione continua: il primo aspetto sopraggiunge in assenza di querele o denunce per reati di diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati, commessi online da minorenni di età superiore  ai 14 anni contro altri minorenni. Qui il questore convoca il minore, assieme ad un genitore, per ammonirlo. Un provvedimento studiato volto a educare e responsabilizzare i giovani a fronte di un comportamento penalmente perseguibile. Il secondo punto riguarda l’educazione all’uso consapevole e positivo della rete che assume carattere di continuità curricolare tra i diversi ordini di scuola.

A ciò si aggiungono le figure dei referenti scolastici che collaboreranno con le forze dell’ordine e i servizi territoriali, con risorse certe alla Polizia Postale per la formazione e l’istituzione di un ampio tavolo tecnico interministeriale, che  riunisca più soggetti e  che contrasti il fenomeno nel rispetto delle direttive europee. Anche gli studenti italiani hanno accolto positivamente l’idea di un’educazione alla rete, soprattutto contro i rischi del cyberbullismo: l’83% dei ragazzi vorrebbe, infatti, corsi appositi a scuola sull’uso corretto dei social; il 31% ne sostiene l’utilità mentre 1 su 2 si dichiara possibilista in materia, sottolineandone i benefici.
Presente all’incontro come relatrice, la senatrice Nicoletta Favero auspica che “tutti i soggetti siano responsabili nella tutela del minore. Occorre formazione e maggior radicamento tra le persone. Senza radici, memoria e rispetto dei ruoli non si va da nessuna parte: i giovani hanno bisogno di punti fermi a cui rivolgersi nella società”. 

Struggente, infine, la testimonianza di Paolo Picchio, il padre di Carolina che, nel corso del suo intervento, ha mostrato attraverso una rappresentazione video (con la partecipazione di attori) ciò che accadde in quelle settimane precedenti alla tragedia: una festa dai risvolti drammatici, Carolina che perde conoscenza divenendo, suo malgrado, protagonista di un video divenuto virale in pochi giorni condizionandone l’esistenza fino a quel tragico tuffo nel vuoto.
“Oggi sono qui – confida Paolo Picchio – perché voglio parlare con i giovani. Voglio  raccontare ciò che è accaduto a mia figlia, la mia sola ragione di vita: sono qui perché voglio informare ed evitare che simili tragedie accadano di nuovo. Il web è un  mezzo potente da non prendere sotto gamba: i giovani non comprendono i rischi che può derivarne da un utilizzo errato. I ragazzi devono tornare a parlarsi tra loro vivendo la realtà che sta loro di fronte”.

g. c.

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